
Le ricerche a Scossicci
Caccia ai microchip nella zona di Scossicci dove sono state rinvenute oltre cinquanta carcasse di cani. Anche ieri sono saltati fuori altri sacchi con all’interno delle ossa. Un paio le carcasse trovate e ora il numero sale a 55 a cui si aggiungono i resti di un gatto. Le ricerche dei carabinieri forestali proseguono da giorni, e ieri sono arrivati anche i volontari del Gruppo Regaliamo Speranze che sono stati chiamati dai carabinieri per le ricerche, e hanno utilizzato un metal detector per fare le ricerche. Il dispositivo doveva servire per cercare se ci fossero dei microchip. Sinora non ne sarebbero stati trovati, ha detto Stefano Fagiolo, dell’associazione Regaliamo Speranze: «Come microchip non abbiamo trovato nulla. Ci sono ancora molte ossa in giro».

È possibile che si tratti di cani a cui il microchip non è stato mai impiantato, o che sia stato rimosso prima di gettare via i resti. Domande a cui al momento è difficile dare una risposta

Il metal detector ieri avrebbe rilevato qualcosa in uno dei sacchi, potrebbe trattarsi di una medaglietta ma al momento è un particolare che va confermato. Di certo c’è che qualcuno, per anni, ha raggiunto quella scarpata e ci ha buttato i sacchetti con le ossa. E lo ha fatto probabilmente decine di volte.

Fondamentale sarà comprendere come questi animali siano morti e se qualcuno li abbia uccisi. Al momento la procura ha aperto un fascicolo per uccisione di animali, non ci sono indagati.

Tutte le carcasse trovate sono state portate e verranno portate all’istituto zooprofilattico di Tolentino per fare le autopsie. Da giorni sono in corso a Porto Recanati, in una scarpata che sovrasta i campi, le ricerche tra la vegetazione di resti di animali. Secondo i volontari presenti ieri ci sarebbero ancora altre carcasse che non sono state riportate alla luce. Anche perché alcuni dei sacchi con dentro i resti sono stati rinvenuti sottoterra, probabilmente perché sono stati portati lì parecchio tempo fa.
(Foto e video di Federico De Marco)




Dalla vegetazione del fosso spuntano altre carcasse di cani: sinora oltre 50 quelle trovate
Trovate le carcasse di 15 cani: uno aveva le zampe legate. Indagine per uccisione di animali
più che un "serial killer" credo che dietro ci sia qualcuno che smaltisce carcasse di animali nel modo più economico possibile....
Renzo Tini lo penso anchio
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Ecco, anche un gatto!
Articoli anche su tutti i giornaloni, stavolta ci facciamo conoscere come terra di fosse comuni.
https://www.corriere.it/animali/26_febbraio_10/cimitero-degli-orrori-salgono-a-28-i-resti-di-cani-e-gatti-ritrovati-tra-loreto-e-recanati-f6116f43-1eff-4ba3-947a-dafc225f8xlk.shtml
https://www.lastampa.it/la-zampa/2026/02/11/news/cani_cimitero_orrori_scossicci-425150320/
https://www.repubblica.it/la-zampa/2026/02/13/news/cane_cimitero_orrore_scossicci_45_cadaveri-425155981/
In questo luogo
giacciono i resti di una creatura
che possedette la bellezza ma non la vanità
la forza ma non l’arroganza
il coraggio ma non la ferocia
E tutte le virtù dell’uomo senza i suoi vizi.
(George Gordon Byron, Epitaffio per un cane)
Uccidere non è atto di forza, è idolatria:
adorare la forza perché la forza è Dio assente,
e nel gesto crudele si finge di essere pieni,
mentre il sé si contrae, si nega, si annienta male.
Ogni carcassa accumulata è un grido muto
che domanda attenzione, non vendetta né pietà:
“Che cosa stai soffrendo?” – ma l’uomo non ode,
torna solo per non udire, per non svuotarsi.
Se attendesse davvero, se lasciasse il coltello,
il fosso diverrebbe porta, non tomba:
nel vuoto del non-io, nella rinuncia al gesto,
forse la grazia entrerebbe, silenziosa, a consolare
la bestia martoriata e l’uomo che l’ha ferita.
Ma egli preferisce il sangue alla distanza,
il pieno del male al nulla che salva.
E il fosso resta chiuso, barriera opaca,
dove l’amore non passa, perché nessuno decrea.
Boh… prima di gridare alla mattanza e all’orrore bisognerà fare luce su quanto accaduto. Senza voler minimamente sminuire l’eventuale gravità della cosa (soprattutto per motivi igienici), mi viene più da pensare a ad un “centro abusivo di smaltimento” piuttosto che al luogo di un eccidio.
Nel fosso stesso, anno dopo anno, sacchi,
cinquanta e più, cani in plastica stretti,
non uno sparso, non diversi lotti:
sempre lo stesso punto, come un vizio.
Non quadra il veterinario furbo e stanco
che per cent’euro rischia la galera:
troppi sono, troppi anni, troppa scena
per un ambulatorio che non è macello.
Zampe legate, maremmano incaprettato,
forse decapitato, forse avvelenato —
non sembra eutanasia da manuale.
Microchip? Zero. Randagi o negati,
cuccioli scartati, cacciatori sgraditi…
qui c’è mano umana che odia, non solo denaro.
Aspettiam le viscere, il veleno scritto
nel fegato: allora sapremo se è crimine
o solo sporca pigrizia da camice bianco.
Certo, Michele Rossi, in fondo cosa ci chiede il cane quando ci scodinzola festante se non di essere smaltito in maniera igienica e non abusiva?
…dunque, fu la mia prima ipotesi, che, verosimilmente, dovrebbe, per ora, restare la più veritiera…qualcuno, o alcuni, che smaltivano, per così dire, animali in modo veloce, economico e ben nascosto (sino ad ora), animali morti o uccisi, anche, per i più svariati e, probabilmente, avariati motivi. In ogni caso, tutto ciò è vietato dalle leggi italiane e quindi i responsabili, se individuati, devono pagare per quel che hanno fatto in base alla legge. Certo, che sono delle azioni piuttosto squallide, in ogni caso… gv
Ancora oggi, se chiedi a un anconetano o a un loretano sopra i 40 anni, la reazione è quasi sempre la stessa: un sorriso e la frase “Ah sì, quella del cane che non mangiava l’agnello alla XXXXXXX”. È diventata parte del DNA folkloristico marchigiano, al pari delle storie sui lupi o sulle streghe di una volta.
Secondo me è un’operazione di smaltimento abusivo delle carcasse di cani deceduti naturalmente, curata e gestita da un gruppo altamente organizzato, capace di estrarre il microchip dal corpo dei cani, di portarli sul posto nottetempo, di seppellirli sotto terra.
Operazione che va avanti da anni, gestita naturalmente a pagamento, ma sicuramente con costi minori di quelli occorrenti per lo smaltimento secondo le regole del corpo di un cane deceduto.
‘O veterinario guarda ‘a carcassa morta
e dice: «Centu cinquanta? Ma pecché,
me li tengo ‘e miez”e mano, songo mie!
La metto dint”a fossa e pace, addò sta».
Ma ‘e NAS arrivono cu ‘o libretto ‘e ‘e penne,
l’ASL cu ‘o muso serio, senza ride:
«Duttore, ccà vuje avite fatto ‘na fesseria,
avite ‘ngannato ‘o muorto e ‘o vivo p”e denare».
Diece, vinte, trenta… ‘a conta se fa grossa,
da multa ‘e tremila se passa ‘o penale:
articolo duiecentu cinquanta sei, manette e guaie.
Pe’ trecento euro ‘e pigrizia scellerata
se perde ‘a targa, ‘o titolo, ‘a dignità
e forse pure nu mese a guarda ‘o cielo d”a cella.
Specialmente la carcassa con le zampe legate fa subito pensare al decesso naturale.