Sanità privata accreditata,
295 milioni in mano alla Giunta regionale

ANALISI - Una proposta di legge affida al presidente Ceriscioli e ai suoi assessori ampia discrezionalità sulla distribuzione dei fondi alle strutture che ricevono soldi pubblici dal sistema sanitario. Nei bilanci Asur del 2014, la riabilitazione assorbe 95 milioni di euro
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Il palazzo della Regione in Ancona

 

di Federica Nardi

I numeri della sanità privata e il doppio volto della nuova proposta di legge che pesa quasi 300 milioni di euro e che affiderebbe alla Giunta la massima discrezionalità su chi riceverà o no i fondi regionali. Sono settimane di fuoco per la sanità in Regione con gli ospedali unici di provincia e la chiusura dei punti nascita che hanno monopolizzato da mesi l’attenzione e il dibattito pubblico. Ma mentre da Pesaro ad Ascoli imperversa il “toto ospedale”, altre questioni più immediate impegnano i tavoli della Regione. Come quella della proposta di legge (presentata il 6 agosto dell’anno scorso) che ridefinirà, se approvata in Consiglio, chi quando e come tra i soggetti della sanità pubblica e privata potrà accreditarsi con il sistema sanitario regionale. Ripescata dal cilindro della giunta Spacca (errori di battitura compresi), la proposta di legge era vista da molti come l’opportunità di rendere il sistema di accreditamento delle strutture sanitarie e socio sanitarie pubbliche e private accreditate (cioè quelle che ricevono finanziamenti pubblici dalla Regione) più aperto e democratico, affidandolo al Consiglio regionale.

Ma la pdl, così come formulata nella prima versione, mette in mano alla Giunta tutti i poteri del caso. Da un lato questo agevolerebbe il procedimento, rendendo fruibili in tempo reale servizi necessari alla comunità, che rischierebbero altrimenti di rimanere ingolfati nella burocrazia del Consiglio. Dall’altro, come hanno sottolineato sia le consigliere di opposizione della Commissione sanità, sia molti dei soggetti ascoltati nella fase preliminare alla votazione degli emendamenti (leggi l’articolo), se si considera che è sempre la Giunta a firmare gli accordi economici con gli enti privati accreditati, il quadro che si profila nel caso la legge passasse senza modifiche è quello di una discrezionalità quasi totale affidata alla Giunta. Una discrezionalità che si traduce anche nella possibilità da parte della Giunta di indicare il tariffario (in parte dettato dal Ministero della Salute, ma che nei prossimi mesi subirà delle modifiche) e il fabbisogno. Tradotto concretamente: di decidere, sempre nei limiti di un tetto massimo stabilito dalla legge, quanti soldi investire per acquistare da queste strutture prestazioni che vadano, tra le altre cose, ad alleggerire la macchina della sanità pubblica. Sempre ricordando che il servizio reso dai grandi enti privati della sanità contribuisce non poco a contrastare il salasso della cosiddetta mobilità passiva, che si verifica quando i pazienti marchigiani scelgono di rivolgersi a strutture sanitarie di altre regioni ma continuano ad essere spesati da quella di provenienza. In tutto questo la reale portata finanziaria della legge non è chiara quasi a nessuno. Per avere un’idea della cifra in gioco bisogna mettere mano a documenti meno recenti ma più definitivi, come le centinaia di pagine che documentano i bilanci dell’Asur e le convenzioni al momento attive con i soggetti della sanità privata.

sanità privata 2014

Il prospetto illustrativo dei fondi alla sanità privata accreditata nella relazione del direttore dell’Asur al bilancio di esercizio 2014

 

sanità tagliI NUMERI DELLE STRUTTURE SANITARIE PRIVATE – Sono 402 le strutture sanitarie private accreditate dalla Regione (comprese quelle termali), come risulta dalla lista pubblicata dalla Regione nel novembre del 2013. Quando la Regione firma un accordo economico con le varie strutture, i fondi sono poi erogati dall’Asur, che gestisce risorse per più di 2 miliardi di euro. Facendo riferimento alla relazione dell’allora direttore dell’Asur, Gianni Genga (ora direttore dell’Inrca), al bilancio di esercizio 2014, i ricavi maggiori, escludendo i contributi regionali che rappresentano il 93 percento delle entrate, vengono dalle prestazioni sanitarie e dal ticket pagato dagli utenti, con una fetta non indifferente ricavata dai medici che operano “intramoenia”, cioè a pagamento nelle strutture pubbliche (la forma più comune con cui la sanità privata fa concorrenza a quella pubblica). Sul fronte dei costi l’acquisto di prestazioni dalla sanità privata accreditata pesa sul bilancio del 2014 di circa 295 milioni di euro, di cui oltre 95 milioni (il 31 percento del totale) sono destinati agli istituti di riabilitazione.

REGINA RIABILITAZIONE – Sono proprio gli istituti di riabilitazione la punta di diamante della sanità privata accreditata, sia per qualità che per risorse assorbite. Come emerge anche in un altro documento risalente al 2014: l’accordo tra Regione e istituti di riabilitazione privati sempre a firma della giunta Spacca e pubblicato sul sito della Regione. Nell’accordo il budget previsto per i soli istituti di riabilitazione privati risultava ingente, anche se inferiore rispetto al dato definitivo del 2014 (circa 85 milioni di euro invece dei 95 milioni iscritti nel conto economico del 2014). Nel prospetto dell’accordo, che indica il budget annuale fino al 2015, un allegato è esclusivamente dedicato agli istituti che fanno capo ad un unico grande soggetto della sanità privata, che assorbono circa il 67 percento del budget (più di 57 milioni di euro). Gli altri istituti, una ventina in tutto, si spartiscono il restante 33 percento.

VERSO L’OSPEDALE UNICO – Ed è la riabilitazione, così come tutte le cure di “lungodegenza”, la chiave di volta anche dei futuri progetti previsti dalla riforma sanitaria. L’idea di costruire un ospedale unico per provincia che si occupi delle emergenze e accentri le specialistiche, lanciata da Ceriscioli e subito raccolta da tutte le amministrazioni locali, va di pari passo con quella di fornire, su tutto il territorio, servizi a supporto di tutte le fasi della cura che non sono più “acute”. Cioè che non richiedono più interventi urgenti e ad alta specializzazione. Un processo in corso e che dovrà affrontare sia una distribuzione ancora disomogenea sul territorio dei posti letto (specialmente quelli dedicati alle cure per gli anziani), sia i molti problemi organizzativi che hanno accompagnato fin dalle prime fasi l’attivazione degli ospedali di comunità (a partire dal mancato coinvolgimento dei medici di medicina generale). In questo scenario si fa strada la voce della sanità privata accreditata che, tetti di budget permettendo, è pronta a raccogliere i pezzi lasciati dalle difficoltà della riorganizzazione pubblica. Come affermava in un’intervista a Cm Giorgio Giombini, presidente dell’Assosanitar (associazione che raccoglie circa il 60 percento degli operatori privati della sanità marchigiana), quando indicava nell’ampliamento della rosa degli enti sanitari accreditati una soluzione per abbattere le liste di attesa e per occuparsi in modo migliore e meno costoso delle problematiche non urgenti dei pazienti.



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