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Restituzione busta paga pesante,
«con lo Sblocca cantieri
stipendio di ottobre finirà in tasse»

SISMA - Un rischio che corrono i 3mila lavoratori delle zone terremotate. A segnalarlo Marco Chiarello, portavoce di un gruppo di trecento dipendenti della sanità del Maceratese, che nell'inverno 2017 hanno firmato una petizione per chiedere di modificare le norme. La paga rischia di andare in fumo perché si dovranno versare in un'unica soluzione 5 rate delle 120 previste
venerdì 14 Giugno 2019 - Ore 20:27 - caricamento letture
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di Monia Orazi

Rischiano di perdere lo stipendio di ottobre per pagare le tasse gli oltre tremila contribuenti dell’alto maceratese. E’ un effetto collaterale del decreto Sblocca cantieri approvato ieri, molto atteso per semplificare e velocizzare la ricostruzione post terremoto, ma che rischia di creare problemi a chi deve restituire le rate della busta paga pesante, le trattenute Irpef che molti hanno scelto di utilizzare, come aiuto per affrontare l’emergenza sisma. Adesso lo Stato chiede indietro il conto e lo slittamento da giugno ad ottobre della prima rata, rischia di essere salato. A denunciare il rischio è Marco Chiarello, primario di Rianimazione all’ospedale di Camerino, che si fa portavoce di un gruppo di trecento dipendenti della sanità, che nell’inverno 2017 hanno firmato una petizione per chiedere di modificare le norme sulla restituzione della busta paga pesante. «Chiediamo con forza che la restituzione della busta paga pesante sia prevista in 120 rate da ottobre, con il pagamento di una sola rata e non di cinque rate insieme, come previsto dal decreto sblocca cantieri approvato ieri. Chiediamo anche di restituire, come avvenuto per il terremoto del 1997 di Marche ed Umbria e dell’Aquila del 2006, solo il 40 per cento dell’importo e non il totale come si prevede oggi, vogliamo essere trattati come gli altri», spiega Chiarello.

Marco Chiarello

«Il decreto “sblocca cantieri”, convertito in legge ieri dalla Camera, rivela una impropria ed ingiusta norma che riguarda la restituzione della busta paga pesante per gli oltre 3mila contribuenti dell’alto Maceratese e delle regioni terremotate – spiega Chiarello – dal prossimo ottobre i contribuenti dovranno ridare allo Stato cinque rate insieme sulle 120 in totale da restituire. Il rinvio della rata da giugno ad ottobre rischia di annullare lo stipendio di ottobre, che probabilmente andrà tutto per pagare le cinque rate. Vi sono amministrazioni pubbliche che hanno già avviato la restituzione per i dipendenti che lo hanno richiesto, i quali dovranno ridare in busta paga la prima rata prelevata con lo stipendio di maggio, bloccare la restituzione e farla ripartire con 5 rate prelevandole complessivamente con lo stipendio del mese di settembre prossimo: ad ottobre con cosa vive la gente?». Chiarello parla come “libero cittadino”, portavoce dei trecento dipendenti pubblici della sanità marchigiana, con cui ha dato vita alla petizione, per chiedere di restituire il 40 percento dell’importo totale della busta paga pesante, in 120 rate, come accaduto per i terremotati in passato. Leggendo tra le pieghe del decreto spunta fuori il comma 11 dell’articolo 48, che prevede che entro il prossimo 15 ottobre parta la rateizzazione in 120 rate della busta paga pesante, con il versamento dell’importo di cinque rate tutte insieme. Molti nei mesi successivi al terremoto, per affrontare le difficoltà di un periodo difficile, hanno fatto ricorso allo stipendio pieno, con i datori di lavoro che non hanno più applicato le trattenute. La forte preoccupazione ha spinto il gruppo di trecento dipendenti a farsi sentire di nuovo, affidando a Chiarello le loro istanze. «Ci siamo organizzati autonomamente, preoccupati per quanto sta accadendo, avevamo inviato la petizione per chiedere la modifica del provvedimento, sino ad oggi riscritto sette volte – spiega Chiarello – la busta paga pesante è stata un aiuto post sisma per le famiglie, prima ci è stata richiesta indietro con nove rate, numero inferiore alle dodici annuali con cui si operano le trattenute, poi modificate a colpo di decreti legge in 24, 60, sino a giungere alle 120 rate attuali e la restituzione totale della cifra. Lo Sblocca cantieri ha solo spostato l’inizio della rateizzazione da giugno ad ottobre, oltre al danno la beffa di dover pagare cinque rate assieme. In pratica lo stipendio di ottobre sarà quasi tutto usato per restituire le rate, con cosa vivranno i cittadini? Mi chiedo se chi scrive le norme, le legga prima. E’ stata addotta come giustificazione che l’Unione Europea valuta come aiuto di Stato, la mancata restituzione di tutte le trattenute. Penso alle volte che lo Stato salva le aziende, a vicende come il Salvabanche, Alitalia, non è forse quello aiuto di Stato? Aiutare i terremotati a vivere dopo il sisma, non è di certo un aiuto di Stato». Il gruppo che ha firmato la petizione chiede il trattamento paritario con chi ha subito il sisma del 1997 e del 2006, i quali hanno restituito solo il 40 per cento delle trattenute: «Questo non era quello che avevamo chiesto. Tutti i contribuenti chiedono la restituzione al 50 per cento dell’Irpef, in massimo 120 rate. I parlamentari devono trovare la strada per consentire questa riduzione e non complicarci la vita con un fantomatico e bugiardo rinvio dell’inizio della restituzione. La gente è molto arrabbiata e si spera che i nostri parlamentari pongano rimedio a questa ennesima modifica, la sesta in due anni, che non ha risolto nulla. Speriamo che si riesca ad avere il settimo e definitivo cambiamento, con un testo scritto bene, entro il prossimo ottobre».

E’ legge lo Sblocca cantieri



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