La bretell(in)a sul Potenza
Storia di proclami, denaro e polemiche
E ora c’è l’incognità del patto di stabilità

APPROFONDIMENTI - Il progetto politico dell'ex presidente Giulio Silenzi è diventato un caso da manuale di mancata programmazione provinciale e di ingente spreco di soldi pubblici. Questa volta, però, forse si arriverà in porto
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Giuseppe Bommarito

Giuseppe Bommarito

di Giuseppe Bommarito

Era ipotizzabile, almeno per chi è superstizioso, che il nuovo raccordo stradale di Villa Potenza, con annesso il ponte delle meraviglie dalle bianche ali, potesse avere una vita molto travagliata. 
Incautamente, infatti, l’allora presidente della Provincia Giulio Silenzi, in quel momento ancora con il petto in fuori per la gloriosa e velocissima ricostruzione del ponte “vecchio” di Villa Potenza (improvvisamente chiuso nel giugno 2005 per un cedimento strutturale e ricostruito in appena tre mesi, con tanto di fuochi di artificio finali), e in cuor suo convinto di una sicura e trionfale riconferma – a torto, come si vedrà appena nove mesi dopo, allorché venne sconfitto al primo turno da Franco Capponi – scelse un venerdì 17 per presentare il progetto della nuova arteria. Era il 17 ottobre 2008, e nel piccolo teatro di Villa Potenza, dove si tenne la presentazione, c’erano gli abitanti della frazione, Giorgio Meschini all’epoca sindaco di Macerata, e diversi consiglieri comunali e provinciali. La nuova arteria avrebbe bypassato l’intasatissimo incrocio di borgo Pertinace e sarebbe poi arditamente proseguita con un tracciato veloce da superstrada sino al mare. Sino ad un nuovo svincolo autostradale, previsto nei pressi dello sbocco della strada Regina, tra Potenza Picena e Porto Recanati.

L'ex presidente della Provincia, Giulio Silenzi

L’ex presidente della Provincia, Giulio Silenzi

In quell’intervento, che oggi senza tema di smentite possiamo definire come una vera e propria recita a soggetto di puro stampo elettorale (non a caso svolta in un teatro, sia pure di piccole dimensioni), Giulio Silenzi disse con grande enfasi che era ora di finirla con le chiacchiere e le discussioni inconcludenti. Ormai era il momento di fatti concreti, cioè in poche parole del raccordo in questione, presentato come il primo tassello di una soluzione di più ampia prospettiva per Villa Potenza e per l’intera vallata del Potenza che alleggerisse il traffico nella frazione e che in breve tempo si collegasse con la futura superstrada che la Provincia aveva studiato e promosso per collegarsi al futuro svincolo autostradale a nord di Potenza Picena. Insomma, un proclama in grande stile, l’annuncio di una rivoluzione in arrivo per la vallata del Potenza, da sempre in ritardo rispetto alla vallata parallela del Chienti, beneficiata dalla superstrada lì realizzata circa trenta anni prima, sia pure a spezzoni tuttora non completati.

In realtà, a parte il progetto e il gigantesco investimento strategico messi in cantiere per quasi 14 milioni di euro (precisamente 13.857.000 euro), riferiti a quell’unico tratto di strada destinato a sbucare subito dopo il centro fiere di Villa Potenza, tutto il resto – la superstrada e lo svincolo autostradale – cioè proprio e solo quanto avrebbe potuto giustificare un simile faraonico utilizzo di fondi pubblici ex Anas passati alla Provincia, altrimenti imperdonabile e privo di senso, esisteva solo nella fervida fantasia del buon Giulio Silenzi. Ed anche di chi, interno o molto vicino all’Amministrazione comunale di Macerata e in buoni rapporti con Silenzi, in quegli anni lo aveva spinto ed incoraggiato in tal senso. Perché questa bretellina era funzionale alla prevista ristrutturazione del centro fiere, con annessi un grande centro commerciale e il mitico palazzetto dello sport (la cui mancata realizzazione  ha portato proprio in questi giorni all’annunciato trasloco della Lube a Civitanova), ed era quindi indispensabile per la cordata che gli scienziati-affaristi e i traffichini vari dell’urbanistica maceratese avevano individuato come la futura aggiudicataria di quella grande opera pubblica rimasta poi miseramente sulla carta, per i motivi che tutti ormai conoscono. Tutto campato per aria, quindi. Eppure la recita, per qualche tempo, ancora proseguì. «La superstrada del Potenza – disse testualmente Silenzi circa un mese dopo, nel nebbioso novembre del 2008,– potrebbe sorgere entro cinque anni se i Comuni interessati aderiranno, altrimenti si dovranno assumere le loro responsabilità davanti alla Storia».

ponte villa potenzaBen presto, tuttavia, si capì che, al di là delle frasi altisonanti e ad effetto, sulla superstrada era tutto, ma proprio tutto, da definire. Mancava, come ancora oggi manca, uno studio che ne evidenziasse l’essenzialità, la sua utilità per la vallata del Potenza in una reale logica di sviluppo e di programmazione provinciale; anzi, si erano già levate diverse voci discordi nel mondo dell’economia, delle istituzioni e della stessa politica. Anche il possibile percorso della nuova futuribile arteria veloce in quel momento era solo un segno di matita su un foglio di carta, nulla di più. Non parliamo poi dell’accordo dei Comuni interessati rispetto all’ipotetico tracciato, alcuni dei quali erano proprio del tutto contrari alla nuova arteria. Quanto al fantomatico casello tra Porto Recanati e Porto Potenza, ove sarebbe dovuto arrivare l’altrettanto fantomatica superstrada allora sognata ad occhi aperti da Silenzi, è sufficiente dire che una vaga, estremamente vaga ed incerta, previsione di questo nuovo svincolo autostradale vi è stata solamente nel luglio 2012, allorchè una legge della Regione sulla viabilità e le infrastrutture ne ha previsto la possibile realizzazione niente di meno che nel 2020!

ponte_2Insomma, nel 2008, all’epoca dei grandi proclami di Silenzi, si navigava nell’aria fritta e si fluttuava nel nulla assoluto rispetto a quanto, in direzione mare, doveva avvenire a livello infrastrutturale al di là del vecchio centro fiere di Villa Potenza. Su ciò imperava una situazione di incertezza, di mancata condivisione, in taluni di vera e propria opposizione a causa di un’idea radicalmente diversa sul futuro sviluppo della vallata del Potenza, che avrebbe dovuto sconsigliare, anche secondo il comune buon senso, un investimento così forte, un così pesante esborso di fondi strategici della Provincia per una bretella di limitate dimensioni, di fatto destinata solo a spostare l’imbuto del traffico di un paio di chilometri più a est (e che, anche qualora si fosse realizzato il centro commerciale dinanzi al centro fiere, sarebbe stata solamente a servizio di una lottizzazione commerciale). E avrebbe dovuto portare semmai a interventi di ammodernamento della viabilità esistente, di allargamento in qualche tratto, di aggiramento o affiancamento nei tratti più urbanizzati (le frazioni di Sant’Egidio, Sambucheto e Fontenoce), che in qualche modo avrebbero potuto garantire, sicuramente a minor costo ed in tempi accettabili, un collegamento più veloce dell’intera vallata con la costa.
In definitiva, la bretellina di Villa Potenza sin dall’inizio appariva come un caso clamoroso, quasi da manuale, di forzature elettoralistiche, di megalomania politica ed istituzionale, di mancanza di programmazione provinciale e di ingiustificabile spreco di una quantità spropositata di soldi pubblici, ben 14 milioni di euro, una cifra oggi impensabile, ma enorme, tanto più per risolvere problemi di viabilità a livello di frazione, anche nel 2008, allorchè qualche soldo ancora girava nelle casse degli enti locali. Eppure, nonostante tutto, e grazie anche ad un accordo di programma del marzo 2008 con il comune di Macerata (nel cui territorio ricadeva per intero il tracciato da realizzare), la Provincia a guida Silenzi decise di andare avanti per quel tratto stradale destinato unicamente a collegare la parte est di Villa Potenza con la vecchia statale 77, passando dietro al centro fiere ed utilizzando a tal fine anche qualche terreno di proprietà dell’Ircr di Macerata che avrebbe meritato ben altra utilizzazione e ben altra valorizzazione.

A fine marzo 2009, con le elezioni provinciali ormai alle porte (si sarebbe votato nei primi giorni di giugno), un’altra trionfale passerella per il presidente Silenzi nel centro di Macerata. Con i consueti fantasiosi accenni alla superstrada ed allo svincolo in arrivo venne infatti presentato il progetto definitivo del tratto stradale da realizzare (1.935 metri suddivisi in due stralci con tre rotatorie) e vennero esposti gli elaborati progettuali dei partecipanti al concorso di idee per il nuovo ponte, senza dubbio una vera e propria chicca, un’opera sicuramente originale ed accattivante per il suo aspetto, destinata ad attraversare obliquamente il letto del Potenza, senza pilastri di appoggio nell’alveo del fiume. E poco dopo, secondo la migliore tradizione di democristiana memoria, in virtù della quale i cantieri vanno inaugurati in pompa magna appena un momento prima di una determinata scadenza elettorale, ecco partire nel maggio 2009, con una notevole grancassa mediatica e con Silenzi e tutte le autorità in prima fila, i lavori per il nuovo raccordo stradale. E qui sostanzialmente finisce la festa.

Tutti sanno infatti come in seguito andò a finire: quel venerdì 17 portò male sia a Giulio Silenzi, inaspettatamente sconfitto un mese dopo alle elezioni provinciali, che alla stessa bretellina di Villa Potenza, la quale dopo uno sfolgorante avvio e dopo tanti paroloni ben prestò si arenò, con tanto di fallimento della ditta esecutrice dei lavori e con il nuovo ponte, a campata unica e con due stupende arcate bianche in struttura d’acciaio, destinato a rimanere mestamente incompiuto ed in fase di degrado sino ai giorni nostri. Nell’aprile 2013 se ne occupò anche l’emittente televisiva Sky, che eresse il ponte di Villa Potenza a simbolo nefasto della crisi e delle incompiute dell’intera provincia maceratese.  E così finalmente arriviamo ai giorni nostri, con un nuovo presidente della Provincia, Antonio Pettinari, a suo tempo sicuramente non entusiasta della nuova opera voluta da Silenzi, al punto da dichiarare nell’agosto 2010: “Ho sempre sostenuto che avrei speso diversamente questi soldi”. Pettinari nel luglio 2013 tuttavia decide giustamente che l’incompiuta di Villa Potenza (che ormai nessuno si azzarda più a qualificare come un’arteria strategica a livello provinciale, in quanto di fatto oggi utile solo a sgravare di traffico una frazione di Macerata), lasciata così a metà, non ha più senso, è un pugno in un occhio, è un monumento all’insipienza politica ed amministrativa, e quindi comunica alla stampa la propria intenzione di forzare i rigidi vincoli del patto di stabilità e di far ripartire l’esecuzione della bretella con il ponte alato che ancora aspetta di prendere il volo. A tamburo battente viene pertanto indetta una nuova gara di appalto per i lavori residui dell’opera e del nuovo ponte, vinta dalla ditta Ticani Ezio di Visso con un importo di 800mila euro. A sua volta la Provincia con 146mila euro completerà la posa in opera delle barriere e di tutte le attrezzature necessarie per la sicurezza del ponte e dei viadotti.

Finalmente tutto risolto, quindi? Mah, speriamo bene, speriamo che questa volta la costosissima bretella di Villa Potenza arrivi finalmente a compimento. Anche se per completezza è bene dire che qualche nube all’orizzonte già si intravede. Pettinari, infatti, si è impegnato a forzare il patto di stabilità, ma pesa come un macigno sul prosieguo senza intoppi dei lavori il parere contrario dei dirigenti della Provincia competenti per materia, espresso per motivi di regolarità contabile imposti proprio dal patto di stabilità. Gli stessi dirigenti che, ove liquidassero e pagassero in corso d’opera i vari stati di avanzamento, si assumerebbero in proprio la responsabilità giuridica di aver violato questo benedetto patto di stabilità. Come a dire che Antonio Pettinari questa volta ha fatto sì il coraggioso, ma a rischiare in effetti sono altri, cioè i dirigenti.

Insomma, ribadita ancora una volta la stupidità della normativa sul patto di stabilità, che impedisce ad un ente locale di pagare i propri creditori anche se i soldi in cassa ci sono, non resta che confidare nella capacità dell’impresa aggiudicataria di portare avanti sino in fondo i lavori oggetto dell’appalto facendo esclusivo affidamento sulla propria liquidità o su liquidità di provenienza bancaria. Villa Potenza, anche senza fuochi di artificio, sarà sicuramente felice se questa volta la tanto attesa bretellina sarà completata.

 



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