A Serravalle 19 anni dopo, Ronchetti:
“Questa volta abbiamo avuto più paura”

SISMA - Il sindaco del sisma del 1997: "Scene di panico come non si registrarono allora"
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Danni all'abitazione di Venanzo Ronchetti

Danni all’abitazione di Venanzo Ronchetti

 

di Maurizio Verdenelli

Tra un mese, il 26 settembre prossimo, saranno diciannove anni. Eppure sembra tutto ieri e la terribile scossa, appena leggermente più potente (magnitudo 6 con epicentro nel Reatino) di quella di Cesi (magnitudo 5.8) che squarciò quella notte di settembre del ’97, è stata percepita in modo ancora più devastante a Serravalle di Chienti, paese martire del terremoto umbro-marchigiano: 11 morti, 100 feriti, 80.000 case danneggiate, ancora un 10% di ricostruzione da completare. “Ancora di notte ci ha sorpreso” ci dice al telefono quello che è passato alla cronaca come ‘il sindaco del terremoto’: Venanzo Ronchetti. Alle 3.36, stanotte, il boato che ha scosso Serravalle da cima a piedi, alle 2.33 fu invece l’ora dell’Apocalisse quando praticamente l’intero paese fu lesionato con Cesi, Collecurti, Taverne e tutte le sue innumerevoli frazioni sull’altopiano di Colfiorito.

Ronchetti con Papa Woytila in visita a Serravalle

Ronchetti con Papa Woytila in visita a Serravalle

“Vuol sapere una cosa?” fa Ronchetti che all’Apocalisse ha dedicato un libro autobiografico “Il ragazzo e l’altopiano” (Ilari Editore). “Questa volta abbiamo avuto più paura; eppure la luce stavolta non è saltata e non avevamo sulla pelle, come dice la canzone dei Nomadi, solo ‘il chiarore delle stelle’ e le nostre case le abbiamo viste bene in piedi. Significa che abbiamo ricostruito bene, senza ‘trucchetti’: è stata un’opera seria, un’amministrazione trasparente che dobbiamo all’allora governatore e commissario governativo, D’Ambrosio e al capo del Com di Muccia e Fabriano, ingegner Cesare Spuri”. Che da alcuni mesi, non a caso, è il capo della Protezione Civile (dopo aver lasciato, con la chiusura delle Province, il suo ruolo di capo del Personale a Macerata) e sa bene come muoversi adesso dopo essere stato il protagonista della rinascita delle Marche post sisma. Fu una ‘ricetta’, la sua, che è stata d’esempio nella storia dei terremoti italiani: “Abbiamo fatta squadra: ragazzi che trovavano allora lavoro seppure per alcuni mesi soltanto e che buttarono il cuore oltre l’ostacolo, lavorando 24 ore su 24, portando il ‘Palazzo’ tra la gente. Le pratiche erano chiuse nello spazio di poche ore: non esistevano problemi irrisolvibili” racconta l’ing. Spuri che ricorda con un sorriso anche come una robusta addetta ad una pompa di benzina, a Caldarola, ad un rifornimento, riconosciutolo, gli avesse misurato un pugno se ‘non avesse provveduto subito agli sfollati del paese”. Naturalmente venne accontentata.

Terremoto a Cesi

Terremoto a Cesi del 1997

Continua Ronchetti: “Stanotte ci siamo trovati tutti: popolazione residenti ed ospiti estivi (il paese è colmo come ogni fine estate: molti sono serravallesi di ritorno ndr). Tutti, per timore di crolli, nelle zone ‘libere’ da case, nell’area degli impianti sportivi dov’il palasport donato nel ’98 dalla famiglia Della Valle o o in piazza, quella retrostante il palazzo comunale realizzato dal grande ing. Pierluigi Nervi, ‘paziente’ ed amico del sindaco Umberto Giunchi, sindaco di Serravalle”.

pina GEntili

Pina Gentili

A Giunchi è dedicato anche il Cesma di Roma -Centro studi Marchigiani- la cui direttrice, Pina Gentili, è stata sorpresa anch’essa con la famiglia (la figlia Simona è a Serrapetrona) dalla scossa ‘reatina’ stanotte proprio a Serravalle dove trascorre abitualmente le vacanze. Nel paese, di cui per storia familiare è originaria, Pina è impegnata a costituire un comitato (leggi l’articolo) proprio per la sua rinascita socioeconomico bloccata sostanzialmente dopo il ’97. “Ci vogliono persone fattive, efficienti: il lavoro da fare è tanto” dichiara la direttrice del Cesma.

 

 

I danni a Pescara del Tronto

I danni a Pescara del Tronto

Dice ancora l’ex sindaco che divenne in quei mesi tumultuosi ‘il più famoso d’Italia’: “Alle 14.02 la scossa di 4.9, con epicentro ad Arquata ci ha di nuovo buttato fuori tutti dalle abitazioni. Serravalle ha paura. E c’è da capire: la popolazione ha ancora dentro di sé i segni di quel trauma terribile (un maestro di scuola, Antonio Mosciatti scrisse un libro famoso: “Anche il sogno mi tremava” raccogliendo le testimonianze dei suoi scolari, ndr) e stanotte quei segni sono emersi inconsapevolmente. Scene di panico come non si registrarono 19 anni fa… adesso invece sì. Vuole un esempio? Quella notte del 26 agosto, quei pochi che ne ebbero la possibilità tornò a casa incurante di successive scosse (ed una, nella mattina del giorno dopo, fu ancora più paurosa ndr). Stavolta no. Vuole sapere una cosa? Stanotte dormo al pian terreno, avendo la camera da letto al piano superiore. Appronterò una brandina, pronto a scappare fuori dall’uscio al minimo movimento. Vuol sapere un’altra cosa: che paura quando, tutti fuori dalle proprie abitazioni, abbiano sentito un grande fragore. Si erano frantumati bicchieri, piatti e bottiglie venuti giù dalle vetrinette delle cucine di casa, compresa la mia…”.

La nuova superstrada

La nuova superstrada

Ha avuto danni, strutturali, nell’abitazione? “Sì, qualcosa: due , tre crepe…ma accontentiamoci”. Infine: “E pensare che eravamo così contenti per la nuova superstrada che porta la gente dalle nostre parti anche quei tanti folignati che sull’altopiano non erano mai saliti. Inoltre chi va al mare, e sono sempre di più dall’Umbria, comincia ad apprezzare anche la nostra montagna, quella che sembrava sprofondare giorno dopo giorno sotto le scosse quotidiane”.

Venanzo Ronchetti al funerale di don Grasselli

Venanzo Ronchetti al funerale di don Grasselli

Fu un periodo terribile ma nel quale il territorio marchigiano ebbe la possibilità di poter fruire di aiuti, provvidenze, e generosità da parte di tante città italiane. Una gara di solidarietà con il papa, Presidenti della Repubblica e premiers presenti ‘sul posto’ che successive calamità non videro completamente. Un’epopea sull’altopiano che, ricostruite (bene, però) le case, pare dimenticata con la successiva emigrazione: a Colfiorito sono rimasti 500 persone, e non c’è più anche l’icona di quegli anni terribili ma formidabili. Don Cesare Grasselli, alias ‘don terremoto’, il parroco di Cesi, epicentro del sisma umbro-marchigiano, se n’è andato infatti ad 87, il 23 agosto dell’anno scorso…



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