Sisma un anno dopo:
“Così non va, ci vorrebbe Ercole”
CASTELSANTANGELO - Convegno per fare il punto sulla ricostruzione, Cesare Spuri: "Il meccanismo commissariale non funziona". Sciapichetti sulle Sae: "No allo scaricabarile, Arcale pagherà le penali". Il sindaco Falcucci: "Se vogliono che ce ne andiamo dalla montagna ce lo dicano"

“Il meccanismo commissariale di gestione del post terremoto non funziona, è stato ideato per pochi Comuni danneggiati dalla scossa del 24 agosto, adesso il cratere è amplissimo, ci vorrebbe Ercole per fare tutto”. Lo ha detto ieri mattina a Castelsantangelo l’ingegnere Cesare Spuri, direttore dell’ufficio speciale ricostruzione Marche, durante il convegno “Sisma un anno dopo, analisi, valutazioni e prospettive”, organizzato dal sindaco Mauro Falcucci per fare il punto e delineare alcune prospettive di lavoro nell’ottica della ricostruzione. La mattinata si è aperta con l’analisi scientifica della sequenza sismica, a cura di Alessandro Amato dell’Ingv e di Emanuele Tondi di Unicam. “Se vogliamo ottenere dei risultati, qualcosa deve essere cambiato – ha aggiunto Spuri – non sono un nostalgico del sisma del 1997, ma se alcune procedure sono andate bene, qualcuno deve spiegarmi perché non si possano riprendere. Il lavoro da fare su diecimila progetti, stimati solo per la ricostruzione leggera, è immane, serve un sistema più snello che permetta di esaminare agevolmente le pratiche, ad esempio spostando all’avvio concreto dei lavori, il controllo del singolo caso”. Spuri ha poi annunciato il piccolo grande primato che è riuscito ad ottenere Falcucci, già sindaco nel 1997. “Ieri abbiamo approvato le prime perimetrazioni di tutto il Centro Italia e sono quelle del Comune di Castelsantangelo, nelle Marche ne serviranno 121, oltre 50mila le pratiche che ci attendono, bisogna identificare una metodologia conforme a quanto si deve fare, altrimenti si cammina poco – ha proseguito l’ingegnere – ad esempio riguardo all’ordinanza delle opere pubbliche, non è attuabile la presentazione dei progetti soltanto dopo 120 giorni. Il soggetto attuatore è l’ufficio ricostruzione, i Comuni non possono fare la direzione dei lavori, dovrà farlo l’ufficio ricostruzione per 400 milioni di euro di opere pubbliche è una cosa da folli, inoltre si dovranno fare ulteriori gare per i direttori dei lavori. Dobbiamo fare un salto di qualità o non andiamo da nessuna parte, la misura è colma”. Secondo Spuri individuare un direttore dei lavori esterno per le opere pubbliche espone al rischio di cause, inoltre ha avanzato l’esempio di un documento per l’accordo di rafforzamento locale degli edifici, raggiunto a novembre dopo che se ne parla da maggio e che inizialmente non si voleva far valere per i cantieri già aperti. “Nel ’97 si facevano numerose delibere di giunta, calibrate sulle esigenze che venivano dai territori, rimuovendo ciò che non funzionava – ha concluso Spuri – non si può puntare il dito sugli ordini professionali che sono i primi vicini ai cittadini, va valorizzata la capacità di agire in modo locale. La ricostruzione leggera non va avanti, poi non ci si può lamentare se ancora ci sono 25 mila persone con contributo di autonoma sistemazione, vanno snellite e semplificate le procedure, sennò oltre al danno si aggiungerà la beffa”. Il maggiore Carmelo Grasso, comandante del Nucleo tutela patrimonio culturale dei carabinieri di Ancona ha illustrato il lungo e silenzioso lavoro che ha permesso di mettere in salvo migliaia tra opere d’arte, affreschi, statue, quadri, oggetti devozionali, poco meno di 12mila in totale e ben due chilometri e mezzo di archivi, insieme ai referenti del ministero dei Beni culturali, vigili del fuoco, soccorso alpino, volontari Protezione civile, che continua ancora oggi, con ogni condizione meteo, per poter permettere a coloro che abiteranno queste terre in futuro, di continuare ad ammirare il vasto patrimonio storico-artistico dell’entroterra. Un plauso è andato dal maggiore allo storico dell’arte Pierluigi Moriconi, all’architetto Luca Maria Cristini ex responsabile beni culturali della diocesi di Camerino e a Luca Barbini, addetto agli archivi della stessa diocesi.
Ha preso poi la parola il sindaco Mauro Falcucci che è tornato a chiedere una differenziazione di trattamento per Castelsantangelo ed i comuni quasi rasi al suolo, perché altrimenti il territorio si spopolerà. “La notizia che il commissario De Micheli non modificherà l’impianto normativo della gestione post terremoto, è un regalo che non avrei voluto avere – ha detto battagliero Falcucci – lo dico sin dal primo giorno, qui si sta continuando a non decidere. Non si può fare campagna elettorale su un disastro come questo terremoto, di dimensione epocale, questo è un impianto normativo per non far fare nulla a chi vuole agire. Fa male sentirci dire che non facciamo nulla. Sfido chiunque a governare questo cratere così vasto, in modo così uguale, il recente vademecum della De Micheli ci complica la vita, se noi siamo riusciti a fare le perimetrazioni è merito di tutti, ognuno deve prendersi le sue responsabilità, la macchina della ricostruzione non va, è sotto gli occhi di tutti”. Falcucci ha quindi chiesto una zona urbana “ristretta” ai comuni più danneggiati: “Qui si sono spaccate le montagne, per i controlli previsti si fa un processo alle intenzioni, Cantone ci dica come muoversi, il 16 novembre saremo a Roma, che ci dicano la verità se si potrà ricostruire, penso che la risposta non sarà rassicurante, che ce lo dicano subito se vogliono spopolare la montagna, questa è ormai una terra di nessuno”. A trarre le conclusioni l’assessore regionale alla Protezione Civile Angelo Sciapichetti: “Come per un’auto, dopo un anno va fatto un tagliando, ma in questo caso la macchina non ha funzionato come avremmo voluto. La Regione ha solo due priorità adesso, la consegna delle Sae e quella di far partire la ricostruzione leggera. Sulle Sae si è innescato il gioco dello scaricabarile, io non ci sto. Tra luglio e settembre abbiamo consegnato ad Arcale 70 aree, nel contratto c’è scritto che dalla data di consegna hanno sessanta giorni di tempo, per consegnare le casette chiavi in mano, abbiamo fatto tutto quanto in potere della Regione per accelerare i lavori – ha aggiunto – Arcale dovrebbe raddoppiare la manodopera, invece sposta i dipendenti da un cantiere all’altro, la società è in ritardo in dieci cantieri, applicheremo la penale. A noi non interessa bloccare i lavori, ma consegnare le Sae. Che non vogliamo spopolare la montagna, è dimostrato dal fatto che abbiamo installato le Sae anche nelle frazioni dove vivevano le persone”. Nel pomeriggio si è parlato delle prospettive di rinascita con il professor Silvio Screpanti, l’architetto Vittorio Lanciani, Raffaella Matocci e Monja Zoppi, l’archeologo Luca Natali. La conclusione è stata un video realizzato con il drone da Moreno Desideri e Marcello Pannelli.