«Decennale del sisma del 2016,
una ferita impressa nella memoria collettiva»
TERREMOTO - Il messaggio del presidente del Consiglio regionale Gianluca Pasqui all'antivigilia della ricorrenza: «Oggi il nostro dovere è non lasciare indietro nessuno»

Gianluca Pasqui
«Il 24 agosto non è una data qualunque per le Marche. È una ferita impressa nella memoria collettiva della nostra regione, soprattutto delle comunità dell’entroterra che quella notte hanno visto cambiare per sempre la propria vita». Parole sentite quelle del presidente del Consiglio regionale Gianluca Pasqui all’antivigilia del decennale delle prime scosse dello sciame sismico che nel 2016 devastò il Centro Italia: all’epoca delle scosse era sindaco della “sua” Camerino.
«A dieci anni dal sisma del 2016, il primo pensiero va alle vittime, alle famiglie colpite, a chi ha perso la casa, il lavoro, i luoghi della propria quotidianità, ma anche a chi in questi anni ha scelto di restare, di ricostruire, di non arrendersi – sottolinea Pasqui – la memoria, però, non può essere soltanto commemorazione: deve diventare responsabilità. Responsabilità delle istituzioni nel proseguire con determinazione il percorso della ricostruzione, sapendo che ricostruire non significa soltanto rimettere in piedi edifici, case, chiese, scuole e palazzi pubblici. La ricostruzione deve essere anche sociale, economica, culturale e comunitaria: deve restituire servizi, lavoro, relazioni, fiducia e prospettive alle aree interne. Non basta ricostruire i muri se poi non tornano la vita, le famiglie, le attività, i giovani, le opportunità. Le Marche devono molto alla forza silenziosa della sua comunità, ai sindaci, ai tecnici, ai volontari a tutti coloro che hanno operato e continuano a operare nei territori colpiti. Oggi il nostro dovere è non lasciare indietro nessuno e trasformare la ricostruzione non solo nel recupero di ciò che è stato danneggiato, ma in una vera occasione di rinascita per l’intero Appennino marchigiano».







































