Il «Quarto potere» questa volta fa ridere

Spumeggiante l’esibizione dei vicentini del "Cantiere Teatrale Nautilus" al Festival Macerata Teatro

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Foto Iesari

di Walter Cortella

Per il suo esordio al 44° Festival Macerata Teatro, il Cantiere Teatrale Nautilus di Vicenza ha messo in scena «Prima pagina», una divertente commedia di stampo americano, nata dalla fervida penna del duo Ben Hecht& Charles Mac Arthur. Questo lavoro ha avuto nel tempo varie trasposizioni cinematografiche, la più celebre delle quali risale al 1974, nella interpretazione degli insuperabili Jack Lemmon e Walter Matthau. Il ritorno alla formula teatrale è dovuto al regista Piergiorgio Piccoli, con la collaborazione di Roberto M.Napoletano e Manuela Piccoli. La pièceè una satira al mondo della stampa americana che tende a spettacolarizzare ogni evento ma che nel contempo mostra la sua incredibile forza mediatica, capace com’è di condizionare pesantemente sia la vita pubblica del cittadino medio che quella politica nazionale: basti ricordare lo scandalo Watergate che portò alle dimissioni di Richard Nixon, all’epoca Presidente degli Stati Uniti.

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Foto Pivotto

Nel caso specifico, Matilde Burns (Gigliola Zoroni), che nella Chicago della fine degli anni ’50 dirige con pochi scrupoli il giornale Examiner, vuole speculare sulla imminente esecuzione del giovane anarchico Earl Williams (Andrea Costa), condannato a morte per omicidio, pubblicando in assoluta anteprima sul suo giornale la macabra cronaca dell’evento. Ma per conseguire questo obiettivo non può rinunciare al suo miglior reporter, Hildy Johnson (Roberto M.Napoletano) che invece, stanco delle sue continue angherie, decide di licenziarsi per sposare la graziosa Peggy Grant (Clarissa Battaglino) e trasferirsi a Filadelfia. Le suedimissioni infliggerebbero un duro colpo al giornale, quindi la Burns ricorre a piccoli sotterfugi per ritardarne la partenza. Da questo momento è un susseguirsi di situazioni esilaranti, di equivoci, di fughe rocambolesche, di colpi di scena e di porte che si aprono e chiudono in rapida successione, nel classico meccanismo del vaudeville, nel quale i ragazzi del «Nautilus» riescono bene, dimostrando un notevole affiatamento e sicurezza sulla scena.

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Foto Iesari

Il ritmo dell’azione deve essere, e lo è, sempre molto sostenuto ma la recitazione è apparsa un po’ troppo frenetica, al punto da penalizzare, in qualche occasione, la percezione delle battute. È auspicabile che il regista intervenga in tal senso. Lo spettacolo, di per sé già molto gradevole e spassoso, ne guadagnerebbe senz’altro. Così come è necessario, a mio avviso, ridisegnare il personaggio del Dott. Hengelhofer. Segue troppo il cliché tradizionale di chi, parlando un tedesco approssimativo, storpia in maniera esagerata le parole creando, con ciò, fin troppa confusione sulla scena. Eppoi, quella vistosa parrucca bionda, necessaria per rendere irriconoscibile il pur bravo Daniele Berardi, più convincente nel ruolo del giornalista Kruger, ha finito per trasformare il Dott. Hengelhofer in un personaggio da farsa. Non ce n’è bisogno, il testo è divertente di per sé e il pubblico ha tante occasioni per ridere di gusto.

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Foto Pivotto

A parte questo, lo spettacolo funziona, è ormai ben collaudato e l’intero cast si è dimostrato all’altezza della situazione. Alcune caratterizzazioni sono riuscite molto bene, a cominciare dai protagonisti principali (Johnson, la Burns e lo sceriffo Hartman, interpretato da Giovanni Florio), ma hanno fatto la loro bella figura anche Matteo Zandonà, nel ruolo di Besinger , il giornalista gay, Giacomo Salzillo, in quello di Kepler, l’aspirante cronista, sempre un po’ svagato e Daniela Padovan, nel piccolo ma non trascurabile ruolo di Endicott, la donna delle pulizie. Estremamente semplice la scenografia, gradevoli le musiche che, tra jazz e rock ‘ roll stile Little Richard, ci hanno riportato all’atmosfera degli anni ’50.


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