Ambientalisti contro il governo:
“No all’inceneritore,
va spinta la differenziata”

PROTESTA - I componenti dell'Alleanza intervengono dopo il decreto che ha messo nero su bianco l'impianto nelle Marche. "Una scelta antidemocratica", dicono, sottolineando che l'impianto andrebbe contro l'idea di riciclaggio dei rifiuti

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Un inceneritore

Un inceneritore

 

«No all’inceneritore dopo il decreto del presidente del consiglio dei ministri». Lo chiedono le associazioni ambientaliste marchigiane dell’Alleanza, nel gruppo  Alleanza di Forum paesaggio Marche, Gruppo di intervento giuridico, Italia nostra Marche, Legambiente Marche, Lupus in fabula, No tubo, Pro natura Marche, Terra mater e Wwf Marche, dopo la notizia anticipata da Cronache Maceratesi (leggi l’articolo). «Il decreto è previsto dallo “Sblocca Italia” – dicono le associazioni – e gli impianti individuati costituiscono infrastrutture ed insediamenti strategici di preminente interesse nazionale garantendo la sicurezza nazionale nella autosufficienza del ciclo di gestioni di rifiuti. La motivazione per questa scelta imposta dal governo è legata al fatto che nelle Marche non sono presenti impianti di incenerimento operativi e si riscontra un ricorso prevalente allo smaltimento in discarica. Spetterà alla Regione il compito di recepire nel piano di gestione dei rifiuti la decisione del governo, individuando la localizzazione del nuovo inceneritore. Così rischieremo di assistere ad una lotta nei nostri territori per evitare tale iattura, tenendo presente che solo nel 2013 è stato chiuso l’inquinante inceneritore del Cosmari di Macerata». Secondo l’Alleanza, il governo compie una scelta antistorica perché, invece di incentivare tutte le regioni a spingere ulteriormente sulla raccolta differenziata per il recupero ed il riciclaggio dei rifiuti, impone la realizzazione di nuovi inceneritori tanto inquinanti da essere classificati come impianti pericolosi. Alcune regioni li potranno chiudere perché diventati superflui mentre altre regioni li dovranno costruire, ignorando ogni principio di sussidiarietà. «Una scelta antidemocratica – continuano gli ambientalisti – perché contraria alla volontà del consiglio regionale delle Marche che già un anno fa ha votato all’unanimità contro l’ipotesi di realizzare nuovi inceneritori nelle Marche, così come i sindaci della provincia di Macerata hanno votato contro l’ipotesi di trasformazione in inceneritore di rifiuti del cementificio di Castelraimondo, chiuso dal nuovo proprietario Caltagirone che ha appena licenziato 71 lavoratori». Nel nuovo testo della Costituzione, sottoposto prossimamente a referendum, con il paragrafo z) dell’articolo 31, le infrastrutture diventano esclusiva competenza dello Stato e quindi del governo centrale. «Che fine farà il decentramento democratico e la partecipazione dei cittadini al governo dei territori? – chiedono gli ambientalisti – Come quaranta anni fa eravamo contro l’inceneritore di Bolignano in Ancona, ora siamo a fianco dei cittadini per battere di nuovo scelte già ritenute superate nel 1976, dannose per la salute e l’ambiente, per i cittadini e per lo sviluppo della partecipazione democratica al governo della res publica».


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