Leopardi, Matteo Renzi
e la pigrizia di Macerata

DIALOGO IMPOSSIBILE - I problemi economici e sociali ci sono ma per i nostri politici pare che conti di più vincere le primarie e i congressi di partito

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di Giancarlo Liuti

Durante il suo viaggio in treno nelle Marche il segretario nazionale del partito democratico Matteo Renzi ha visitato anche la casa di Leopardi a Recanati, dove, in segreto, s’è appartato con l’immortale poeta per chiedergli consigli sui problemi che lo stanno assillando nella complicata situazione della politica italiana. Di tale incontro – segreto, ripeto – non s’è parlato nei giornali, ma il sottoscritto, che si trovava lì nascosto da una tenda, ha ascoltato, parola per parola, quanto si sono detti.

Leopardi: “Lei è dunque uno dei responsabili delle cose buone e cattive che stanno accadendo in Italia, no?”

Renzi: “Parliamo delle buone, la prego”.

Leopardi: “Lo farei volentieri, mi creda, ma non ne ho trovata neanche una”.

Renzi: “Pure lei un inguaribile pessimista come per loro natura i cittadini di Macerata?”

Leopardi: “Pessimista lo sono da sempre, fin da quando mi toccò di nascere a Recanati, il ‘natìo borgo selvaggio’ come io stesso, per l’appunto, lo definii”.

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Matteo Renzi a Recanati

Renzi: “Su, non esageri. Non la finiremmo più se io le parlassi dei veri ‘borghi selvaggi’ che debbo frequentare, a cominciare dalla sede nazionale del Partito Democratico, un luogo infido, dove gli amici si contano sulle dita di una sola mano”.

Leopardi: “Ora son diventato vecchio e delle questioni di oggi non me ne occupo più, ma posso garantirle che quando ero giovane, diciamo due secoli fa – si figuri che ancora non c’era neanche l’Italia – le cose non andavano meglio”.

Renzi: “Stento a crederci”.

Leopardi: “Gliel’assicuro. Vuol sapere cosa scrissi?”.

Renzi: “Sono tutt’orecchi”.

Leopardi: “Una volta l’ambizione era desiderio di gloria, ma ora questa cosa è troppo grande, troppo nobile, troppo forte per aver luogo nella piccolezza delle idee e delle passioni”.

Renzi: “Toh! Proprio come oggi”.

Recanati_MatteoRenzi_FF-10-325x217Leopardi: “E scrissi che gli uomini fanno il male ma se ne vergognano troppo poco, come di comparire con una piccola macchia sul vestito. E fanno il bene ma senza alcun vero sentimento se non di seguire le mode e mettersi in mostra. Manca la prospettiva di un futuro migliore, che è tutta ristretta nel presente. E mancano financo le illusioni, senza le quali non esiste l’importanza della vita”.

Renzi: “Ma le illusioni sono ingannevoli, mostrano quello che non c’è”.

Leopardi: “Senza le illusioni, caro signore, s’indebolisce la forza dell’animo”.

Renzi: “Io, di illusioni, ne ho avute parecchie. Gliene dico una? Quando divenni capo del governo m’impegnai a far diventare importante l’Italia in Europa. Figuriamoci! L’Italia rimase com’era, un po’ meglio della Grecia e neanche tanto. Sono i fatti, purtroppo, che non mi son venuti mai bene”.

Leopardi: “I fatti? Li lasci perdere, i fatti vanno per conto loro. L’Italia di oggi? Come quella di ieri: confusione nel governo e incertezza nei diritti e dei doveri in una società dominata dal denaro. Chi ce l’ha se lo tiene stretto e lo fa crescere, chi non ce l’ha s’arrangia con qualche piccola astuzia da miserabile”.

Renzi: “Eppure io ho sempre cercato di tener vivo lo spirito pubblico anche nei miei interessi personali”.

Leopardi: “Mi dica dove e quando, ne ho qualche dubbio. Vuol sapere la verità? A parte lei, del quale non so quasi nulla, ogni cosa segue il corso delle banconote. E lo spirito pubblico è talmente fiacco che lascia a ciascuno la libertà di comportarsi come gli aggrada”.

Renzi: “Lei sta parlando anche di me, lo ammetta”.

Leopardi: “Beh, lei è come gli altri. E forse un po’ peggio, per via della sua notoria pretesa di comandare senza ascoltare nessuno ”.

Renzi: “Mi sorreggono le speranze. Ne ho tante, sa? E prima o poi si avvereranno”,

Leopardi: ”O speranze, speranze, ameni inganni!”.

Renzi: “Speranze, sì. L’Italia non sta forse vivendo di speranze? E non è forse questa la moda di noialtri politici quando promettiamo il paradiso e poi tutto si riduce a un purgatorio?”

Leopardi: “La moda? Io scrissi che la moda è sorella della morte ed entrambe sono nate dalla caducità, ossia da ciò che non dura”.

Renzi: “La morte? Questa parola non la dica, mette paura. Ma io, per fortuna, non ho paura di nulla, tanto che i miei avversari mi accusano di essere troppo sicuro di me e perfino superbo. Giorni fa, comunque. ho fatto un salto a Macerata ed è bastata la mia presenza a risolvere i problemi della città”.

Leopardi: “Pure quello dei vigili urbani, che essendo poco vigili e ancor meno urbani fanno comode multe per sosta vietata e lasciano perdere gli eccessi di velocità e di rumore che per loro sono più faticosi? “

Renzi: “Inutile parlare con uno come lei che continua a saltare di palo in frasca …”

Leopardi: “Pensi allo sport, salutista se i ragazzi lo praticano e prezioso se vi assistono come spettacolo distogliendosi dalle tentazioni delle droghe. Beh, non va a gonfie vele neanche lo sport. Una volta la fortissima ‘Lube’ del volley si chiamava ‘Macerata’ e adesso ‘Civitanova’. Una volta la ‘Maceratese Calcio’ stava a due passi dalla serie B e adesso vivacchia nei campionati minori. E le piscine? Ci sono, ma soltanto nei programmi elettorali”.

Renzi: “Sa che le dico? Del suo catastrofismo ne ho piene le tasche”.

E se n’è andato.

I lieti calici della Traviata per Renzi (Video) “Per andare avanti, abbiamo bisogno anche di Leopardi”


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