Parcheggio e centro commerciale?
Due idee che fanno a pugni tra loro

IL COMMENTO di Mario Battistini - Il progetto di Rampa Zara l'annunciata City a Piediripa non stanno in piedi. Gravi rischi per il centro storico e per la tenuta delle attività in tutti i quartieri di Macerata. Le incertezze sul futuro dello Sferisterio e il trasferimento dell'hospice da Montecassiano. Che fa il Comune?
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Macerata vista da sotto viale Leopardi

 

di Mario Battistini

Con un parcheggio multipiano sotto viale Leopardi, il Comune di Macerata pensa di rivitalizzare il centro storico sempre più depresso e degradato. Contemporaneamente, si pensa di favorire a Piediripa la costruzione di un megacentro commerciale (ben 28 mila metri quadrati di edificato), con negozi, ristoranti, bar, sale per conferenze, locali di intrattenimento e spazi per bambini. Una vera City per attrarre clientela dal capoluogo e da ogni parte della provincia. Due progetti tutt’altro che entusiasmanti e con un difetto di fondo clamoroso: fanno a pugni fra loro. Da una parte, infatti, un parcheggio per incrementare le presenze in “piazza” e dall’altra un mastodontico contenitore merceologico e di svago per continuare a svuotarla. Con gravi rischi anche per la stessa tenuta delle varie attività che tengono in vita tutti i quartieri cittadini, Cavour e Cairoli in primis.
In centro storico, più di un anno fa, l’Amministrazione in carica ha cancellato l’isola pedonale nella convinzione che il ripristino del traffico veicolare avrebbe favorito il rilancio dell’area. Così non è stato. La depressione non si è fermata. C’è un vivace movimento solo nei bar grazie alla presenza degli studenti universitari, mentre i negozi già chiusi in passato non hanno rialzato le saracinesche e disabitati sono rimasti i tanti palazzi da tempo abbandonati e cadenti. In compenso, l’isola pedonale cancellata due “obiettivi” (negativi) li ha centrati: si è accentuato il dissesto di strade e piazze e incrementato il livello di tossicità dell’aria perché i gas velenosi dei veicoli si addensano in quantità cospicua soprattutto all’interno dei centri urbani. Sono verità incontrovertibili su cui riflettere.

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Il progetto del nuovo centro commerciale a Piediripa

Il tema dell’inquinamento ambientale in queste ore è al centro del dibattito politico su scala internazionale, visti i disastri esplosi con i cambiamenti climatici ormai fuori controllo e sempre più devastanti. Ma i potenti della Terra nulla fanno in concreto per invertire la rotta. Par di rivivere le scene surreali del Titanic: mentre la nave affondava, comandante, marinai e vacanzieri continuavano a ballare. E oggi si balla su un pianeta malfermo e boccheggiante che lascia prevedere, soprattutto a danno delle nuove generazioni, un futuro denso di gravissime incertezze. La cronaca giornaliera è più fosca di un bollettino di guerra: alluvioni, siccità, pandemie, tempeste tropicali, maremoti e altre calamità sono fenomeni tutti interamente legati alla crisi climatica in atto. Le montagne si sgretolano, in pianura si aprono voragini, i ghiacciai si sciolgono provocando l’innalzamento di mari e oceani con conseguenze catastrofiche per città e paesi che rischiano di essere inghiottiti dalle acque. Il verde è vita, ma lo stanno massacrando impunemente. Milioni di alberi anche protetti vengono ogni giorno eliminati; boschi con secoli di storia dati alle fiamme per favorire spericolate attività edilizie. E nessuno si preoccupa di salvare l’immenso polmone verde dell’Amazzonia brasiliana, che trasforma in ossigeno l’anidride carbonica presente nell’atmosfera. Ma con la deforestazione in atto sarà presto annientata anche questa valvola di sicurezza per gli esseri viventi. Purtroppo, prevale l’affarismo di insopportabili dittatori, in molti casi addirittura osannati per gli atti inconsulti di cui si rendono responsabili. E così l’inquinamento dilaga accentuando il cancro dei cambiamenti climatici. Non solo le foreste, pure il verde urbano deve essere strenuamente difeso. Anche un piccolo giardino, anche le aiuole e perfino le erbe che spuntano dagli interstizi delle strade – lo affermano studiosi e ricercatori – assorbono e annullano una non disprezzabile quantità di veleni presenti nell’aria. Sì, il verde è vita e allora difendiamolo tutti convintamente.

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Lo Sferisterio

La fase storica che stiamo vivendo è davvero molto grave, non è più tempo di chiacchiere, bisogna agire con serietà e competenza. Ai disastri ambientali che mettono a rischio il pianeta si accompagnano anche – non dimentichiamolo – problemi sanitari preoccupanti: disturbi respiratori, depressioni, forme tumorali irreversibili e complicate patologie cardiovascolari. E allora se è vero, come è vero, che l’aria che respiriamo è densa di veleni, nelle città, almeno nelle città si dovrebbe privilegiare non l’auto privata ma l’uso dei mezzi pubblici. E’ un concetto di lapalissiano realismo, ma nella nostra Macerata, in controtendenza, vedremo sempre più veicoli in circolazione se davvero si realizzerà l’annunciato parcheggio sotto viale Leopardi, nella speranza di rianimare con attracchi meccanizzati la “piazza”. Perugia scelse anni fa questa strada, ma con risultati deludenti. I centri storici delle antiche città sono un po’ tutti in declino, ma possono riattivarsi – ripetono studiosi della materia – con arredi urbani attrattivi, in grado di ripopolare vie e edifici abbandonati e così spingendo privati imprenditori a investire su molteplici attività, commerciali e non solo. Ma poi, dopo le preoccupanti considerazioni sopra elencate, si può comunque accettare lo sventramento di altre preziose porzioni di verde alle porte di Macerata? E si può avallare la costruzione di un mega centro commerciale a Piediripa che inevitabilmente renderà il capoluogo ancora più isolato e depresso? Altre questioni, non meno assillanti, stanno intanto bollendo in pentola a cominciare dall’annunciato trasferimento all’ospedale di Macerata (città poco amata dalla Regione) dell’hospice di Montecassiano. Il Comune è d’accordo? Polemiche e proteste stanno prendendo il largo. Come non bastasse, si è decapitato lo staff dirigenziale dello Sferisterio, prestigioso simbolo del capoluogo, che aveva operato con risultati artistici e e finanziari lusinghieri nonostante la pandemia e le scarse risorse impegnate. Il sindaco e la Provincia non volevano, ma lo hanno subito. C’è allora un direttore d’orchestra dietro le quinte? E’ imbarazzante quanto sta accadendo. In ogni caso, su argomenti di tale rilevanza l’Amministrazione comunale dovrebbe confrontarsi con i cittadini convocando assemblee pubbliche. Le scelte che contano non possono e non debbono calare dall’alto. E’ necessario cambiare passo.

 



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