I cento anni dell’onorevole Nicola Rinaldi
“Negli occhi quella strada
che finiva nel fiume”

USSITA - Per trent'anni sindaco del comune-azienda 'del miracolo economico'. Da borgo poverissimo al terzo più ricco d'Italia. Il primo palaghiaccio d'Europa fu realizzato proprio sui Sibillini, l'intuizione delle centrali elettriche e il felice investimento sugli impianti funivari. Ed ora? “Sono in ansia per i boschi di conifere a Serravalle”. Sabato grande festa in municipio con il figlio, nuovo primo cittadino da maggio
- caricamento letture
L'onorevole Nicola Rinaldi

L’onorevole Nicola Rinaldi

di Maurizio Verdenelli

Cent’anni e non sentirli. “Ogni tanto soltanto qualche dimenticanza, che vuole…” mi fa al telefono l’on. Nicola Rinaldi, un pezzo di storia maceratese. Che festeggia sabato prossimo (ore 11) un secolo di vita, nella sala consiliare di Ussita. “Di cento, ho chiari davanti a me novantacinque anni: allora il nostro borgo era diviso da Visso dal più grosso affluente dell’Alto Nera. Il bello, anzi il brutto era che sul torrente Ussita non c’era alcun ponte! Dovevamo guadarlo saltando pietra su pietra, poste l’una dall’alto a distanza di un passo. Il problema nasceva quando la sera del 9 giugno, puntualmente ogni anno, le greggi dovevano salire sugli alti pascoli del monte Bove per la transumanza estiva. Allora gli armentari usavano lunghi bastoni come passerelle sul corso d’acqua. Il più ricco di loro era un tale Piscini, aveva migliaia e migliaia di armenti che portava fino ai pascoli romani. Allora il mercato di riferimento nelle Marche era ad Ascoli Piceno ed Ussita, poche case e solo quella strada bianca interrotta dall’affluente del Nera, era un passaggio obbligato”.

Da allora Ussita e Nicola Rinaldi hanno fatto un lunghissimo viaggio assieme. Un secolo che ha portato il borgo isolato disteso con le sue frazioni sulle pendici del Bove ad essere il terzo d’Italia a spendere di più per i suoi cittadini. Dopo Campione, con il suo Casinò (21.793 euro pro capite), il minuscolo Chamois (93 abitanti in Valdaosta: 10.682), ecco Ussita (10.369) nella categoria tutta d’oro dei Comuni-azienda. Che hanno investito come una qualsiasi impresa virtuosa e non ‘tirano avanti’ tassando gli abitanti e sperando che il rubinetto dei trasferimenti statali non chiuda per sempre. Il miracolo di questo paesino montano ‘ricco’, incastonato nella poverissima montagna maceratese, si deve proprio a lui: Nicola Rinaldi. Come gli ha riconosciuto un suo ex segretario comunale -fino al maggio scorso anch’egli sindaco- il dottor Sergio Morosi intervistato dai giornalisti del ‘Corriere della Sera’ Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, autori dopo ‘La casta’ di un secondo libro cult sugli sprechi italiani (“La Deriva”) riferito ai comuni ‘buoni e cattivi’. Ora Morosi siede sul banco dell’opposizione: alle ultime elezioni dove non poteva più presentarsi come candidato sindaco, la sua lista ha perduto la corsa a tre (un record per 327 iscritti su 426 abitanti) a vantaggio dell’ingegner Marco Rinaldi. Figlio unico di Nicola, 63 anni, ha una grande esperienza acquisita al Nord per quanto riguarda gli impianti funiviari e la loro sicurezza.

Chiedo al padre: “Che consigli darebbe ora a suo figlio?”. Risponde: “Nessuno, per carità. E’ lui che può darne a me, ha una preparazione ancora migliore della mia”.

Già, con l’ingegner Marco succeduto nel tempo al padre laureato in Agraria a Portici (grazie allo ‘zio prete’: felice tradizione di quel tempo) continua la linea manageriale alla guida del comune ‘svizzero’ in questo angolo sperduto delle Marche. Più che un sindaco, a Stella e Rizzo che l’avevano incontrato, Morosi era sembrato un paio d’anni fa l’amministratore delegato di un’azienda. Con un bilancio da ‘leccarsi i baffi’: 6 milioni di euro. Dei quali tre e mezzo dall’energia elettrica, uno tondo tondo dagli impianti sciistici e il resto dalla gestione del gas. In tutto l’86% del bilancio. A puntare sull’energia negli anni 60, l’on. Nicola Rinaldi che primo cittadino è stato per 30 anni. “Più altri 9, quando sindaco lo feci fare a quello che sarebbe diventato mio suocero, il maestro Rosi di Ussita. Io ero impegnato come vice presidente della Provincia. Ripensando a quell’unica strada bianca che finiva sul fiume, il primo impegno fu per le strade. Non solo per armenti, ma pure per uomini, merci e veicoli. In quegli anni realizzai 365 km di strade asfaltate ed altri 120 km che lo sarebbero state di lì a poco. Misi in contatto non solo la montagna, ma pure l’Alto Chienti ed in generale l’intera provincia che usciva dalla guerra e da una situazione primordiale dove dominava la condizione silvo-pastorale”.

nicola_ranaldi (1)Poi realizzò anche il primo palazzetto del Ghiaccio in Italia ed in Europa: si ricorda quando?

“Gli anni non li ricordo, non dimentico certo che fu il primo. Non sulle Alpi o in Val d’Aosta: fu costruito sui Sibillini!  Battemmo pure le stazioni invernali europee. Ad Innsbruck, in Austria, c’era un progetto d’impianto come il nostro, uguale. Poi preferirono fare di quello spazio una grande sala per il ballo… Così siamo stati i primi”.

Poco prima, nel ’63 fu eletto deputato per la Democrazia Cristiana?

“Bella esperienza. Diecimila voti, non venni rieletto per un nonnulla: 300 voti. La cosa ancora mi brucia per una ‘manovra’ alle mie spalle, ascolana, tuttavia non mi brucia come la sconfitta del progetto di una rete viaria direttissima Terni-Visso- Ancona. Votammo a Camerino: eravamo ventidue sindaci dell’area montana pronti a quella grande rivoluzione viaria. Sarebbe stata rovesciata la filosofia di privilegiare altri direttrici….”.

Come finì?

“Qualcuno, sorprendentemente, tradì e di grandi comunicazioni all’interno della nostra provincia non si parlò più: Perugia e il Centritalia ‘videro’ solo Ancona, trascurando Macerata fino ad oggi, mezzo secolo dopo…”.

Lei poteva avere una grande carriera politica, ma è stato sempre contro i ‘padrini’ politici mi sembra…

“Eccome! Ussita è stato sempre il centro del mio cuore. Mio figlio ha vinto le elezioni comunali con una lista chiamata ‘Per Ussita nuova’. Pensare che credevo di non tornare più nelle Marche! Grazie a mio zio sacerdote salesiano, don Augusto Rinaldi (un celebre naturalista cui si deve il museo geomorfologico all’Istituto di Macerata ndr) avevo studiato a San Severo (Fg), a Lecce prima della laurea, a due passi da Napoli. Ero destinato a Bari, poi sono finito in Sicilia, ad Enna e Caltanisetta. Quando sono tornato a casa mia, mi sono appassionato a questo territorio, avendo negli occhi sempre la strada bianca che finiva nel fiume…”.

Già, ma da sindaco fu ‘raggiunto’ da uno dei primi Premi ‘Attila’ da parte del WWF… Lo ricorda?

(sincero) “Veramente no”.

Parliamo d’altro. Delle centrali elettriche che è stato il vero business del comune-azienda, una grande intuizione…tuttavia, cosa farebbe ora che non ha fatto a suo tempo?

“Vero. Se potessi tornare indietro come lei mi chiede, completerei quel grande progetto, visto che le concessioni originariamente erano comunali e lo Stato non c’entrava per nulla. Vuol sapere una cosa? In questa valle, nel 1.300 c’erano gli annessi frazionali, terrieri, non i comuni. Che vennero istituiti poi per una mera questione di prassi allorché le comunità salirono in montagna oltre i 600 metri al riparo dall’epidemia portata dalla zanzara malarica”.

Altro?

“Sì, istituirei una ‘pedonale’ per visitare la cava di calcare rosato, risalente alla terza era glaciale del cretacico stratificato, il cui materiale è servito per la costruzione del santuario di Macereto. Una meraviglia della natura da rendere visibile a tutti”.

L'invito al compleanno dell'onorevole Rinaldi

L’invito al compleanno dell’onorevole Rinaldi

C’è una cosa che le affligge?

“Sì, è un parassita che sta minacciando seriamente due ettari e mezzo del bosco di conifere fatto impiantare a Dignano, nella ‘sua’ Serravalle di Chienti da colui che fu un mio grande amico, il professor Giuseppe Giunchi, il medico di Capi di Stato e pontefici. Seguendo in altrettanti viaggi di Stato, due Presidenti, Giunchi (allora sindaco a Serravalle ndr) raccolse premurosamente alcune ‘puntine’ in boschi di conifere. Che dopo un’adeguata ‘cura’ di esperti botanici a Roma, germinarono sull’altopiano di Colfiorito. Ora però sono crucciato perché quelle piante volute e cresciute con grande amore, sono a rischio”.

Buon compleanno e prima ancora buon natale, onorevole! A proposito il nome di battesimo di suo suocero, sindaco in ‘surrogatio’ in quei primi nove anni quando cominciò la rivoluzione di Ussita?

“Non lo ricordo, al momento…”

Di sua moglie?

(qualche incertezza) “Mi dia tempo…ecco, sì Maddalena, cui devo tanto della mia forza e della passione per questa terra aspra ma bellissima. A proposito, qual è il suo nome”.

Sono quel giornalista che si trovò un giorno,  ormai anni fa. sotto processo insieme con lei per un’intervista al ‘Messaggero’: questioni politiche in seno alla Dc. La querela, poi ritirata, era stata sporta dal sen. Rodolfo Tambroni, ricorda?

“Veramente no, mi dispiace”.

 



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page
-





Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Matteo Zallocco Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X