Banca Marche, salvataggio a un passo
Il Fondo interbancario verso il controllo

Il Fitd pronto ad immettere il capitale necessario, almeno un miliardo di euro, al superamento dello stato di crisi. L'intenzione è quella di chiudere entro l'anno, prima dell'entrata in vigore del bail-in. Porte aperte a possibili investitori locali anche per salvaguardare la territorialità della banca. Possibile il coinvolgimento di azionisti e la conversione delle obbligazioni subordinate. I tempi adesso sarebbero legati al superamento delle questione tecniche
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Il quartier generale della Banca delle Marche a Jesi

Il quartier generale della Banca delle Marche a Jesi

di Marco Ricci

Questa volta ci siamo. Dovrebbero ormai passare solo pochi giorni, al limite qualche settimana, prima che il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (Fitd) deliberi il piano di salvataggio di Banca Marche, l’istituto commissariato da quasi due anni dal Ministero dell’Economia. E’ questo lo scenario emerso dalla riunione del comitato di gestione del Fondo che si è tenuta ieri a Milano. Dopo un primo incontro informale avvenuto tra alcuni banchieri lunedì scorso, sarebbe chiara la volontà di chiudere al più presto il dossier arrivando al salvataggio dell’istituto marchigiano. Da quanto si apprende da fonti finanziarie, il Fondo Interbancario dovrebbe acquisire il controllo di maggioranza di Banca Marche attraverso la ricapitalizzazione dell’istituto di credito. Il salvataggio, secondo gli auspici e la volontà del Fitd, vedrebbe la sua conclusione entro l’anno in corso, prima dell’entrata in vigore, dal primo gennaio del 2016, del bail-in. Questa soluzione metterebbe al riparo i clienti di Banca Marche da qualsiasi brutta sorpresa, ad eccezione forse degli azionisti e obbligazionisti subordinati.

fondo_interbancario_tutela_depositiL’entità dell’intervento del Fondo Interbancario, che si immagina cospicuo, non sarebbe ancora stato definito con esattezza anche se l’ordine di grandezza dell’operazione oscilla ormai intorno al miliardo di euro, forse qualcosa in più. L’importo risulta superiore a quanto previsto nel precedente piano approvato dal Fondo lo scorso anno, presumibilmente non per un aggravamento dei conti di Banca Marche. Il primo quadro di intervento prevedeva infatti – oltre al ruolo centrale del Credito Fondiario – la cessione di circa 4 miliardi di euro di crediti deteriorati dietro garanzie poste dallo stesso Fondo. Accantonata quest’ultima possibilità per il rischio di incorrere in una procedura di infrazione europea per aiuti di stato, Banca Marche manterrebbe interamente il proprio portafoglio crediti. Da qui, per rispettare i parametri di Vigilanza e il rapporto tra impieghi e patrimonio, la necessità di un aumento di capitale più robusto, magari in attesa di quella bad bank di sistema in grado di agevolare l’alleggerimento dei portafogli deteriorati delle banche italiane. Sul tavolo del Fondo, oltre alla possibile conversione in azioni delle obbligazioni subordinate, anche l’eventuale intervento da parte del territorio marchigiano. Nonostante le Fondazioni oggi azioniste siano di fatto impossibilitate ad una nuova iniezione di denaro nel patrimonio di Banca Marche, sia al Fitd che alla Banca d’Italia è chiara sia la tenuta dell’istituto in questi mesi difficili che la sua importanza nel contesto economico regionale. Dunque , da quanto trapela, non si avrebbe alcun interesse ad escludere le forze locali dal salvataggio, sempre che in regione le forze imprenditoriali siano in grado di mettere in piedi una cordata di nuovi azionisti.

La sede di Banca d'Italia a Roma

La sede di Banca d’Italia a Roma

Se alcune indiscrezioni davano per possibile già ieri una deliberazione del Fondo, la tempistica sarebbe adesso dettata più che dalla volontà dalla complessità delle procedure e dal numero di soggetti istituzionali coinvolti nel piano di salvataggio. Il Fondo dovrà infatti ottenere l’autorizzazione per il suo intervento dalla Banca d’Italia, la quale, a sua volta, girerà il dossier alla Bce il cui via libera con ogni probabilità sarà preventivamente sottoposto al Commissione Europea per via della normativa sugli aiuti di stato. Si immagina quindi che questi siano giorni di contatti febbrili tra le diverse istituzione per arrivare alla quadratura del cerchio. Al momento non sarebbe ancora chiaro neppure se Bankitalia aprirà o meno una vera e propria procedura di risoluzione tra quelle indicate dalle nuove norme sui salvataggi bancari approvate per adesso solo in via preliminare dal Governo o si possa procedere evitando questo tipo di strumenti. Il testo lascia infatti aperte entrambe le strade, fermo restando il possibile intervento sulle azioni e obbligazioni subordinate e l’impossibilità – fino al 2016 – di applicare il bail-in. La nuova normativa, come ci è stato confermato questa mattina dalla commissione finanze della Camera, non è ancora stata trasmessa dal Governo alla commissione il cui via libera – insieme a quello della pari commissione del Senato – è preventivo alla definitiva approvazione da parte del Consiglio dei ministri. Se ne riparlerà almeno tra una decina di giorni, un periodo di stallo che inevitabilmente comporta lo slittamento dei tempi previsti per la delibera del Fondo Interbancario su Banca Marche.

Il presidente della Regione, Luca Ceriscioli

Il presidente della Regione, Luca Ceriscioli

L’intenzione comunque è quella di chiudere entro poche settimane tutta la vicenda, insieme agli altri due dossier attualmente sul tavolo del Fondo, quello relativo alla Cassa di Risparmio di Ferrara e l’altro riguardante Banca Etruria. Per Banca Marche, dopo due anni di commissariamento, si sta comunque giungendo alla fine del percorso, un percorso che, salvo ostacoli dell’ultimo minuto, non dovrebbe riservare altre sorprese. Sul filo di lana è giunto oggi un comunicato della Regione Marche, dopo le sollecitazioni da parte dei sindacati aziendali che hanno incontrato stamattina il governatore Luca Ceriscioli. “Unità di intenti e obiettivi condivisi in un momento delicato per il destino dell’istituto di credito – spiega la nota congiunta – legato in maniera forte anche all’economia del territorio. Continueremo a monitorare la situazione con lo scopo di mantenere intatti i livelli occupazionali, tutelare gli azionisti e, di conseguenza, il sistema economico marchigiano: il rilancio di Banca Marche significa anche rimettere in moto l’economia della nostra regione. Confidiamo in una rapida e positiva conclusione della vicenda. La banca ha tutte le potenzialità per ripartire, sono presenti tutti gli elementi essenziali per un futuro rilancio della banca e del territorio”.

 



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