I pescatori dell’Alto maceratese:
«La nostra zona abbandonata,
necessarie immissioni di trote»

L'ASSOCIAZIONE Alto Potenza e Scarzito di Pioraco, Sefro e Fiuminata, in vista dell'apertura della stagione domenica: «Se si continuerà così in tanti nel tempo appenderanno la lenza al chiodo, mettendo in difficoltà tutto l'indotto legato al mondo della pesca nelle acque interne»

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Una trota

 

di Monia Orazi

Sono solo tre in provincia di Macerata i tratti di fiume con acque di categoria C1 in cui potranno essere fatte le immissioni di trote, che saranno effettuate dopo l’apertura della pesca prevista il 27 marzo. Per il fiume Chienti dallo sbarramento di Caccamo allo sbarramento del bacino “le Grazie”; per l’Esino dalla diga Sant’Elena alla diga di Franciolini; per il Potenza dalla briglia della presa canale in località San Lazzaro di San Severino al passo sul fiume presso la zona industriale di Passo di Treia.

Non ci sarà quasi sicuramente il pienone consueto nell’Alto maceratese per l’apertura della pesca, ad esempio sono solo due le camere d’albergo prenotate a Pioraco proprio per la giornata inaugurale che invece in passato richiamava tantissime presenze. Lunedì scorso mattina le associazioni dei pescatori hanno partecipato alla Consulta regionale della pesca, ma lamentano di non aver potuto fare nessun intervento. Ad essere immesse saranno probabilmente trote iridee sterili, così come avvenuto l’anno scorso. In totale saranno circa 30 quintali stando al piano piscatorio regionale le trote disponibili per le immissioni che serviranno però sia per il pronto pesca che per l’attività agonistica, un quantitativo ritenuto troppo basso dai pescatori per soddisfare le consuete esigenze, è corsa anche per la consegna dei tesserini a pochi giorni dall’apertura della stagione.

«La pesca non sarà come gli altri anni – lamenta l’associazione di pesca sportiva Alto Potenza e Scarzito di Pioraco, Sefro e Fiuminata – la nostra zona è stata completamente abbandonata a se stessa. Così è sempre più difficile pescare. Chiediamo che siano fatte immissioni per la tutela e la salvaguardia dell’attività piscatoria come è sempre stato altrimenti il fiume si impoverirà ulteriormente, riteniamo che possano coesistere sia i progetti di remissione a scopo ripopolamento, insieme a quelli relativi al pronto pesca. Se si continuerà così in tanti nel tempo appenderanno la lenza al chiodo, mettendo in difficoltà tutto l’indotto legato al mondo della pesca nelle acque interne».

Nell’entroterra il settore dell’acquacoltura ed allevamento di trote è in sofferenza sia perché la pandemia aveva fortemente fatto calare le vendite, sia a causa dei problemi legati all’indotto della pesca, di fatto ridimensionato dall’anno scorso. Ad esempio sono in forte difficoltà ad Ussita le storiche peschiere appartenute al cardinale Gasparri dove si allevano esemplari destinati ripopolamento dei fiumi, prenotati e mai ritirati dalla Regione Marche. Le trote fario, ritenute un’eccellenza tutta marchigiana, sentinelle della salubrità del fiumi, ora sono diventate invendibili e rischiano di sparire dalla filiera produttiva, che nel Maceratese conta una serie di imprese attive nel settore dell’allevamento, tra l’alta Valnerina e le alte valli di Potenza ed Esino, oltre a Sefro.

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