«Il territorio ha voglia di essere valorizzato»
Club Unesco, la lezione dei Piceni
e i nuovi tesori da proteggere
TREIA - Il gruppo con sede a Tolentino si è riunito per una giornata di scambio di idee e progetti iniziata con la lezione del professor Enzo Catani nel museo archeologico di cui è direttore e conclusa in località San Lorenzo. Il segretario Paola Calafati Claudi: «Il nostro patrimonio storico ha bisogno della collaborazione tra diverse fasce d'età e competenze»

Il professor Enzo Catani (a sinistra) inizia la sua lezione al Museo archeologico di Treia
di Leonardo Giorgi
«La richiesta viene dal basso, c’è molta voglia da parte di tanti cittadini di valorizzare tesori locali e rivitalizzare certe situazioni. Noi siamo qui per accompagnare il territorio in questo percorso». Spiega così il segretario Paola Calafati Claudi la missione del Club per l’Unesco di Tolentino e delle Terre Maceratesi. Missione in effetti comune alla strategia internazionale che l’Unesco ha delineato a breve e medio termine per il periodo 2022-2029. È in questo spirito che nella sede operativa di Treia, domenica scorsa, è stata organizzata una giornata all’insegna della formazione, dell’informazione e della promozione di nuove iniziative legate al patrimonio culturale. Un evento dedicato alla programmazione delle prossime attività e di resoconto in seguito alla Residenza Young Paths di Sant’Urbano di Apiro, impreziosito dalla presenza di Enzo Catani, illustre archeologo e vice presidente del Club. Il professore ha offerto ai partecipanti una lezione speciale tra le suggestive sale del Museo archeologico di Treia, di cui lo stesso Catani è direttore scientifico.

Enzo Catani
Un viaggio tra i Piceni e i Romani che ha emozionato i presenti, colpiti dal piglio, dalla capacità di ricostruzione e dalla semplicità di un linguaggio attento ad arrivare a tutte le orecchie (a prescindere della preparazione storica di chi ascolta) del professore. «Quando si parla di civiltà antiche – sottolinea Catani – si fa spesso l’errore di paragonarle tra di loro e di dire che una è più avanzata dell’altra. Non funziona così. Ogni civiltà ha le sue peculiarità, le sue specialità. I Piceni stessi venivano considerati un popolo prevalentemente guerriero, ma le evidenze archeologiche ci restituiscono l’immagine di persone organizzate in piccoli villaggi ed esperti coltivatori e allevatori. I Piceni commerciavano utilizzando i loro beni più preziosi, che erano appunto di consumo. Per questo non abbiamo traccia di questi prodotti, pur avendo molti oggetti arrivati in questi territori grazie a scambi commerciali, come l’ossidiana».

Nella seconda parte dell’evento, tenutasi al ristorante Da Otello di San Lorenzo di Treia, sono stati presentati nuovi possibili percorsi di valorizzazione di beni storici nel territorio di Pollenza, con la previsione di contatti con comunità patrimoniali giovanili. Sono state inoltre illustrate nuove proposte di utilità per i giovani, sottolineando l’importanza del coinvolgimento delle nuove generazioni nella tutela e nella promozione del patrimonio culturale. «La giornata si è contraddistinta per il suo “sincretismo” generazionale – commenta Calafati Claudi -, evidenziando l’importanza della collaborazione tra diverse fasce d’età e competenze per la valorizzazione del patrimonio storico e culturale». «L’Unesco – conclude il segretario – si muove tra localismo e universalismo. Noi aiutiamo a stabilire rapporti istituzionali: il riconoscimento Unesco di un bene significa che quest’ultimo ha un carattere di tipo universale, non più confinato al proprio territorio».