
Stefano Di Pietro
di Luca Patrassi
Tra dieci giorni scade il termine per la presentazione delle liste elettorali per il rinnovo del Consiglio comunale di Macerata e si corre per definire tutti gli assetti. Partiti ed associazioni al lavoro, intanto emergono i primi contenuti. La lista “Riformisti Macerata”, che sostiene il candidato sindaco Gianluca Tittarelli, è pronta per la presentazione.
Ogni lista deve comprendere un numero di candidati non superiore al numero di consiglieri da eleggere e non inferiore ai 2/3, ossia da 21 a 32 nel caso di Macerata. Nomi nuovi e nomi noti della politica, delle professioni e dell’associazionismo quelli proposti dai riformisti e che formano la lista che sarà ufficializzata a breve termine.
Ad aprire la lista ci sono Eleonora Sarti (che partecipava al tavolo del centrosinistra con Officina delle Idee per poi uscirne dopo la rottura sul nome del candidato sindaco), poi il commerciante ed ex assessore comunale Stefano Di Pietro, Piergiuseppe Mariotti, Antonio Zaccagnino, Riccardo Vecchi, il consigliere comunale di Italia Viva Ulderico Orazi, Fernando Froldi, Fabrizio Centioni, Fabrizio Ippolito, Matteo Telloni, Alessio Ferri, Quinto Romagnoli, Gina Latini, Simonetta Simonetti, Paolo Ponzelli, Gianfranco Lattanzi, Anna Maria Stacchio, Serena Pizzabiocca, Giancarlo Moretti e Marina Bagantoni.

Gabriele Micarelli
Osserva Stefano Di Pietro, il coordinatore di “Riformisti Macerata”: «La nostra lista nasce con l’obiettivo di dare risposte concrete a chi qui vive e lavora. Non facciamo promesse irrealizzabili, ma proponiamo progetti precisi: dal rilancio del commercio locale al potenziamento dei servizi per le famiglie, fino a una gestione più moderna della mobilità e del decoro urbano. Vogliamo una città che sappia valorizzare la sua anima universitaria e culturale. La nostra squadra è fatta di persone competenti, volti della società civile che mettono la propria esperienza al servizio del bene comune.
Insieme possiamo trasformare Macerata in un modello di efficienza e partecipazione. Il vostro sostegno è il motore di questo cambiamento: costruiamo oggi la Macerata di domani»
Novità emergono sul fronte del centrodestra, in particolare nella lista “Maceratesi per Parcaroli” di cui è coordinatore Gianni Giuli: l’ultimo ingresso è quello del commerciante maceratese Gabriele Micarelli (“Verde Caffè”), con lui ci sono a Gianluca Micucci Cecchi e a Antonietta Mancuso, i consiglieri comunali di “Pensiero e Azione” Cristina Cingolani e Alessandro Bini, il presidente del Consiglio comunale (eletto nel 2020 con la Lega) Francesco Luciani, il consigliere comunale ex Pd Maurizio Del Gobbo.
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Ridateci piuttosto la lista degli ultimi 500 commenti di ogni opinionista certificato di CM.
…perfettamente d’accordo col signor Massimo Giorgi, è una questione di libertà e di democrazia, per chi ancora ci crede…e ci prova gv
Leggo con piacere che Cronache Maceratesi nell’articolo si è interessato della nostra lista “RIFORMISTI MACERATA”. Lista con un chiaro riferimento al grande mondo riformista del centro sinistra, movimenti civici compresi. “Riformare” non è semplice, sopratutto riformare bene. La lista nasce essenzialmente dall’alleanza elettorale tra il Partito Socialista Italiano, di cui sono il coordinatore cittadino, Italia Viva, il cui riferimento cittadino è il consigliere uscente Ulderico Orazi, attraverso i loro contenitori politici AVANTI P.S.I. e Casa Riformista, oltre ad un gruppo di cittadini provenienti dal mondo civico. Nasce con l’intento di fornire alla città di Macerata un innovato riferimento politico, con nuove idee e nuovi obiettivi, conformi ad un mondo che diventa sempre più complesso. Antonio Zaccagnino coordinatore cittadino del P.S.I.
Ode al Commento Verace
In quel foro digitale, ove l’opinione si fa pittura di sé medesima, tra i chiaroscuri di pixel che simulano il lume caravaggesco e le ombre di un consenso effimero, sorge improvvisa, come una tavola ferraresca riscoperta nell’officina del tempo, la nobile invocazione: «Ridateci piuttosto la lista degli ultimi cinquecento commenti di ogni opinionista certificato di CM».Oh, mirabile richiesta, che ha il piglio di un connoisseur il quale, dinanzi a un presunto Giorgione offuscato da ritocchi posteriori, esige non già il lustro di una vernice accademica, bensì il nudo repertorio delle pennellate originarie! Qui non si tratta di vuota retorica, di quegli svolazzi di parole che l’opinionista patentato dispiega come drappi di broccato su un manichino di idee; qui si reclama la materia prima, la successione temporale dei gesti, il ductus che rivela l’animo più che la posa.Vedi tu, o lettore attento, come in quel «Thumb up 4 – Thumb down 0» palpiti già un piccolo dramma formale: quattro consensi, nessuno dissenso, quasi un quadrato prospettico perfetto entro cui si inscrive la figura di Giuseppe Vallesi, che il dì 15 d’aprile dell’anno 2026, alle ore ventuno e quarantotto minuti, depone la sua testimonianza con l’umiltà di un garzone di bottega: «…perfettamente d’accordo col signor Massimo Giorgi, è una questione di libertà e di democrazia, per chi ancora ci crede…e ci prova gv».Quale economy di mezzi, quale suprema economia! Non un aggettivo di troppo, non un’iperbole che appesantisca il tratto; solo l’essenziale, come nelle mani di Piero quando riduce il mondo a pura geometria abitata da luce. Il puntino di sospensione iniziale segna una pausa meditativa, quasi un respiro prima di immergersi nella tela; poi l’accordo «perfetto», limpido come un bianco di piombo su fondo scuro; quindi la questione di libertà e democrazia, non già declamata in maiuscolo come su un manifesto futurista, ma pronunciata con la quieta fermezza di chi sa che quelle parole, oggi, sono divenute quasi reperti archeologici, da maneggiare con la delicatezza con cui si sfiora una tempera su tavola che il tempo ha reso fragile.E quel «per chi ancora ci crede…e ci prova» – oh, che sublime reticenza! Il puntino sospeso è un’ombra gettata sul campo, un’ombra che non oscura ma rivela la profondità del campo stesso. Ci crede ancora, sì, ma con la consapevolezza del pellegrino che cammina in una contrada ove la fede è divenuta esercizio raro, quasi ascetico. E «ci prova» – verbo umile, verbissimo, che dice più di ogni trattato: l’azione ostinata, il gesto ripetuto contro l’indifferenza del mondo, come il pittore che torna ogni mattina allo stesso cavalletto, sapendo che la luce muta ma la ricerca resta.In questa breve epigrafe si condensa tutto il pathos di un’epoca che ha scambiato il chiacchiericcio per discorso, il like per giudizio, il certificato per autorevolezza. L’opinionista certificato è il nuovo accademico di San Luca, col suo brevetto in cornice digitale; ma il vero critico vuole la lista intera, i cinquecento commenti, con le loro date, i loro orari, i loro «gv» finali che siglano, come una sigla d’autore, l’umana imperfezione.Ridatecela, dunque, questa lista, perché solo nella sequenza delle pennellate si vede se la mano è sicura o tremolante, se il pensiero procede per scorci arditi o si perde in ripetizioni manierate. Solo lì, nell’archivio vivo dei pareri, si misura la sincerità del tratto contro la vernice lucida della retorica.E Giuseppe Vallesi, con la sua modesta postilla, ci ricorda che la democrazia, quando ancora si crede in essa, non si nutre di proclami altisonanti, ma di questi piccoli atti di concordia ostinata, di queste firme discrete apposte in calce al quadro della vita civile.Così sia: ridateci la lista, e che essa valga più di mille editoriali patinati. Perché nell’arte del commentare, come in quella del dipingere, la verità sta tutta nel ductus, non nella firma certificata.