Omicidio Sarchié:
chiesto l’ergastolo per Farina senior,
20 anni per il figlio

MACERATA - La procura presenta il conto per l'uccisione del commerciante di pesce. Giovanni Giorgio: "Delitto della lupara bianca, era stato premeditato. Il figlio vittima della mal educazione ricevuta dal padre". I pm Stefania Ciccioli e Claudio Rastrelli in aula hanno ricostruito le indagini
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GIuseppe Farina_Foto LB

Giuseppe Farina questa mattina in tribunale

 

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Salvatore Farina all’ingresso in tribunale

di Gianluca Ginella

(Foto di Lucrezia Benfatto)

Omicidio di Pietro Sarchié: la procura chiede l’ergastolo per Giuseppe Farina e 20 anni per il figlio, Salvatore. Queste le richieste avanzate questa mattina dal procuratore Giovanni Giorgio e dai sostituti Stefania Ciccioli e Claudio Rastrelli al termine della requisitoria al processo che si sta svolgendo con rito abbreviato al tribunale di Macerata. I pm Ciccioli e Rastrelli questa mattina hanno ricostruito le indagini passo passo e analizzato in maniera analitica tutti gli elementi di prova raccolti nel corso dell’inchiesta. Al termine ha preso la parola il procuratore Giorgio che ha detto che Giuseppe Farina ha concepito un’ipotesi della cosiddetta lupara bianca: cioè il cadavere della persona uccisa viene fatto sparire per sempre (il corpo di Sarchiè era stato seppellito dopo un tentativo di bruciarlo). Una azione programmata nel tempo, ha detto Giorgio, con lo studio del percorso seguito da Sarchié per raggiungere la frazione di Seppio, a Pioraco, da San Benedetto. E assicurandosi anche la disponibilità del deposito di Santo Seminara (imputato in un altro procedimento per favoreggiamento, ricettazione, riciclaggio).

Giovanni Giorgio_Foto LB

Il procuratore Giovanni Giorgio

Due gli elementi a sostegno: il colpo di grazia sparato a Sarchiè, e la velocità con cui è stato smontato il furgone. Nella requisitoria l’accusa ha fatto notare che furono 8 i colpi sparati da Farina senior, che dimostra che l’imputato aveva ricaricato l’arma. Sulla confessione: «Non si può dire che da parte di Giuseppe Farina vi sia stata una piena convinta confessione. In realtà, in slalom, l’imputato ha proposto strumentali ricostruzioni di quanto accaduto, finalizzate ad escludere corresponsabilità del figlio, evidentemente perché si pentito di averlo coinvolto attivamente nel progetto criminoso» ha sostenuto il procuratore. Figlio che secondo la procura ha partecipato al delitto: non è stato lui a sparare, ma sarebbe stato coinvolto sia nella preparazione che nell’esecuzione del delitto sia nelle attività di distruzione e dispersione del furgone di Sarchiè. Delitto nato dal «profondo astio di Farina nei confronti di Sarchiè che ha avuto il solo torto di essere stato un commerciante cordiale e benvoluto dalla sua clientela e che faceva vita molto faticosa» ha ricordato il procuratore. Che ha aggiunto: «è stato barbaramente assassinato un onesto e grande lavoratore» e la sua morte per i familiari è stata «un violentissimo tsunami». Poi il procuratore è passato alle richieste.

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I figli di Pietro Sarchiè: Yuri e Jennifer con la moglie Ave Palestini questa mattina a Macerata

Da escludere le attenuanti generiche per Giuseppe Farina (non è incensurato), considerati, oltre all’omicidio volontario, i reati di rapina del furgone di Sarchiè, di detenzione abusiva della pistola usata per uccidere, il vilipendo del cadavere, due episodi di violenza privata, il procuratore ha chiesto l’ergastolo. Per il figlio Salvatore la procura ha equiparato invece le attenuanti generiche con le aggravanti (esclusa la rapina) e chiesto una condanna a 20 anni, considerata la riduzione per il rito abbreviato. Una richiesta dovuta alla giovane età (ha 20 anni) e perché le sue azioni sarebbero state influenzate dal padre. Il giovane, a detta della procura, sarebbe vittima di una cattiva educazione del padre. Questo però non esclude che Farina junior ci abbia messo del suo: ha partecipato ai sopralluoghi, è lui che ha tamponato con la sua Y10 il furgone di Sarchiè nell’agguato a Seppio di Pioraco, ha svolto ispezioni a Valle dei grilli dove è stato seppellito il corpo di Sarchiè, ha partecipato alla rapina del furgone. Dopo le richieste la figlia di Sarchiè, Jennifer, ha detto. «sono soddisfatta per la richiesta d’ergastolo per il padre. Per quella del figlio un po’ meno ma capisco che dagli atti non si poteva chiedere di più. Comunque il giudice ha la possibilità di condannarlo a una pena maggiore. Comunque, qualunque sia la condanna, mio padre non ritornerà. La pena deve essere esemplare non solo per noi ma per la comunità. Speriamo con la sentenza di ritrovare un minimo di serenità». I legali dei familiari del commerciante ucciso, parte civile al processo assistiti dai legali Mauro Gionni e Orlando Ruggeri hanno chiesto un risarcimento di 977mila euro per la moglie di Sarchiè, Ave Palestini, 627mila euro per Jennifer, come figlia convivente, e 327mila euro per il figlio Yuri, perché non abitava con la famiglia. Parte civile è anche l’associazione Sos Italia libera, assistita dagli avvocati Giampaolo Cicconi e Paolo Rossi. Cicconi ha chiesto un risarcimento di 20mila euro e 8mila euro di provvisionale. Il presidente dell’associazione, Paolo Bocedi, oggi assente perché impegnato in una indagine sull’usura in Lombardia ha comunque spiegato che non è una questione di solid ma è per tutelare i familiari di Sarchiè, da qui la decisione di intervenitre al processo. «L’ordinanza del giudice Chiara Minerva – sostengono i legali dell’associazione – oltre che pregevole risulta coraggiosa in quanto è il primo giudice che in Italia ammette, in processi legati a fatti sangue, una associazione antiracket come parte civile». I due imputati sono assistiti dagli avvocati Mauro Riccioni e Marco Massei. La prossima udienza il 16 dicembre. Pietro Sarchiè era stato ucciso il 18 giugno dello scorso anno, venne ritorvato il 5 luglio a Valle dei Grilli a San Severino.

Jennifer e Yuri Sarchiè_Ave Palestini_Foto LB (2)



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