«In provincia 7 sportelli bancari in meno.
Sono spariti nel corso di un anno»
ECONOMIA - Cna ha analizzato i dati di Bankitalia. «Il calo registrato nel Maceratese è stato dunque più intenso di quello regionale». Nelle Marche in dieci anni si sono dimezzate le filiali

Simone Giglietti
«Ritirata delle banche in provincia di Macerata, sette sportelli in meno nel 2025». A dirlo Cna Marche. Il conto si basa sui dati della Banca d’Italia, elaborati dal centro studi Cna Marche. Ad inizio 2025 nella provincia di Macerata erano presenti 125 sportelli bancari. «Un anno dopo, al 31 dicembre 2025, ne restavano 118 – dice Cna -. Nel corso del 2025 sono state quindi chiuse sette filiali, con una riduzione del 5,6%. Nello stesso periodo gli sportelli marchigiani sono diminuiti da 611 a 585. Le chiusure sono state 26, pari al 4,3%. Il calo registrato nel Maceratese è stato dunque più intenso di quello regionale».
Sempre secondo Bankitalia, tra il 31 dicembre 2024 e il 31 dicembre 2025 i Comuni maceratesi serviti da almeno una banca sono scesi da 33 a 32. Gli sportelli ogni 100mila abitanti sono passati da 41 a 39.
«La digitalizzazione dei servizi bancari è un’opportunità, ma non può giustificare questa progressiva ritirata dai territori – commenta il presidente di Cna Macerata Simone Giglietti -. Per una piccola impresa il rapporto con la banca non si esaurisce in un’applicazione. Servono persone che conoscano l’azienda, ne comprendano i progetti e sappiano accompagnarne gli investimenti».

Il fenomeno appare ancora più evidente, dice Cna, osservando l’andamento di lungo periodo. Tra il 2015 e il 2025, le Marche hanno perso 482 sportelli bancari. Le filiali sono scese da 1.067 a 585, con una contrazione del 45,2%. Nello stesso decennio i Comuni serviti sono passati da 205 a 143. Alla fine del 2025 erano 82 i Comuni marchigiani privi di dipendenze bancarie. Vi risiedeva il 7,4% della popolazione regionale.
«Quando chiude una filiale non scompare soltanto uno sportello – prosegue Giglietti -. Si allontana un punto di riferimento per le imprese, le famiglie e le persone anziane. Le conseguenze sono ancora più pesanti nei piccoli centri e nelle aree interne. Chiediamo agli istituti di credito di confrontarsi con le comunità e con le associazioni di categoria. Occorre garantire una presenza adeguata e servizi di consulenza realmente accessibili. Il credito deve restare vicino alle imprese che vogliono investire, innovare e creare lavoro».