“Spese facili” in Regione,
assolti Spacca e Bugaro:
«E’ stato un calvario giudiziario»
CASO - Si è chiusa oggi a Firenze l'indagine nata per le spese dei consiglieri regionali. Dopo un inter lunghissimo si è arrivati al terzo processo d'appello. L'assessore: «Dodici anni di processo e alla fine una piena assoluzione nel merito: si chiude così una vicenda che ha inciso profondamente sulla mia vita personale e pubblica»

A sinistra Giacomo Bugaro, a destra Gianmario Spacca
Spese facili di Regione: a Firenze la Corte d’appello assolve l’ex presidente della Regione Gianmario Spacca e l’oggi assessore Giacomo Bugaro. La Corte d’appello di Firenze ha dichiarato inammissibile l’impugnazione del pm. Ma per arrivare a quest’ultima sentenza si è passati per tre Corti di appello e due volte in Cassazione.
Bugaro e Spacca erano stati condannati dalla Corte d’appello di Perugia nel 2021 per peculato, Spacca a un anno un anno e mezzo, Bugaro a un anno e 8 mesi, pena sospesa per entrambi.
Ma la Suprema corte aveva ribaltato tutto, rinviando gli atti alla Corte d’appello di Firenze per un nuovo processo, che si è concluso con la conferma dell’assoluzione per entrambi. Si chiude così il capitolo giudiziario aperto sui rimborsi contestati tra il 2008 e il 2012.
Nel procedimento per le cosiddette spese facili si contestava un presunto uso di fondi pubblici per spese private come pranzi, cene e trasporti. Nel 2016 la gup di Ancona Francesca Zagoreo dispose il non luogo a procedere, poi annullato dalla Cassazione. Da lì 55 rinvii a giudizio e cinque riti abbreviati. Per Bugaro e Spacca, che avevano scelto l’abbreviato, ora l’assoluzione è definitiva.
«Dodici anni di processo, più gradi di giudizio, e alla fine una piena assoluzione nel merito: si chiude così una vicenda che ha inciso profondamente sulla mia vita personale e pubblica» dice l’assessore regionale allo Sviluppo economico delle Marche, Giacomo Bugaro, dopo la decisione della Corte d’Appello di Firenze che ha reso definitiva l’assoluzione.
Bugaro parla di «un vero calvario giudiziario – prosegue – iniziato con un’inchiesta che ha coinvolto tutti i consiglieri regionali di due legislature sui fondi dei gruppi consiliari: 55 rinvii a giudizio, nessuna condanna. Un dato che merita una riflessione».
Bugaro ha ricostruito l’iter: assoluzione in primo grado, conferma dell’assoluzione in Appello ad Ancona, annullamento con rinvio, nuovo giudizio a Perugia con ulteriore assoluzione salvo per un capo di imputazione, quindi nuovo intervento della Cassazione che ha definito la decisione di Perugia “abnorme e ingiustificata”, fino all’assoluzione definitiva a Firenze. «Un percorso complesso che si è concluso con il pieno riconoscimento della mia estraneità ai fatti».
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In tutta questa vicenda va ricordato sicuramente Bobbio. Qui tra prescrizioni, restituzioni del mal tolto, minimo danno erariale, irrilevanza penale se la sono più o meno cavata tutti quanti e ne erano tanti. Norberto Bobbio distingueva nettamente l’etica di chi amministra il bene comune. Per lui, il potere deve essere sempre “visibile” e trasparente. Qualsiasi sottrazione, anche minima, di denaro o favore è per lui una grave violazione da chi amministra il pubblico. Diciamo che sia un po’ diverso dalle affermazione di Nordio. In questi giorni deve essere passato dal Dom Perignon a qualche vinaccio visto che comincia a sragionare ed equiparare le modiche quantità di stupefacenti con le mazzette, anch’esse naturalmente esigue. Chiudo con una frase che non so perché mi viene in testa:” Scappa scappa che tanto prima o poi poi ti “sistemo”.