
Da sinistra Mati Marsel e Gabriele Cofanelli
Accusato di aver costretto due imprenditori a corrispondere 60mila euro in favore di una società dopo aver fatto un decreto ingiuntivo, la Cassazione conferma l’assoluzione per il 35enne Marsel Mati.
In primo grado l’imprenditore albanese che vive a Tolentino, era stato condannato a 3 anni e sei mesi per estorsione dal gup del tribunale di Macerata. La Corte d’appello di Ancona invece lo aveva assolto. Il 35enne era stato assolto già in primo grado dall’accusa di induzione in errore del giudice. I fatti contestati sarebbero legati a lavori in un cantiere.
«Da tale esito lo stesso imprenditore ha tratto spunto per confermare la sua innocenza – hanno detto gli avvocati Gabriele Cofanelli e Vando Scheggia – e che in unione ad altri procedimenti che parimenti hanno ritenuto di poter escludere qualsivoglia forma di responsabilità penale, rafforza la sua fiducia nell’operato complessivo della magistratura e nell’equilibrio che denota una profonda ricerca della verità, così come nel caso di specie».
Secondo l’accusa Mati si sarebbe fatto consegnare 60mila euro dai due imprenditori di origine abruzzese pretendendo questa somma per alcune opere edili che nel contempo erano state eseguite dalla ditta gestita da Mati.

L’avvocato Vando Scheggia
Per quanto riguarda le fatture messe verso i due imprenditori «erano risultate assolutamente conformi ai dati contabili e quindi non oggetto di qualsivoglia contraffazione – proseguono i legali -. Per quanto riguarda invece l’ipotesi di estorsione veniva contestata al Mati di aver occupato abusivamente un cantiere edile, minacciando che lo stesso non sarebbe stato liberato sino a quando gli altri imprenditori non avessero permesso la prosecuzione dei lavori di risanamento edilizio che sino a quel momento erano stati posti in essere dallo stesso Mati. Ciò sino al punto di ricevere un importo pari a 60mila euro».
Da lì la difesa aveva fatto ricorso alla Corte d’appello di Ancona che «in riforma della sentenza di primo grado – dicono gli avvocati – ha assolto l’imputato anche dal reato di estorsione con formula più ampia, statuendo inoltre la revoca del sequestro che era stata inflitta dal giudice di primo grado. Ma questa battaglia giudiziaria evidentemente non era destinata a concludersi nell’immediato, tanto che la procura generale aveva a sua volta proposto ricorso in Cassazione chiedendo l’annullamento della pronuncia assolutoria e quindi l’instaurazione di un nuovo giudizio».
Cassazione che ha confermato la sentenza di secondo grado. «Il ricorso è stato ritenuto inammissibile e pertanto ha statuito di nuovo l’assoluzione dell’imputato e la revoca del sequestro patrimoniale così come disposto nella fase iniziale del procedimento».
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