Biblioexpress, la sanatoria è decaduta.
Scatta la raccolta firme:
«Dal Comune ostruzionismo mai visto»
CIVITANOVA - Nuovo capitolo nel braccio di ferro sulla struttura dell'associazione: respinta la Scia per mancanza di documentazione antisismica. L'avvocato Massei: «Si cavilla su pochi centimetri fatti in meno e si nega collaborazione a chi fa volontariato. Abbiamo dimostrato che quella documentazione non è necessaria»

Biblioexpress
di Laura Boccanera
La Scia in sanatoria è decaduta. È questa la novità che riaccende lo scontro tra il comune di Civitanova e l’associazione Biblioexpress, che gestisce la biblioteca di spiaggia sul lungomare sud. Gli uffici comunali hanno infatti comunicato che il procedimento si è concluso con la decadenza della pratica perché non è stata presentata tutta la documentazione richiesta.

A destra l’avvocato Marco Massei con le responsabili della Biblio express Tiziana Streppa e Lilli Marchetti. Presente anche Dimitri Papiri
La Scia era stata presentata per regolarizzare la paradossale difformità edilizia di tre metri quadrati realizzati in meno rispetto al progetto originario. Secondo l’ente, la pratica è decaduta poiché i volontari non hanno integrato la documentazione tecnica richiesta entro i termini. Una decisione che ha scatenato l’immediata reazione dei responsabili, pronti a dare battaglia con una raccolta firme popolare e una formale richiesta di chiarimenti dettagliati da recapitare a Palazzo Sforza.
L’ultimo capitolo di questo infinito “ping pong” amministrativo è stato illustrato questa mattina nel corso di una conferenza stampa a cui hanno preso parte le responsabili dell’associazione Lilli Marchetti e Tiziana Streppa e il legale che le assiste, l’avvocato Marco Massei.

L’avvocato Marco Massei
L’antefatto affonda le radici nel marzo del 2025, quando un’ordinanza sindacale sanziona come abuso edilizio i metri quadri realizzati in meno e dispone la chiusura di quella parte della struttura qualora non si fosse provveduto a sanare l’abuso. Un abuso singolare, dal momento che si contesta all’associazione di aver costruito una porzione leggermente più piccola rispetto a quanto formalmente concesso.
«Per puro spirito di collaborazione con l’amministrazione, e per evitare lungaggini legali, abbiamo scelto all’epoca di non contestare l’assurdità intrinseca di quel provvedimento – ha spiegato l’avvocato Massei –. Abbiamo quindi avviato l’iter per la sanatoria tramite Scia. Da quel momento, però, è iniziato un estenuante rimpallo di carte. Per mesi abbiamo scritto e sollecitato gli uffici per ottenere almeno la revoca parziale dell’ordinanza, così da poter utilizzare la porzione di manufatto non interessata dall’ampliamento e non lasciare i cittadini senza servizio».
Le risposte del Comune, tuttavia, si sono tradotte in nuove e stringenti prescrizioni tecniche su una struttura che, sottolinea il legale, è stata interamente realizzata dietro regolari autorizzazioni rilasciate dallo stesso ente. «L’ultimo ostacolo sollevato riguarda la presunta mancanza di un giunto tecnico fra le due strutture e, soprattutto, l’obbligo di adeguamento alla normativa antisismica vigente – ha evidenziato il legale –. Abbiamo messo nero su bianco, dati alla mano sottoscritti dai tecnici, tra cui l’ingegnere Giorgio Medori, che per dimensioni, peso e carichi specifici il nostro manufatto non rientra affatto nei parametri di legge per i quali è richiesto tale calcolo. Una posizione confermata anche dall’ingegner Pasquali dell’ufficio regionale rischio sismico, a cui è stata richiesta una consulenza, il quale ha ribadito che l’intervento non necessita di calcoli strutturali di quel tipo. Nonostante il parere dell’organo regionale, il Comune ha tirato dritto, inviando la comunicazione di decadenza per mancata presentazione dei documenti».
L’avvocato Massei non nasconde il proprio stupore: «La difformità in difetto continua a meravigliarmi, ma quello che mi meraviglia di più è l’atteggiamento di mancata collaborazione nella predisposizione della documentazione. Mai mi era capitato di vedere un ente pubblico che andasse a questo scontro con un’associazione di volontariato che non ha fini di lucro».
L’associazione ha quindi deciso di coinvolgere la cittadinanza attraverso una raccolta firme e di chiedere all’amministrazione una motivazione puntuale del provvedimento. «Noi volevamo sanare la situazione – conclude Massei -. Ci chiediamo anche se lo stesso trattamento sia stato fatto su tutti i manufatti presenti sulla spiaggia, se tutti dispongono della documentazione antisismica richiesta a noi, ma in tanti anni di professione non mi era mai capitato di trovare qualcuno che impedisse di arrivare alla sanatoria».
Biblio Express, braccio di ferro col Comune: «Cavillano per 3 metri quadri in meno»