Pronto soccorso, aperta la nuova ala
Carancini fa il punto sulla sanità:
“Fiducia per radiologia interventistica”

MACERATA - Completati i lavori in ospedale, da lunedì cominciano quelli nella vecchia ala. Intanto il primo cittadino dice di avere speranza per l'apertura nel nostro nosocomio del reparto d'avanguardia che non figura nelle bozze dell'Asur
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pronto soccorso ala nuova_Foto LB

L’ingresso della nuova ala

 

Una delle nuove stanze, occupate dai primi pazienti di Medicina d'urgenza

Una delle nuove stanze, occupate dai primi pazienti di Medicina d’urgenza

 

di Federica Nardi

(foto di Lucrezia Benfatto)

Aperta la nuova ala del pronto soccorso di Macerata. Già da stamattina i primi pazienti (in tutto cinque) sono stati trasferiti nei locali, freschi di ristrutturazione, dedicati alla Medicina d’urgenza, così da poter cominciare lunedì i lavori nella vecchia ala. Un trasloco che si annuncia «complesso», dice la direzione dell’Area vasta 3, che si scusa per eventuali disagi nei prossimi mesi. Anche se «a dicembre – fa sapere la direzione – sarà tutto pronto anche nella vecchia ala». Nel frattempo nei prossimi giorni l’Asur potrebbe riaprire le porte al reparto di Radiologia interventistica, previsto nel capoluogo da due anni, mai attivato per la mancanza di una firma sul bando del primario e che ora, come anticipato da Cronache Maceratesi, non compare nella recente bozza di riordino delle reti cliniche dell’Asur (leggi l’articolo).

Una delle nuove stanze dedicata al personale

Una delle nuove stanze dedicata al personale

Niente di ufficiale, per adesso. Grava ancora il blocco sul bando del primario della specialità medica d’avanguardia che nelle carte regionali del 2014 doveva stabilirsi in forma di reparto a Macerata e doveva soprattutto essere un punto di riferimento per tutte le Marche Sud. Un bacino di circa 700mila persone (tra Macerata, Fermo e Ascoli), che «rientra perfettamente nel bacino d’utenza indicato dalla legge», dice il primo cittadino di Macerata, Romano Carancini. E lo fa anche in veste di presidente dei sindaci di Area Vasta, in quello che definisce un punto della situazione sulla sanità provinciale alla viglia dell’incontro che domani mattina riunirà a Tolentino sindaci, Regione e direzione Asur. Un crocevia per il destino delle strutture ospedaliere della provincia e per i servizi che offrono, in parte stravolti dalla recente bozza dell’Asur sulla riorganizzazione delle reti cliniche marchigiane. Il documento ha già scatenato parole di fuoco da parte dei sindaco di Civitanova Tommaso Corvatta, che è arrivato a minacciare le dimissioni (leggi l’articolo).

Romano Carancini

Romano Carancini fa il punto sulla sanità provinciale

Mentre Carancini, che pure condivide le perplessità di Corvatta, questa mattina non alza mai la voce. Le sue sono parole pesate che lasciano intuire che qualcosa, in questi giorni, in Asur si sta muovendo a favore della sanità provinciale. «Sono fiducioso – dice – che nei prossimi sette giorni arrivi la firma per il bando del primario di radiologia interventistica». E aggiunge che nel decreto 70, usato dall’Asur come pretesto per non dare all’ospedale di Macerata il reparto (con annesso primario), «non c’è una sola parola che condiziona la presenza del reparto di radiologia interventistica a Macerata, non esistono motivi formali. Sia chiaro: non chiedo niente più di quello che era previsto». Tra i temi caldi che verranno affrontati domani, oltre a quello delle reti cliniche – «inaccettabile la perdita per Macerata di Malattie infettive e di Otorino» e «necessario l’elicottero h24 per le aree montane» – la partita sull’ospedale unico provinciale. «I sindaci hanno un’opportunità storica. Ora ci daremo tempo 4 mesi per permettere a tutti i territori di Area vasta di indicare un luogo. La Regione a quel punto dovrà assumersi la responsabilità di scegliere il sito e progettare il nuovo ospedale». Attesa anche una decisione definitiva sulla direzione sanitaria unica, al momento ripartita tra tre figure, con conseguenze sull’organizzazione e sui costi: «Deve esserci un solo direttore sanitario – dice – che abbia la visione di insieme».

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