Convitto, la lettera di una mamma:
«Le istituzioni hanno il dovere di salvarlo»

MACERATA - L'esperienza di Laura Laviano. La figlia frequenta lo storico istituto

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La sede storica del Convitto

 

«Il Convitto è una scuola storica, merita di tornare nella sua sede. Le istituzioni hanno il dovere di salvarla». Così Laura Laviano di Macerata, mamma di una bambina che frequenta l’istituto. 

«Sono la mamma di una ragazzina che frequenta la 1C alla scuola media del Convitto Nazionale “G. Leopardi”. In questo periodo di grave emergenza nazionale ho deciso di scrivere questa lettera, perché non vorrei che, quello che per una piccola comunità è un grande problema, passi nel dimenticatoio, così da permettere alle amministrazioni di portare a termine il loro diabolico piano: chiudere l’esperienza plurisecolare di un’istituzione formativa e culturale di ottimo livello come il Convitto Nazionale di Macerata. Voglio, attraverso questa mia lettera, comunicare a tutti la mia esperienza di mamma per far comprendere bene il valore del Convitto e la posta in gioco di un braccio di ferro che si sta giocando al di sopra della testa dei ragazzi, delle famiglie dei lavoratori del Convitto. Ho due figli, il maggiore di 16 anni, che frequenta il V ginnasio al liceo classico di Macerata e la piccola di 11 anni, che ha iniziato quest’anno la prima media al Convitto Nazionale. Mio figlio ha frequentato un’altra scuola media della città, ma quando si è trattato di scegliere dove far studiare mia figlia ho deciso di rivolgermi al Convitto. E’ stata una scelta molto ponderata e molto motivata. Non dico che mio figlio non abbia avuto una formazione soddisfacente, tuttavia per una serie di motivi, a mio avviso molto importanti, non ho voluto che mia figlia passasse le stesse esperienze negative di suo fratello maggiore».

In particolare Laura sottolinea l’importanza di un diverso atteggiamento dei professori al Convitto nell’affrontare la conflittualità tra i ragazzi rispetto alla scuola media che aveva frequentato il figlio maggiore: «Prima di tutto i ragazzi coinvolti non sono stati umiliati davanti ai loro coetanei, ma semplicemente ripresi dalla vice preside e poi ognuno di loro, sempre dalla vice e da altri professori sono stati messi nelle condizioni, in modo del tutto sereno, di spiegare le cause dell’accaduto. Nessuno ha portato rancore per nessuno e nessun professore ha additato alcun ragazzino rendendogli la vita impossibile, perché in quel particolare momento ha tenuto un comportamento non degno di una comunità scolastica». Il ruolo del Convitto è cambiato secondo la mamma: «Il Convitto forse in anni passati ha dovuto gestire dei ragazzi, che per una serie di motivi, avevano forse problemi comportamentali. Oggi non è più così. Basta guardare i numeri. Se confrontiamo i numeri, e non le classi, degli iscritti alla secondaria di primo grado del Convitto notiamo con estremo stupore che non sono più così bassi, anzi. Aggiungo che tra gli iscritti non ci sono affatto gli “ultimi” anche se una scuola che si preoccupa degli ultimi è davvero lodevole! E’ piuttosto il caso di chiedersi- e ben farebbero a chiederselo le amministrazioni comunale e provinciale e anche le altre scuole che sono desiderose di attingere dalle file dei ragazzi del Convito per alimentare le loro esangui frequenze – perchè il Convitto ha un così alto gradimento da parte delle famiglie maceratesi e non solo, nonostante non ci sia ancora una sede definitiva. Il valore del Convitto è dato dall’offerta formativa del Convitto, dalla competenza e dalla passione che animano tutti gli operatori quella scuola: dalla dirigente ai professori, dagli educatori fino al personale Ata. Questi sono stati tutti i punti, che noi genitori abbiamo vagliato prima di fare la scelta di iscrivere con convinzione e soddisfazione i nostri figli al Giacomo Leopardi. Siamo consapevoli e felici che i nostri ragazzi – al contrario di quello che è un diffuso luogo comune diffuso in città riguardo al livello del Convitto – studino molto, seguano corsi esclusivi, facciano attività che nessun altra scuola offre in un contesto di serena convivenza e con orari che consentono anche a noi genitori di essere sereni». Laura Laviano apprezza l’atmosfera che si respira al Convitto: «E’ una scuola con la esse maiuscola e i genitori che l’hanno scelta devono vedere rispettata la loro volontà, non si può operare per negare una libertà inviolabile qual è quella dei genitori rispetto all’educazione e alla formazione dei figli! Io ho iscritto mia figlia al Convitto e pretendo che il Convitto viva. Posso comprendere la delusione dell’amministrazione e anche di alcune scuole di Macerata che avevano riposto tutte le loro speranze nel nuovo “campus” scolastico, che poi campus non è. Purtroppo – a quanto se ne conosce – il gradimento delle nuove scuole non è andato come ci si aspettava, perché la scuola può essere nuova, può essere colorata, ma la scuola non la fa il contenitore, ma ciò che é all’interno del contenitore. Con molta sicurezza poso affermare – e come me tanti altri – che il Convitto se non ha un contenitore, perché quello che gli è stato dato provvisoriamente è a rischio ogni giorno, per non si sa bene quali giochi politici, ha però tutto ciò che riempie il contenitore che lo rende la scuola d’eccellenza che oggi è. Mi rivolgo perciò a tutte le amministrazioni, comunale, provinciale e al dirigente regionale scolastico dott. Marco Ugo Filisetti, per ricordar loro: avete il dovere di salvare il convitto, unica realtà regionale e avete il dovere di rispettare quanto deliberato con i due decreti, ottobre e dicembre 2019: 5 prime classi alla secondaria di primo grado e 2 classi alla primaria, oltre a far sì che il Convitto rientri il prima possibile nella sua sede storica. E’ un bene prezioso, perdere altro tempo è solo colpevole!».

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