Liste d’attesa, l’Assosanitar:
“Acquistate prestazioni dai privati”

RIFORMA - La proposta dell'associazione di rappresentanza della Cna al presidente della commissione regionale Fabrizio Volpini: "Lasciare alla sanità pubblica l’eccellenza e l’acuzie e al privato le questioni di routine"
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sanità

 

di Federica Nardi

Liste d’attesa, la sanità privata tende una mano alla Regione. E lo fa per voce dell’Assosanitar, un’associazione di rappresentanza nata i primi di gennaio in seno alla Cna a cui aderisce «già il 60 percento delle strutture private che operano a livello regionale – spiega il segretario dell’associazione Giorgio Giombini – Speriamo di raggiungere la totalità entro la fine dell’anno». L’Assosanitar è stata ascoltata il 10 marzo da Fabrizio Volpini, presidente della IV Commissione regionale (che si occupa proprio del tema della sanità). Un’occasione per Assosanitar di mettere sul tavolo proposte concrete per problemi che da tempo assillano la sanità marchigiana. Uno su tutti, le liste di attesa. La proposta suona semplice e lineare: la sanità pubblica regionale potrebbe abbattere le liste d’attesa e i costi acquistando prestazioni dalle strutture private. Una pratica già in uso, ma che, secondo l’Assosanitar, dovrebbe ampliarsi. E per farlo servirebbe «modificare le regole regionali di accreditamento delle strutture sanitarie private – spiega Giombini – A livello nazionale vale la libera scelta del cittadino che quando si cura può scegliere tra la struttura pubblica o la struttura privata accreditata. A livello regionale invece l’autorizzazione e l’accreditamento non coincidono. Nelle Marche l’accreditamento è la base per ottenere il convenzionamento. E il sistema sanitario regionale è alle strutture convenzionate che si rivolge quando ha bisogno, ma questo sistema ad oggi non si basa né su appalti né su criteri oggettivi, creando disuguaglianze e favoritismi».

Giorgio Giombini

Giorgio Giombini

Facendo coincidere l’autorizzazione (necessaria in ogni caso per le strutture sanitarie private che vogliano operare sul territorio) e l’accreditamento «il sistema sanitario potrebbe rivolgersi a tutte le strutture, che coprono in modo omogeneo il territorio regionale, a seconda delle necessità – prosegue Giombini – questo esalterebbe da un lato le funzioni manageriali dei direttori di Area vasta e dall’altro distribuirebbe lavoro sul territorio permettendo di abbattere il disagio del paziente». La prospettiva di lungo periodo sarebbe insomma quella di «lasciare alla sanità pubblica l’eccellenza e l’acuzie (le malattie più gravi e che richiedono interventi altamente specialistici, ndr) e al privato le questioni di routine, che sono quelle che intasano le liste d’attesa», prosegue Giombini, che ne fa anche un discorso di «prevenzione, dato che ad oggi ad esempio per un’ecografia, nel pubblico, si può aspettare anche 30 giorni, mentre se venisse commissionata al privato si può fare nel giro di 48 ore con costi anche ridotti per quanto riguarda il ticket». La proposta fatta alla IV Commissione è dettata da un tempismo non casuale. In queste settimane la Commissione regionale sta ascoltando tutti gli attori della sanità per modificare una proposta di legge che riguarda proprio l’accreditamento delle strutture private, sia sanitarie che socio sanitarie, nell’ottica di rendere la procedura unica per entrambe. E dopo Volpini «siamo in attesa di incontrare il presidente Luca Ceriscioli – dice Giombini – Vogliamo promuovere non la concorrenza ma la collaborazione tra pubblico e privato per andare incontro ai pazienti».



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