Sevizie alla moglie, lei tenta il suicidio
Condannato un 38enne
MONTEFANO – Era arrivato a rasarle i capelli per renderla meno bella agli occhi degli altri uomini. Su di lei percosse, angherie e umiliazioni come il taglio dei vestiti, del passaporto per non farla fuggire, minacce di morte e la sottrazione del figlio di 9 anni che avevano in comune. Il giudice si è pronunciato con 4 anni e 4 mesi. L'uomo, di origine rumena è tornato nel suo paese. La chiamava "schiava", picchiandola, spegnendole sul corpo le sigarette creandole ustioni guaribili in 40 giorni di prognosi
Angherie e sevizie andate avanti per quasi un anno, nel 2011, culminate nel tentativo di suicidio da parte della donna per fuggire al marito violento, un 38enne rumeno residente a Montefano. Oggi per lui la condanna al tribunale di Macerata dove il giudice Giovanni Manzoni gli ha dato 4 anni e 4 mesi per i reati di maltrattamento in famiglia, lesioni personali, sottrazione di minore con l’aggravante della parentela. Il pm Stefano Lanari aveva chiesto 3 anni e due mesi. Difeso dall’avvocato Alessandro Brandoni l’uomo attualmente si trova in Romania e gli è stata sospesa anche la patria potestà. In aula c’era la madre che dopo la lettura della sentenza è scoppiata a piangere respingendo le accuse contro il figlio. Stando all’accusa la moglie del 38enne, anche lei rumena, avrebbe subito la rasatura dei capelli da parte del marito affinché fosse meno bella davanti agli occhi di altri uomini. Il coniuge è accusato anche di averle tagliato i vestiti, il passaporto per non farla fuggire e di averla minacciata di morte dicendo «La sua vita non valeva niente». E ancora violenza spegnendole le sigarette sulla pelle, all’altezza dello sterno e sulla braccia procurandole 40 giorni di prognosi. La donna, dietro ai soprusi, a febbraio 2011 aveva tentato il suicidio e il mese successivo aveva provato a fuggire invano di casa. Il marito per risposta le aveva portato via il figlio di 9 anni, prendendolo da scuola, a Montefano, e portandolo in Romania. Poi ancora botte, sedie tirate sulle gambe, pugni al volto fino a farle deviare il setto nasale. Dopo le denunce la partenza dell’uomo nel suo paese d’origine dove risulta attualmente.
(Mar. Ve.)
