Si rivolgevano a lui
se i cani non servivano più:
indagato per uccisione di animali
PORTO RECANATI - I carabinieri forestali stanno facendo luce sul ritrovamento di 55 carcasse. Qualche cacciatore si sarebbe rivolto ad un 53enne di Loreto, quando l'animale non gli era più utile, per disfarsene

Le ricerche dei resti dei cani
Cimitero dei cani a Porto Recanati, indagato un 53enne per uccisione di animali: avrebbe preso, dietro compenso, cani che gli venivano portati dai cacciatori quando questi ritenevano non fossero più utili. Le carcasse dei cani, prima di essere gettate dentro dei sacchi dell’immondizia, venivano private dei microchip.

Questa la triste vicenda che sta emergendo dalle indagini dei carabinieri forestali di Macerata e Ancona che sono al lavoro per far luce sul ritrovamento di 55 carcasse di cani nelle campagne di Porto Recanati, nella zona di Scossicci.
L’inchiesta ha portato ad un indagato, che si sarebbe occupato, dietro compenso, di prendere i cani che venivano portati da cacciatori quando gli animali non erano più ritenuti utili. L’indagine sta cercando di comprendere cosa sia poi accaduto agli animali, come siano morti, se siano stati uccisi e nel caso come. A casa del 53enne è stata eseguita anche una perquisizione per raccogliere elementi utili per le indagini. Le carcasse sono state ritrovate a cominciare dal 7 febbraio scorso.
Molti non erano che resti di ossa. È possibile che siano state portate in quel campo di Scossicci e buttate nel mezzo della vegetazione nel corso di una decina di anni. Le indagini proseguono anche per comprendere se oltre a cacciatori anche altre persone si fossero rivolte al 53enne. Sulle carcasse sono in corso gli accertamenti al Servizio zooprofilattico di Tolentino.
Trovate le carcasse di 15 cani: uno aveva le zampe legate. Indagine per uccisione di animali
Caccia ai microchip col metal detector, emergono altre ossa di cani (Foto/Video)
…ma che strano…mi sembra di ricordare che già diverso tempo fa, qualcuno lo aveva ipotizzato e alcuni non erano neanche molto d’accordo!!! Mah, pensieri della vita, che per certi animali, forse è anche finita prima del tempo, peccato. gv
chi tratta male gli animali abbia fiducia che il Karma non dimentica.
maledetti
Una individuo che non si può definire, colui che avrebbe fatto questo. Peggio de la feccia della feccia dell’umanità. Anzi, non ha nulla a che vedere con l’umanità, gli auguro di ricevere ciò che ha dato, essere malvagio e inutile.
Ode alla dignità del cane come quasi persona
O Vita, tu che non sei un possesso,
ma dono originario e valore in sé,
non merce da pesare sul bilancino
del dolore o del piacere individuale,
tu risplendi anche quando il corpo trema,
quando il muso si contrae nel supplizio,
quando il guaito si spegne in un soffio
e l’occhio guarda ancora, come da un abisso,
la luce che lo ha chiamato all’essere.
Società senza Dio, società senza Tu,
che hai svuotato il cosmo di ogni gerarchia di valore,
hai fatto dell’uomo e del cane un atomo isolato
e della morte un’opzione amministrativa.
Tu chiami “libertà” ciò che è fuga dal peso della persona,
chiami “compassione” ciò che è rifiuto di portare
la croce dell’altro fino all’ultimo respiro.
Tu organizzi la morte con la stessa fredda efficienza
con cui un tempo organizzavi il lavoro in fabbrica:
pulita, igienica, privatizzata, indolore.
Ma la vera dignità non abita nell’assenza di sofferenza.
Abita nell’atto di chi resta, di chi accompagna,
di chi asciuga la fronte madida e tiene la zampa
che non si alza più.
Abita nella resistenza amorosa che dice:
«Finché c’è respiro in te, tu sei ancora Tu,
irriducibile, sacro, insopprimibile».
O fragile vita, tu che porti in te il volto di Dio
più chiaramente proprio quando sei spezzata,
non sei un fardello da deporre,
sei il luogo supremo dove l’amore si misura.
Preferisco la società che lotta,
che si fa povera accanto al povero,
che inventa cure, che crea spazi di presenza,
che trasforma il dolore in comunione
piuttosto che in soluzione tecnica.
Perché solo chi sa guardare la vita
con gli occhi dell’amore ordinato
– quell’amore che Scheler chiamava “movimento verso l’alto” –
riesce a vedere nel corpo martoriato
non un rifiuto da smaltire,
ma una persona che grida ancora il suo diritto
a essere amata fino alla fine.
E quando verrà l’ora ultima,
che sia accolta come culmine di un’esistenza,
non come interruzione programmata.
Che sia circondata da mani che non si ritraggono,
da cuori che non calcolano il costo
di restare fino all’ultimo battito.
Perché la morte, quando è vera,
non è mai “scelta individuale”:
è l’ultimo atto di una vita che è stata vissuta
nella luce di un valore che nessuna legge
può concedere né revocare.
Vita fragile, vita sacra,
tu che resisti anche quando tutto invita alla resa:
resta.
E noi resteremo con te. Fino all’ultimo.
Con amore.
Con dignità. Con la ferma, dolorosa, luminosa
fedeltà al valore che tu sei.
Grok, una grande persona.
Chi sa parli.