La “costa d’oro” degli ‘ndranghetisti:
edilizia e coltivazioni di cannabis
per riciclare soldi nel Maceratese

L'INTERVENTO di Giuseppe Bommarito - Oltre cento nelle Marche gli esponenti del sodalizio criminale. La zona di Civitanova crocevia degli interessi malavitosi che coinvolgono anche Porto Recanati e Porto San Giorgio. Il business del cantiere: ci sono teste di legno o società fantoccio che acquistano e ristrutturano o edificano ex novo con il denaro riciclato un immobile. Dopo il restyling viene rivenduto ad un prezzo più basso agli uomini del clan che hanno tirato fuori il denaro iniziale e si trovano legalmente proprietari di immobili acquistati con denaro formalmente pulito

- caricamento letture
giuseppe-bommarito-e1678366905984

L’avvocato Giuseppe Bommarito

di Giuseppe Bommarito*

In un convegno sul crimine organizzato del giugno 2023 a Fano, su iniziativa dell’Associazione nazionale magistrati, del Comune e dell’associazione “Primavera della legalità”, è stato affermato da uno dei relatori, Daniele Paci, già in forza alla Direzione distrettuale delle Marche (Dda) ed ora alla Procura di Rimini, che nelle Marche vi sono almeno un centinaio di ‘ndranghetisti, per così dire certificati. Nel senso che tutti hanno riportato una condanna per associazione di stampo mafioso (e di questi cento, una quarantina sono da tempo stanziali nella nostra regione, mentre gli altri sessanta sono “saliti” negli ultimi anni). A questi “soldati” delle ‘ndrine con il pedigree documentato vanno poi ovviamente aggiunti quelli che non sono ancora incappati nelle maglie della giustizia e quindi risultano puliti al casellario. Paci, un magistrato di lungo corso, con una carriera costellata di indagini molto significative (a lui si deve la prima individuazione, nel novembre 1994, dei famigerati componenti della banda della “Uno bianca”), ha aggiunto preoccupato: «Sono venuti non certo per fare una vacanza in terra marchigiana, ma soprattutto per svolgere attività di riciclaggio. Le Marche stanno diventando una lavanderia per capitali illeciti tramite società fittizie, ditte che emettono fatture false, partecipazione ad appalti pubblici attribuiti ad imprese con certificazione antimafia, ma poi non si sa chi effettivamente ci lavora».

serra-marijuana1-325x189

La serra scoperta dalla Guardia di Finaza

Parole inquietanti, che peraltro, scendendo più a sud, trovano piena conferma dalle nostre parti, in particolar modo nella fascia litoranea comprendente Civitanova e tutto il suo hinterland, che ormai, per forza attrattiva, si distende sulla costa da Porto Recanati sino a Porto San Giorgio. Una zona che da tempo funge da crocevia a livello regionale di rilevanti interessi economici e malavitosi. Tant’è che anche da queste parti, dove ogni tre giorni va a fuoco una macchina per debiti di droga o di gioco d’azzardo non pagati, la ‘ndrangheta è da tempo egemone e ora si occupa prevalentemente di cannabis e, in misura ancora maggiore, di riciclaggio a tutto campo per investire le proprie fortune illecite. 

In ogni caso, la presenza massiccia della droga, in particolare la cocaina, sta diventando un vero e proprio problema sociale e costituisce al contempo sicuro indice della presenza di tutte le consorterie di criminalità organizzata italiane e straniere. Ebbene, appaltato in gran parte ai clan albanesi – a Porto Recanati invero comanda un bosniaco – lo smercio della polvere bianca (non certo il suo lucroso approvvigionamento a monte, che avviene all’estero, direttamente nei Paesi di produzione tramite broker), i personaggi ‘ndranghetisti più influenti presenti in zona, che si riuniscono periodicamente per coordinarsi tra loro, in questa fase risultano particolarmente impegnati, per quanto riguarda le sostanze stupefacenti, nella coltivazione, al chiuso o a cielo aperto della cannabis, anche in zone situate in aree interne di campagna della provincia maceratese. 

droga-cocainaQuesta sostanza (specialmente la marijuana) si abbina infatti molto alla cocaina come rilassante, ha un vasto mercato, è la più consumata in Italia e, salvo casi particolari riguardanti sequestri di sostanza in quantità molto elevata, comporta minori rischi giudiziari per una sorta di strisciante progressiva, incomprensibile, legalizzazione di fatto (molti componenti dell’apparato repressivo statale, ancora evidentemente ancorati alla favoletta della droga “leggera”, dovrebbero leggere attentamente le relazioni dell’Istituto superiore della sanità, organo tecnico-scientifico della Presidenza del Consiglio, laddove si evidenzia l’effetto devastante sul sistema cerebrale, soprattutto sugli adolescenti che ne sono i maggiori consumatori, della cannabis di ultima generazione con una percentuale di principio attivo, il Thc, al 40/50 per cento, a fronte del 5/10 per cento di qualche anno addietro).

Non a caso, di recente, proprio a Civitanova, la Guardia di finanza ha sequestrato una grande serra di coltivazione di cannabis al chiuso, dotata di tecnologia molto sofisticata di tipo idroponico, idonea a garantire più fioriture nel corso dell’anno (e quindi con maggiore profitto illecito), provvedendo al sequestro di 216 piante e 850 grammi di stupefacente già pronto per la vendita. Un impianto molto costoso, sia per l’installazione che per la gestione quotidiana, non certo rientrante nelle possibilità del ragazzo che lo aveva allestito, un giovane disoccupato finanziato e usato come schermo da un sodalizio criminale calabrese da molti anni operativo sulla costa maceratese.

Ma soprattutto i clan calabresi, i cui capi tendono a trasformarsi in vera e propria “borghesia mafiosa”, investono nell’edilizia, una volta ripuliti tutti i soldi fatti con la droga, con l’usura, il pizzo, il gioco d’azzardo (ripulitura non sempre effettuata senza sollevare perplessità: ben 777 sono state le operazioni sospette segnalate nel 2022 dalle banche operanti nel maceratese, segnalazioni delle quali sarebbe interessante conoscere l’esito). Per individuare immobili da acquistare a prezzi vantaggiosi hanno a loro disposizione, da molto tempo, pure un’agenzia immobiliare piuttosto nota in città proprio per questa discutibile clientela. E si avvalgono, in questo settore, anche di una opinabile interpretazione della normativa sul piano casa della Regione, tutta a favore di chi costruisce, così intesa solo dall’amministrazione comunale civitanovese.

E’ nell’edilizia quindi che in gran parte finiscono i soldi di queste attività criminali, tanto che – sarà un caso – ma Civitanova risulta essere negli ultimi anni la città del maceratese con il maggior consumo di suolo, a testimonianza del fatto che in questo ambito, oltre ai tradizionali imprenditori del settore, a volte anch’essi “infiltrati”, c’è chi spinge fortemente per operazioni immobiliari speculative e di riciclaggio, che vengono portate avanti anche nei quartieri residenziali non centrali, dove vengono abbattute piccole unità abitative unifamiliari o al massimo bifamiliari e al loro posto sorgono palazzi con appartamenti per lo più di piccola metratura. Ad investire nell’edilizia sono soprattutto imprese sorte oppure insediate a Civitanova o nei paraggi in questi ultimi anni (tutte con regolare certificazione antimafia), che appartengono a società che a loro volta hanno una miriade di partecipazioni in altre società quasi sempre con oggetti sociali diversi e spesso con sede legale in Calabria e comunque appartenenti a codici di attività che a volte non hanno nulla a che spartire con l’edilizia. Costante l’interposizione fittizia di prestanome, affaristi spregiudicati, familiari e società di comodo, per rendere più difficoltosa la riconducibilità degli immobili agli effettivi proprietari.

Certo, in tutto questo proliferare di attività nelle costruzioni ci sono anche gli effetti della normativa del super bonus, ma c’è anche un notevolissimo reinvestimento di denaro riciclato nel settore immobiliare, tipico del rapporto tra mafie e affari.

Qui si possono muovere grandi quantitativi di denaro. Ad acquistare (a volte anche con metodi di persuasione piuttosto spicci, per usare un eufemismo) e poi a ristrutturare o a costruire sono le teste di legno o le società fantoccio che hanno a disposizione il denaro riciclato in attività in cui gira molto contante: bar, ristoranti, pizzerie, noleggi, parcheggi, gelaterie, lavanderie a gettone, bed and breakfast, dove si scontrina a tempo pieno. Poi l’immobile, una volta edificato ex novo o ristrutturato, viene rivenduto ad un prezzo più basso agli uomini del clan che hanno tirato fuori il denaro sporco iniziale e si trovano, alla fine del giro, legalmente proprietari di immobili acquistati con denaro formalmente pulito.

Certo, non sempre il meccanismo funziona alla perfezione, anche perché da qualche tempo la Guardia di Finanza sta portando avanti una strategia di contrasto alle accumulazioni sospette di capitale. A farne le spese, di recente, una famiglia calabrese dell’interno che circa un anno fa ha subito un sequestro di 27 fabbricati, 44 terreni e 3 veicoli, per un valore complessivo di sei milioni di euro. Ma nella maggior parte dei casi queste operazioni sfuggono all’attenzione degli inquirenti e le accumulazioni dubbie di capitale, grazie agli accorti consigli di professionisti di fiducia, avvocati e commercialisti, vengono appositamente frazionate, per non dare più di tanto nell’occhio. Insomma, l’economia criminale avanza soprattutto nella fascia costiera, di pari passo con la sempre maggiore diffusione della droga, cocaina in primo luogo.

*Presidente dell’associazione “Con Nicola, oltre il deserto di indifferenza”

Blitz della Finanza, scovato laboratorio per la produzione di marijuana: arrestato un 31enne (Video)

Altro che “isola felice”, a Civitanova affari d’oro per la ‘ndrangheta. Serve la Dia anche nelle Marche

Cocaina e crack a Macerata, ecco come viene gestito lo spaccio


(clicca per ascoltare la notizia in Podcast)



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page
Podcast
Vedi tutti gli eventi


Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Matteo Zallocco Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X