Il muro di gomma che blocca Macerata

L'ex assessore Giovanni Di Geronimo racconta come ogni progetto viene interrotto da una serie di veti contrapposti che compongono un apparato consolidato
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di Alessandra Pierini

Che cosa blocca Macerata? Perchè la lista dei progetti si allunga a misura mentre l’elenco delle opere realizzate è sempre più scarno? Ce lo spiega Giovanni Di Geronimo che da consigliere comunale prima e da assessore di “Città Viva” , lista civica fondata con Maurizio Mosca e Renato Principi, durante l’amministrazione Meschini, si è scontrato con quello che definisce “un muro di gomma che caratterizza la città”.

«Non voglio tirarmi in alcun modo indietro dalle mie responsabilità – esordisce – ma credo che l’impegno della nostra lista ci deve essere riconosciuto. Purtroppo invece i risultati sono stati molto deludenti poichè abbiamo sbattuto contro un sistema partitico e politico collaudato nel quale  è  risultato difficile avanzare qualunque proposta. Dalla  mia esperienza di consigliere comunale prima e di assessore poi ho maturato la convinzione  che a Macerata è difficilissimo fare le cose, specie quelle semplici. Non si tratta di incapacità o miopia politica ma  di un meccanismo molto complicato di veti contrapposti in cui entrano in gioco  vantaggi non solo di tipo politico ma anche ti tipo economico. E’ questo che blocca Macerata».
Gli esempi che l’ex assessore porta a sostegno della sua tesi sono molto numerosi e a confermare l’ipotesi del blocco, c’è il fatto che i progetti di cui parla, non hanno ancora trovato attuazione.

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Giovanni Di Geronimo, assessore della Giunta Meschini

L’OCCASIONE PERSA DEL PALASPORT A VILLA POTENZA- «Partiamo dal palasport che era per “Città viva” un cavallo di battaglia ma è miseramente naufragato. Un gruppo importante aveva fatto una proposta da non lasciarsi scappare per la realizzazione del palazzetto a Villa Potenza nel progetto di riqualificazione del centro fiere, ma è subentrato il discorso del centro commerciale che non era visto di buon occhio anche se nella vallata del Potenza non ce n’era neanche uno.I centri commerciali lasciano pensar male e così si è persa un’occasione. C’è stato anche uno scarso coinvolgimento della Lube vera protagonista della vicenda. Portando avanti quel discorso, senza bandi esplorativi e ulteriori bandi di vario genere, avremmo risolto un problema in quella vallata» (leggi l’inchiesta)

DA UNA PISCINA “NORMALE” A DUE VASCHE PIU’ UNA OLIMPIONICA– Schema  molto simile per la piscina di Fontescodella: «Abbiamo proposto – spiega Di Geronimo –  di mettere a posto la piscina  esistente in viale Don Bosco per poi avviare l’iter burocratico per realizzare una piscina normale. Mi sono sentito rispondere che andava fatto un polo natatorio con tre vasche e tanto di piscina olimpica. Così un’opera semplicissima da realizzare si è trascinata per anni e ancora non si arriva ad una definizione della vicenda. Tra l’altro ho contestato più volte  lo studio fatto dalla Bocconi per mappare il bacino d’utenza di un impianto come quello che si vorrebbe realizzare. Secondo la prestigiosa scuola economica per essere produttivo avrebbe bisogno di 820 utenti giornalieri e mi sembrano decisamente troppi tanto più in considerazione del fatto che tutti i comuni vicini sono già serviti dalle proprie piscine» (leggi l’inchiesta).
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PARCHEGGIO E TELECAMERE A RAMPA ZARA –Altro tema, molto discusso in questi giorni, è quello del parcheggio a nord. Anche in questo caso Giovanni Di Geronimo ha avuto il suo bel da fare: «La nostra idea era di realizzare un parcheggio  a raso da collegare con l’ascensore esistente, fare un belvedere e spostare il terminal degli autobus che si trova in una posizione assurda  sia per l’impatto sul centro che per la sicurezza stradale. E’ solo un miracolo se finora a Rampa Zara non è mai successo nulla di grave. Ho lottato anni per spostare le strisce pedonali e illuminarle. La nostra lista si è anche caricata il peso dell’istallazione delle telecamere all’ingresso del centro che ricoprono una importante funzione sociale. Noi avremmo voluto potenziare significativamente il sistema di controllo attraverso telecamere ma siamo stati bloccati da contrapposizioni ideologiche».

NIENTE OROLOGIO PER LA TORRE CIVICA – L’ex assessore va avanti ripercorrendo la vicenda dell’orologio della torre civica: «Sembra provocatorio parlarne ora perchè in questo momento di crisi economica può sembrare un’operazione effimera. Tre anni e mezzo fa c’erano tutte le condizioni per rimetterlo al suo posto perchè avevo trovato i necessari finanziamenti, avevo la disponibilità dell’Istituto Galileo, il progetto era stato accettato e condiviso non solo per la valenza culturale ma anche per il ritorno commerciale e turistico che avrebbe avuto sulla città. Sarebbe stata un’operazione unica in Europa. Anche in questo caso, dopo tante lotte, entrarono in gioco veti contrapposti non solo per la contrarietà a spostare la  lapide dedicata a Vittorio Emanuele  ma soprattutto  perchè era un’operazione che non avrebbe portato niente a nessuno, se non alla città e ai cittadini ed evidentemente questo non bastava».

UN CENTRO STORICO DI ESIGENZE INCONCILIABILI – Merita un discorso a parte il centro storico e la sua riqualificazione: «Trasgredii l’aula consiliare convocando residenti, commercianti e studenti. Capii allora che ci sono interessi contrapposti e inconciliabili perchè nessuno è disposto a fare un passo indietro. Stante la crisi economica i commercianti reclamano apertura alle auto e vitalità,  le aspettative dei residenti sono quelle di poter parcheggiare dove riservato e di vivere tranquilli e quelle degli studenti di divertirsi almeno un paio di volte a settimana. Penso che il parcheggio a nord se fatto velocemente e senza pretese può aiutare i commercianti e sono ancora fermamente convinto che potenziare le telecamere, specie nei luoghi che sono ormai stati identificati come critici può aiutare».

In tutti questi casi, comunque la dinamica è sempre la stessa. «A fronte di cose che si sarebbero potute fare, vige questo comportamento trasversale di veti. Rivendico di aver fatto il lavoro sporco della telecamera in entrata a rampa Zara per salvaguardare l’ambiente e la sicurezza sociale. Rimane il rammarico da politico di aver ottenuto poco come lista e da cittadino a vedere che opere semplici e necessarie incontrano sempre posizioni che si annullano. Negli ultimi 30 anni, in politica è cambiato tutto dalle ideologie ai partiti  ma non sono affatto mutati questi meccanismi perversi che danno impermeabilità a tutto il sistema. Non si tratta di un singolo partito  o di un individuo ma di un apparato politico e di partiti che non permettono a chi non ha interessi di inserirsi e di intervenire. La nostra parte l’abbiamo fatta, la faccia ce l’abbiamo messa ma purtroppo i risultati sono stati scarsi. Mi ero proposto anche per varie attività di volontariato ad esempio all’Ircr dove credevo si dovesse lavorare molto senza alcuna retribuzione.  In maniera molto elegante sono stato messo da parte, ora ho capito in nome di quali interessi» (leggi l’inchiesta).



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