Soppressione della Provincia
Il no del Consiglio comunale

MACERATA - Approvato all'unanimità un ordine del giorno volto a sollecitare l'intervento dei parlamentari marchigiani. Il sindaco Carancini: "Non è questione di campanilismo ma di riequilibrio del territorio" Il Consiglio: "Il riordino è una conseguenza della crisi politica". Intanto nasce un comitato spontaneo di cittadini per salvare il territorio da un provvedimento sceso dall'altro
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consiglio_comunale_macerata-1-300x2001No unanime del Consiglio comunale di Macerata al riordino delle Province, così come proposto dal Governo Monti nell’ambito del Decreto sulla spending review, in discussione in questo giorni alla Camera dei Deputati. L’assemblea, convocata in via straordinaria su richiesta del sindaco Carancini e dei gruppi consiliari, ha approvato ieri notte un documento unitario in cui, pur condividendo le finalità di riordino della spesa pubblica degli enti provinciali, esprime la propria forte contrarietà ad ogni ipotesi di riordino che veda sopprimere la provincia di Macerata, nonché al declassamento del comune di Macerata da capoluogo di provincia.
Il documento individua due direttrici d’azione: attraverso i parlamentari marchigiani affinché si possa rivedere, in questa fase di conversione alla Camera, l’impostazione del decreto soprattutto per la parte relativa ai criteri di individuazione del capoluogo di Provincia (il comune più popoloso o il territorio più popoloso?); e attraverso il Consiglio delle Autonomie Locali, la provincia di Macerata, la giunta regionale ed i consiglieri regionali perché, nella fase che seguirà la conversione del decreto, si adoperino affinché non sia perpetrata un’azione che penalizzerebbe fortemente il territorio maceratese.
“L’ipotesi di riordino comporterebbe per il nostro territorio effetti devastanti – ha detto il sindaco Carancini – La nostra non è una posizione campanilistica, ma vuole affermare un principio che va nella direzione dell’equilibrio e dello sviluppo della nostre comunità, che sarebbero messi in forte crisi dall’aggregazione di territori disomogenei tra loro per storia, cultura e vocazione, mettendo a repentaglio anche le peculiarità e le eccellenze di ciascuna di esse. E’ importante che si riportino nel territorio le scelte sulla riorganizzazione, ponendo in primo piano le autonomie locali e la regione”.
Come è noto, il processo di riordino-soppressione attraverso criteri della popolazione residente (non inferiore a 350 mila abitanti) e del territorio (non inferiore a 2.500 km quadrati) porterebbe all’accorpamento delle province di Macerata Fermo e Ascoli Piceno, mentre sarebbero salve quelle di Pesaro Urbino e Ancona.
Macerata ha una estensione territoriale di 2.774 Km quadrati, superiore quindi alla condizione minima prevista dal decreto, ma una popolazione inferiore ai 350 mila abitanti. Lo scenario all’orizzonte, con un’unica provincia del sud delle Marche con Ascoli capoluogo ed un territorio disomogeneo di 5.000 km quadrati e 700.000 abitanti, avrebbe un effetto devastante per l’intera comunità maceratese che rivendica il diritto alla propria autonomia.

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Romano Carancini

Carancini ha messo in luce durante il suo intervento alcune peculiarità che rischiano di essere disperse, quali la forte identità della nostra provincia che per secoli è stata capitale della Marca e che è tra le 59 province esistenti fin dall’unità d’Italia, l’impronta culturale che la contraddistingue, con due prestigiose Università (Macerata e Camerino) e l’Accademia di Belle Arti, lo Sferisterio, la caratterizzazione del proprio sistema economico che la vede prima delle Marche nel rapporto tra il numero delle imprese (36.552) e la popolazione residente, l’incidenza delle imprese a conduzione femminile (9.102), 18° provincia in Italia nel settore industriale (14,9%), con una presenza artigiana del 32.1%, superiore di 4 punti percentuali alla media nazionale.
Il dibattito – cui sono intervenuti Narciso Ricotta (PD), Giuliano Meschini (IDV), Massimiliano Bianchini (Pensare Macerata), Ivano Tacconi (Udc), Fabio Pistarelli (Pdl), Luciano Borgiani (Federazione della Sinistra), Fabio Massimo Conti (lista Conti), Giorgio Ballesi (lista Ballesi), Stefano Blanchi (Comunisti Italiani), Uliano Salvatori (Gruppo Misto), Fabrizio Nascimbeni (Macerata è nel cuore), Anna Menghi (gruppo Menghi) – ha sottolineato come questa situazione sia il frutto della crisi della politica e della perdita di forza del nostro territorio per cui è necessario aprire un percorso per recuperarne senso e forza.
Di ciò devono essersi resi conto in Parlamento, visto che in sede di conversione al Senato sono state apportate al decreto alcune modifiche che coinvolgono le autonomie locali (il Consiglio delle Autonomie Locali costituito in ogni regione (CAL) e la Regione stessa) nel processo di partecipazione alla decisione definitiva. Questi dunque i prossimi step dell’iter di riordino: entro 70 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il CAL può proporre alla regione un’ipotesi di riordino sulla base dei criteri noti e su modifiche di circoscrizioni provinciali proposte dai comuni. La Regione, entro i 20 giorni successivi, trasmetterà al Governo la proposta di riordino delle province ubicate sul proprio territorio.

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Fabio Pistarelli, capogruppo del Pdl

Sulla questione interviene anche Fabio Pistarelli, capogruppo del Pdl, chiedendo un diverso livello di dibattito e di azione politica: « L’esigenza  – scrive – attraversa tutti gli schieramenti, in crisi di rappresentanza e di rappresentatività regionale e nazionale. La vera forza rappresentativa è nel territorio, è nei Comuni, ma in questi anni sono stati privati di voce. Le istituzioni locali sono le più esposte e in prima linea, ma nella scala dei valori sono le ultime, così come nei processi decisionali, nelle risorse, nello status dei suoi organi. Quando poi si è tolto ai cittadini il diritto di scelta dei propri parlamentari allora il disegno si è completato: impoverito e spogliato di ogni collegamento il “territorio” è poco più che una “espressione geografica” che può essere cancellata con un tratto di penna. Per di più in questi ultimi anni, mancando completamente una seppur minima consapevolezza dei ruoli ed una visione soprattutto da parte di chi, come Macerata, era stata posta a “capo di un luogo”, abbiamo pure assistito alla divisione all’interno dei territori e al completo silenzio di chi li doveva difendere e valorizzare in aree vaste regionali o in ambito nazionale. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: neppure per la Salute dei cittadini (Sanità) o la Giustizia (vicenda Tribunale) c’è una unica voce! Che fare? Il rischio di venire cancellati con un tratto di penna spero risvegli la consapevolezza dei Comuni e del territorio di essere autentica forza, rappresentanza e rappresentatività, spazzando via divisioni, timori e i tanti simulacri di politica che si aggirano dalle nostre parti. Che si faccia subito una riunione con tutti i rappresentanti del nostro territorio maceratese al CAL, magari promossa dalla Camera di Commercio, affiancati da tutte le forze politiche e sociali. Si rediga un documento di indirizzo da confrontare con le altre realtà territoriali, da Pesaro ad Ascoli Piceno. Si batta un colpo, il primo!

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Francesco Luciani (Pdl)

Commentano criticamente il consiglio comunale di ieri sera i consiglieri del Pdl Deborah Pantana, Marco Guzzini e Francesco Luciani:
«L’inutilità del consiglio comunale di ieri sera, a cui si potrebbe dare come titolo “ Salviamo la Provincia di Macerata “, si è manifestata nel documento votato all’unanimità, dove sostanzialmente si invitano i parlamentari e i consiglieri regionali delle Marche a salvaguardare Macerata come capoluogo di Provincia. E’ paradossale che il Sindaco di Macerata si accorge solo il 3 di agosto che Macerata sta perdendo il suo ruolo di capoluogo, sono anni che noi lo denunciamo dai banchi dell’opposizione avvertendo che prima o poi questo sarebbe accaduto, vista l’inconsistenza di una classe politica di governo locale che nulla ha fatto negli anni per far crescere la città. Dove si notano i segni che Macerata è capoluogo di provincia? Non bastano i pochi uffici ministeriali rimasti sul territorio, mancano i rapporti sul territorio provinciale; negli anni Macerata ha perso il suo ruolo di guida e non ha più avuto rapporti con nessuno, i nostri politici hanno isolato la città da un contesto provinciale, Poi allargando il ragionamento non si può che non toccare l’aspetto della rappresentanza del nostro territorio, in molti sono convinti che anche la legge elettorale che non permette ai cittadini di esprimere la loro preferenza riguardo agli eletti in Parlamento rimarca ancora di più lo svilimento attuale delle istituzioni, però dobbiamo constatare che anche in passato i parlamentari eletti non hanno certamente favorito Macerata o la nostra provincia. Quindi nel momento in cui si è pensato di fare un consiglio comunale per cercare di salvare in “zona Cesarini” Macerata e il suo capoluogo, almeno si dovevano invitare i parlamentari ed i consiglieri regionali e provinciali, invece si è voluto dare ancora una volta un contesto isolato del problema, come se perdere il capoluogo di provincia sia un affare personale di pochi : dovevamo scendere in piazza e fare un consiglio comunale di fronte ai cittadini è lì che avremmo tratto la forza per far valere le nostre ragioni. Perdere il capoluogo non è una semplice pratica consiliare, sancisce il fallimento della classe politica che ha governato Macerata negli ultimi 20 anni e che non ha saputo portare la nostra città ai livelli a questo punto di Ascoli Piceno che oggi giustamente festeggia questo passaggio provinciale. Macerata non doveva diventare, a detta di qualche politico locale, la città dei centomila abitanti? Se alla fine ci sarà da parte di Macerata la perdita del suo ruolo di capoluogo per coerenza il sindaco e la sua giunta dovrebbero dimettersi perché non sono riusciti a difendere le sorti di Macerata.

Intanto è nato un comitato spontaneo di cittadini per “Salvare il territorio di Macerata”che vuole  difendere la propria provincia da un provvedimento deciso dall’alto, senza il coinvolgimento dei territori interessati: nei locali cittadini si stanno raccogliendo firme per chiedere azioni volte ad evitare l’accorpamento e soprattutto che capoluogo sia  Ascoli, il cui bilancio mostra gravi difficoltà economiche alle quali vanno aggiunti quasi 10 milioni di euro  del risarcimento stabilito dal tribunale che dovrà pagare con Fermo, al commissario liquidatore dell’impresa Rozzi per gli espropri della superstrada Ascoli-Mare.



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