Liste d’attesa, alla Regione
mancano i dati:
“I medici di base non collaborano”

RIFORMA - La valutazione del segretario regionale del Pd Francesco Comi è emersa ieri sera a Treia durante l'incontro dedicato alla sanità. Animato il dibattito sul Pronto soccorso di Macerata. Il direttore di Area vasta 3, Alessandro Maccioni: "C’è anche un uso improprio della struttura da parte delle persone. Il reparto del capoluogo è affollato perché dà risposte concrete"
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Da sinistra: il direttore di Area vasta 3 Alessandro Maccioni, Sandro Nardi (segretario Pd Treia), Francesco Comi e Settimio Novelli (segretario provinciale Pd Macerata)

Il dettaglio delle caselle, contenute nella ricetta rossa, che il medico deve barrare per indicare il livello di priorità

Il dettaglio delle caselle, contenute nella ricetta rossa, che il medico deve barrare per indicare il livello di priorità

 

di Federica Nardi

«Il censimento delle liste di attesa è impossibile perché i medici di base non segnalano la priorità sulla ricetta». A dirlo è Francesco Comi, segretario regionale del Pd, durante l’appuntamento dedicato alla riforma sanitaria di ieri sera, a Treia. La sua, chiarisce «è una valutazione». Ma condivisa anche in Giunta: «Il presidente Ceriscioli, ha chiesto da circa due mesi ai medici di famiglia di collaborare e di segnalare sulla ricetta il livello di priorità barrando una delle caselle che segnalano il livello di urgenza – spiega Comi – Al momento la larghissima maggioranza dei medici di famiglia non segnala la priorità e questo rende impossibile il censimento. C’è resistenza a collaborare. Il medico così scarica la tensione sul paziente e sul sistema». Già il mese scorso Luca Ceriscioli, durante un analogo appuntamento a Tolentino, aveva rivelato che la Regione non aveva a disposizione i dati sulle liste di attesa (leggi l’articolo). Dati che «ancora oggi non conosciamo con precisione – prosegue Comi – Stesso discorso per i medici che lavorano in ospedale e svolgono anche la libera professione. La libera professione è regolata dalla legge nazionale ed è autorizzata se serve per ridurre le liste di attesa. Ma non esiste un sistema adeguato di controllo per cui al momento non riusciamo a capire quanto e come contribuisce a farlo». Al secondo punto per risolvere l’annosa questione delle liste d’attesa, Comi mette la riorganizzazione sanitaria: «Ridurre le liste di attesa vuol dire impiegare risorse umane e finanziarie. Al momento con la legge europea sui turni di lavoro è diventato difficile garantire la turnazione ed è stato questo il punto centrale della riorganizzazione sanitaria. I tagli degli anni passati al personale della sanità hanno soffocato tutto il sistema. Dovevamo attuare il riordino entro il 29 febbraio per accedere alle nuove assunzioni e aumentare il personale». Per risolvere l’ingolfamento delle liste di attesa quindi «non serve un provvedimento – incalza Comi – serve che il sistema cooperi, cosa che al momento manca».

Il pubblico di ieri sera

Il pubblico di ieri sera

sanità treia pd

 

DIBATTITO – Un incontro animato da un fervente dibattito quello di ieri. Tra il pubblico anche il sindaco di Treia Franco Capponi, che ha ricordato l’esperienza della casa della salute della sua città (ora ospedale di comunità), «il primo ospedale a riconvertirsi, perché le amministrazioni devono essere lungimiranti – racconta Capponi – Treia ha una delle comunità più longeve delle Marche. La casa della salute ha permesso di evitare il passaggio al privato, che ha strutture decentrate rispetto alla comunità, concentrate in alcune zone della provincia. Dover ogni volta spostarsi avrebbe sconvolto le persone. In questo modo invece non generiamo giri immensi per curare una cosa che è trattabile vicino casa. La nostra casa della salute costa poco e dà grandi risposte, nonostante la carenza di personale». E gli fa eco Enrico Luchetti, medico di base che nel piccolo nosocomio di Treia ci lavora: «Per la casa della salute all’inizio non ci è stato fornito nulla. Abbiamo chiesto a un privato un aiuto per rendere decoroso l’ambiente di lavoro e quindi il lavoro stesso. Investire sulle case della salute vuol dire risolvere i problemi del Pronto soccorso». Problemi che il pubblico presente conosce bene e di persona. «Ciascuno di noi può alzarsi e dirtene uno», incalza Massimo Medei dal pubblico, rivolto al direttore di Area vasta 3 Alessandro Maccioni, che incassa le critiche ma replica duramente: «C’è anche un uso improprio del Pronto soccorso da parte delle persone. Bisogna smetterla di buttare fango su una struttura come quella di Macerata, nel territorio dobbiamo difenderci a vicenda. Il Pronto soccorso del capoluogo è affollato perché dà risposte concrete, al di là dei problemi». E sul futuro di Treia nel quadro della riforma sanitaria, due sono i punti che vengono più e più volte sottolineati. Il primo, ribadito già in altre sedi da Comi è che, come per gli altri piccoli nosocomi dell’Area vasta riconvertiti in Ospedali di comunità «si investiranno risorse e si potenzieranno i servizi». Il secondo è quello messo a fuoco da Francesco Micucci, consigliere regionale del Pd, che invita i cittadini a «smettere di vedere i medici territoriali come medici di seconda categoria rispetto a quelli dell’ospedale».



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