L’ultima corsa di Ulderico Lambertucci:
è morto il “maratoneta di Dio”
TREIA - Aveva 79 anni. Muratore e imprenditore edile, aveva scoperto la corsa a cinquant'anni: unendo fede e sport aveva compiuto imprese leggendarie, come le 46 maratone in un anno o la Macerata-Pechino a piedi. In uscita un libro su di lui a cura di Daniele Morini e Michele Marinangeli: «Voleva che fosse un invito a non fermarsi mai». Il funerale spostato a lunedì

Ulderico Lambertucci in Cina
di Marco Pagliariccio
È morto all’improvviso, a un soffio dal traguardo degli 80 anni, Ulderico Lambertucci, il “maratoneta di Dio” come era stato soprannominato negli anni dopo la sfilza di imprese che l’avevano portato, sempre di corsa, dalla sua Treia in giro per tutto il mondo.

Muratore e imprenditore edile nella sua “prima vita”, aveva scoperto la corsa solo a cinquant’anni, diventando protagonista di sfide leggendarie, tra cui il record di 46 maratone disputate in un solo anno (nel 2000). Nel 2006 ha percorso 12mila chilometri da Macerata a Pechino, per pregare sulla tomba del missionario padre Matteo Ricci. E poi la straordinaria traversata degli Stati Uniti nel 2012, partita dalla Porziuncola Nuova di San Francisco per concludersi a Ground Zero a New York, in memoria dell’attentato alle Torri Gemelle. In precedenza, aveva già toccato correndo i santuari di Lourdes, Santiago de Compostela, Fatima, Czestochowa e persino Gerusalemme, sempre spinto dalla devozione e dal desiderio di portare un messaggio di fede, pace e fratellanza.

La sua ultima impresa lo scorso anno, quando, partendo da Loreto, raggiunse Roma dopo un cammino lungo 280 chilometri per incontrare il cardinale Comastri, suo amico sin dai tempi in cui quest’ultimo era delegato pontificio alla Santa Casa di Loreto.

Lambertucci lo scorso anno in Vaticano con il cardinale Comastri
Negli ultimi mesi era in preparazione anche un libro sulle sue imprese: “Al passo dell’anima”, a cura di Daniele Morini e Michele Marinangeli. Proprio i due autori hanno voluto lasciare il loro ricordo di questo periodo trascorso a ripercorrere le impresa del “maratoneta di Dio”. «Se n’è andato con la stessa rapidità con cui accorciava le distanze tra la terra e il Cielo – affermano i due – il suo cuore caparbio, che per sessant’anni ha conosciuto la fatica nobile del cantiere e del lavoro e che poi ha resistito alle steppe della Cina, ai deserti e alle salite del mondo, ha scelto di fermarsi, consegnando il suo passo all’eternità. Per mesi abbiamo lavorato insieme a lui per racchiudere nelle pagine di un libro il sogno di una vita: raccontare una storia fatta di polvere, mattoni, fede incrollabile e di una volontà che non conosceva la parola “mollare”. Ulderico voleva che questo volume, che uscirà a breve, fosse un ponte verso i vivi, un invito a non fermarsi mai e a cercare la pace interiore ad ogni costo. Non ha fatto in tempo a sfogliare quelle pagine, ma siamo certi che oggi Ulderico stia correndo lassù, leggero, finalmente libero dalla fatica, guardandoci con quel suo sorriso pacato, fiero e operaio. Ha consumato le scarpe per avvicinare i cuori, e quel ponte che ha costruito tra di noi resterà per sempre indistruttibile. Grazie di tutto, Campione. Grazie per averci insegnato a camminare al passo dell’anima. Buon viaggio verso i santuari del Cielo. Ad accoglierti, troverai quella Vergine Maria che tanto hai cercato e pregato in ogni angolo del mondo».

Anche il vescovo Nazzareno Marconi l’ha voluto ricordare. «Ulderico è stato un uomo di fede e di pace – ha detto Marconi, che ha conosciuto Lambertucci in diverse occasioni e, in particolare, durante il suo intraprendere, sempre di corsa, la Via Lauretana – un esempio vivido per i giovani che ha dato prova di attaccamento ai valori della vita, trasformando nelle sue imprese lungo i cammini del mondo la fatica in preghiera e richiedendo sempre la benedizione della Madonna».

Lambertucci a Lourdes
La camera ardente è aperta da stamattina alle 10 al Centro funerario di via dei Velini. Il funerale sarà celebrato luedì alle 16,30 al Santuario del Santissimo Crocifisso di Treia. Lascia la moglie Delia e i figli Leonardo e Lucilla.
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condoglianze alla famiglia. Un ottimo Cristiano ed una persona eccezionale
Condoglianze alla famiglia . una persona fuori dal comune . ci mancherà la sua figura e la sua corsa sghemba nelle strade della nostra città .
Mi dispiace tanto, ciao Uderico, sentite condoglianze alla famiglia.
Un Uomo di Treia (MC) che faceva sulserio, educatissimo e molto cattolico. Per Ulderico il Mondo era piccolo. Condoglianze alla famiglia.
Ora fai le maratone insieme agli angeli.
Ciao Ulderico, compagno di molte corse. Condoglianze alla famiglia
Buona corsa amico mio, compagno di tanti chilometri e di tante maratone
Ciao Ulderico. Un abbraccio ad un Amico e Atleta. Ho ancora il Tuo primo Libro “In Corsa per la Pace”, quando andasti in Cina, con la Tua dedica. Con le Tue avventure hai portato sempre con Te il Segno della Pace. Che Dio Ti dia il Centuplo per quanto hai fatto in Terra. Buon Viaggio.
Condoglianze alla famiglia.Riposa in pace Ulderico!!!
Tu, Lambertucci, che corri verso i santuari
come chi gioca una partita mortale con il divino,
unisci nell’atto unico agôn e mimicry:
competizione contro il proprio corpo disfatto
e simulazione del pellegrinaggio antico.
Ogni chilometro è una mossa nel grande gioco,
ogni sofferenza accettata una posta messa in palio,
non per il record, ma per l’ebbrezza di oltrepassare la regola umana.
Nella società che ha espulso il sacro dal gioco,
lo sport estremo ritrova per vie oblique
ciò che i riti arcaici possedevano per diritto:
l’eccesso ordinato, la vertigine dominata,
la maschera del pellegrino indossata sopra la tuta del maratoneta.
La fatica diventa allora ilinx sacro:
non l’ebbrezza caotica della droga o della folla,
ma quella lucida, costruita passo dopo passo,
che fa tremare i confini dell’io
e lascia intravedere, per un istante,
l’ordine nascosto delle cose.
Qui non c’è più opposizione tra gioco e serietà.
Il gioco si fa mortale e il mortale si fa gioco:
offerta, scommessa, traversata.
Il corpo che corre non compete soltanto contro altri uomini,
ma contro la gravità, contro il tempo, contro la propria finitezza.
E nel momento supremo della crisi,
quando le forze stanno per cedere,
può aprirsi quella breccia improvvisa
in cui il gioco rivela il suo volto doppio:
ludico e liturgico insieme.
Benedetta sia questa ascesi ludica del nostro tempo,
questo pellegrinaggio mascherato da ultramaratona,
questa scommessa estrema in cui l’uomo
rischia la carne per ritrovare, forse,
un frammento di quel contatto perduto
con la potenza che sta oltre le regole.
Perché nel cuore di ogni vero gioco estremo
batte ancora, sotterraneo e indomabile,
il desiderio antico:
non vincere gli altri,
ma vincere per un attimo la condizione umana
e danzare, correndo, sul bordo dell’abisso.
Solo ora ho appreso della notizia essendo fuori sede Lunedi’ 29 giugno 2026 ore 18. Condoglianze sentite alla famiglia per un personaggio fuori dal “comune” ma anche dalla provincia maceratese e dall’Italia con un motto ” credere e correre” in un mondo non solo fuori di noi ma anche dentro di noi con coscenza e libero arbitrio come principi fondamentali della realtà non come effetti collaterali di processi chimico -fisici ma come cita Federico Faggin( imprenditore….. ha inventato i microprocessori e scienziato .. ) che propone un modello ontologico in cui l’universo è dinamico, olistico e dotato di interiorità in linea con alcune interpretazioni profonde della fisica quantistica oltre a creare qualcosa di nuovo,che prima non esisteva non c’era in maniera anche non prevedibile e/o spontanea , sotto il principio Kantiano di agire in modo da trattare ” l’umanità sia nella tua , sia nella altrui persona , sempre come fine ,mai come mezzo . La vicinanza ed amicizia con il Cardinale Angelo Comastri da quando era delegato pontificio alla santa Casa di Loreto ne è testimonianza . Sei stato in questi anni un “faro ” per tanti ed anche per me in quanto coetaneo, te con la corsa in vari luoghi del mondo, modestamente la mia persona amante della pallavolo solo nel maceratese che con il tempo ,la pratico ancora, con la ” palla sotto al mezzo volo vista l’età , ma con lo spitito guida di cui sopra . Corri Ulderico tra i cieli azzurri le vibrazioni ed i fasci di luci per sempre . Piero Bonarini amante e praticante della pallavolo dalla riviera adriatico-maceratese di Porto Potenza Picena