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Busta paga pesante, arriva il salasso:
5 rate da pagare entro il 15 ottobre
«Obbligo assurdo e irragionevole»

MACERATA - Battaglia della Cisl contro la restituzione in un'unica soluzione. La rabbia di Silvia Spinaci: «Un’autentica presa in giro per tanti cittadini che già sono alle prese con mille problemi post sisma». Interessato direttamente dal provvedimento Gianvincenzo Lebboroni, dipendente Unicam: «Porterà ad un'ulteriore contrazione dei consumi nella zona di Camerino»
mercoledì 25 Settembre 2019 - Ore 15:30 - caricamento letture
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La conferenza di questa mattina. da sinistra David Ballini, Silvia Spinaci, Rocco Gravina e Gian Vincenzo Lebboroni

 

di Mauro Giustozzi (Foto Fabio Falcioni)

Restituzione busta paga pesante, un salasso di 5 rate da pagare tutte assieme per i terremotati che vi hanno aderito. L’ennesimo duro colpo inferto alle popolazioni del cratere sismico è denunciato dalla Cisl che chiede un immediato intervento governativo, di cui devono farsi partecipi soprattutto i parlamentari marchigiani, per intervenire e prorogare in via definitiva l’avvio della restituzione al 1° gennaio 2020 col versamento di una sola rata al mese.

Silvia Spinaci

Invece, in questa situazione di grande incertezza legislativa e confusione, per molti dipendenti pubblici, ma anche privati, già è partito l’iter della restituzione delle 5 rate che ha la scadenza del 15 ottobre prossimo. Una situazione che rischia di avere un impatto devastante non solo per il portafogli delle famiglie ma anche per l’intera economia delle aree sismiche che già fatica enormemente a ripartire. «E’ l’ennesima volta che negli ultimi 3 anni parliamo di busta pesante –ha esordito Silvia Spinaci, responsabile territoriale della Cisl maceratese- e stavolta denunciamo quella che è un’autentica presa in giro per tanti cittadini che già sono alle prese con mille problemi post sisma. Ebbene, a causa di un pasticcio generato dal passato governo, che in un primo momento aveva fissato al 1° giugno la scadenza per l’avvio dei termini della restituzione della busta pesante, non calcolando che la proroga inserita nel decreto Sblocca cantieri sarebbe giunta solo 15 giorni dopo la scadenza di quel termine: non solo. Alla lettura del testo approvato in Parlamento abbiamo fatto una triste scoperta: quella che era stata promessa come proroga della restituzione della busta paga pesante in realtà non era per nulla una proroga ma una sospensione. Nella modifica approvata, inoltre, si prevede che il pagamento dell’Irpef sospesa avvenga entro il 15 ottobre 2019 quando non basterà pagare la prima rata ma dovranno essere versate le prime 5 rate in un’unica soluzione. La traduzione vergognosa di questa norma è semplice: a giugno i terremotati hanno potuto non pagare, ma ora a ottobre devono pagare allo Stato tutto quello che non hanno versato da giugno a ottobre». Al punto che, ad iniziare dai dipendenti pubblici e poi toccherà ai privati, già le buste paga del mese di settembre presentano tra le ritenute effettuate dal datore di lavoro le 5 rate per il recupero della busta pesante.

Gian Vincenzo Lebboroni

«Nella mia busta paga –racconta Gianvincenzo Lebboroni, dipendente di Unicam- è già evidenziata la voce del recupero delle 5 rate della busta pesante che mi verranno detratte dallo stipendio. Si tratta di un prelievo importante che incide in un mese dove peraltro c’è la ripresa della scuola, e altre spese che sicuramente incidono sulla disponibilità economica che ho. Non solo. Questo provocherà sicuramente una ulteriore contrazione dei consumi nella nostra zona, io sono di Camerino, che di per sé già è alle prese con un’economia azzoppata dal terremoto e che fatica a riprendersi. Ci sono commercianti che incassano appena 200 euro a settimana e, con questo prelievo imponente di 5 rate in un’unica soluzione, le persone avranno molti meno soldi da spendere con ricadute inevitabili sulle attività commerciali della mia città».
Per questo motivo la Cisl presenta un pacchetto di richieste al governo su cui intervenire immediatamente per bloccare questa situazione che rischia di mettere in ginocchio lavoratori e famiglie che devono quotidianamente già confrontarsi con i problemi mai risolti della ricostruzione. «Solo nei nostri Caf in questi giorni sono affluiti circa 800 iscritti, per lo più lavoratori privati e pensionati –spiega Rocco Gravina responsabile Cisl di Tolentino- per chiedere informazioni sulla restituzione della busta pesante. E’ un piccolo dato se lo raffrontiamo alle migliaia di dipendenti pubblici, della scuola o della sanità, che pure si troveranno uno stipendio decurtato di cifre che vanno dai 300 ai 500 euro. Questa per noi è diventata una battaglia simbolo, una vera e propria vertenza collettiva su cui non intendiamo indietreggiare.

Chiediamo che si faccia un decreto immediato da parte del governo per eliminare l’obbligo assurdo ed irragionevole di versare le prime 5 rate in un’unica soluzione, che si proroghi in via definitiva e stabile l’avvio della restituzione al 1 gennaio 2020 col versamento regolare di una sola rata al mese e che si introduca, come previsto per gli altri eventi sismici, una riduzione dell’importo da versare. Non dico del 60% come accadde per il terremoto del 1997 perché capiamo che le condizioni del nostro Paese oggi sono diverse, ma che venga incontro alle difficoltà di chi, nonostante siano trascorsi 3 anni dal sisma, non ha visto per nulla migliorare la propria esistenza in queste zone devastate dalla tragedia». David Ballini, esponente della Femca Cisl, ma anche lui cittadino sfollato di San Severino alle prese con le problematiche legate alla ricostruzione che non c’è, ha ribadito poi come «questo provvedimento inciderà pesantemente sulle tasche dei lavoratori pubblici e privati nel momento in cui, peraltro, a breve ci sarà lo sblocco delle fatturazioni per cui ripartiranno i pagamenti di utenze domestiche cui dovranno far fronte tutte le famiglie che sinora avevano goduto di queste agevolazioni a causa di danni subiti dal terremoto».

David Ballini e Silvia Spinaci

Silvia Spinaci e Rocco Gravina

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