Bye bye Provincia di Macerata

SPENDING REVIEW - Il Consiglio dei ministri ha definito i criteri: almeno 350mila abitanti e almeno 2.500 chilometri quadrati di superficie. Sempre più concreto l'accorpamento con Ascoli e Fermo. L'unica possibilità di salvezza per la provincia di Macerata sarebbe l'acquisizione di altri Comuni nei territori limitrofi
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di Alessandra Pierini

Basterebbero 24.638 abitanti in più alla Provincia di Macerata per non essere colpita dai criteri per il riordino delle province previsti dal decreto sulla spending review definiti questa mattina dal Consiglio dei Ministri e per non dover incorrere nell’accorpamento con altre province.  Come già annunciato da Cronache Maceratesi nelle scorse settimane, in base ai criteri approvati, i nuovi enti dovranno avere almeno 350mila abitanti  e Macerata con i suoi 325.362 residenti non si salva mentre rientrerebbe perfettamente nel criterio della superficie visto che con i suoi 2774 chilometri quadrati supera e di molto i 2.500 chilometri (in un primo momento si parlava di 3.000) previsti dal Governo ((leggi l’articolo). Se anche il numero degli abitanti fosse stato ridotto di 50.000 unità, la Provincia di Macerata si sarebbe salvata, insieme ad altre due storiche province: Arezzo e Teramo. Si fa sempre più concreta quindi l’ipotesi di un distretto Marche Sud gestito da Fermo (leggi l’articolo) nel quale rientrerebbero Ascoli e, appunto, Macerata.
Niente si è potuto fare quindi per salvare Macerata che, nonostante sia molto vicina ai criteri richiesti, si avvia verso la soppressione entro il 1 gennaio 2014 a meno che non si riesca a fare “shopping” acquisendo alcuni Comuni fermani, ad esempio Montegranaro e Porto Sant’Elpidio.

Nessun problema invece per Pesaro, salvata proprio dall’abbassamento del limite di superficie e per Ancona.Il presidente Antonio Pettinari che aveva già convocato nei giorni scorsi le RSU (rappresentanze sindacali unitarie) ha chiesto loro di essere presenti domani mattina durante la consueta riunione di Giunta per informare sullo stato dell’arte e aggiornare sulle notizie da Roma.
Intanto nei prossimi giorni il Governo trasmetterà la deliberazione al Consiglio delle autonomie locali (CAL), istituito in ogni Regione e composto dai rappresentanti degli enti territoriali (in mancanza, la deliberazione verrà trasmessa all’organo regionale di raccordo tra Regione ed enti locali). La proposta finale sarà trasmessa da CAL e Regioni interessate al governo, il quale provvederà all’effettiva riduzione delle province promuovendo un nuovo atto legislativo che completerà la procedura. Le nuove province eserciteranno le competenze in materia ambientale, di trasporto e viabilità (le altre competenze finora esercitate dalle Province vengono invece devolute ai Comuni, come stabilito dal decreto “Salva Italia”).

Sulla base dei criteri di riordino delle Province approvati oggi dal Cdm, l’Ansa ha calcolato, su dati Istat, le Province salve e quelle che invece verrebbero accorpate.
In Piemonte, su otto Province attuali, quelle salve sarebbero Torino, Cuneo e Alessandria; via le attuali Province di Vercelli, Asti, Biella, Verbano-Cusio e Novara.
In Lombardia rimarrebbero Milano Brescia, Bergamo, Pavia, mentre dovrebbero essere accorpate le attuali Province di Lecco, Lodi, Como, Monza Brianza, Mantova, Cremona, Sondrio e Varese.
Nel Veneto rimarrebbero in vita Venezia Verona e Vicenza. Accorpamento in vista per Rovigo, Belluno, Padova, Treviso.
In Liguria su quattro Province attuali ne scompaiono due, Savona e Imperia; salve Genova e La Spezia.

In Emilia Romagna sì a Bologna, Parma, Modena e Ferrara; accorpate Reggio Emilia, Ravenna, Forlì-Cesena, Rimini e Piacenza.

In Toscana, su 10 Province, si salverebbe solo Firenze (via Grosseto, Siena, Arezzo, Lucca, Massa Carrara, Pistoia, Prato, Pisa e Livorno).

In Umbria rimane solo Perugia, “salta” Terni.

Nelle Marche sarebbero salve Ancona e Pesaro-Urbino, mentre non hanno i requisiti per sussistere Ascoli Piceno, Macerata e Fermo.

Nel Lazio rimarrebbero Roma e Frosinone, ma dovrebbero essere accorpate Latina, Rieti e Viterbo.

In Abruzzo non subirebbero accorpamenti L’Aquila e Chieti.

In Molise rimarrebbe solo la provincia di Campobasso.

In Campania salve Napoli, Salerno, Caserta e Avellino, fuori solo Benevento.

In Basilicata rimarrebbe in vita la Provincia di Potenza, esclusa invece quella di Matera.

In Puglia su 6 Province se ne salvano solo 3: Bari, Foggia e Lecce, da accorpare Taranto, Brindisi e Barletta-Andria.

Infine in Calabria, su 5 Province, si salavano Cosenza, Reggio Calabria e Catanzaro; da accorpare Crotone e Vibo Valentia.   A queste sono da aggiungere le Province nelle Regioni speciali.

In Sicilia su 9 ne rimarranno in vita solo 4: Palermo, Agrigento, Catania e Messina. La scure si abbatterà su Caltanisetta Enna, Ragusa, Siracusa e Trapani.

In Sardegna una debacle: rimarrà solo la Provincia di Cagliari. Verranno eliminate le Province di Olbia Tempio, Medio, Ogliastra, Carbonia, Sassari, Nuoro, Oristano.

Infine in Friuli, su 4 Province iniziali, due rimangono in vita, Trieste e Udine, due vengono tagliate o meglio accorpate: Pordenone e Gorizia.



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