A Villa Lucangeli si va a mietere
come negli anni 50
Il trentennale della Trebbiatura a cura della Proloco di Piediripa s’invola in questa seconda settimana verso la dirittura finale con la rievocazione storica fissata nel pomeriggio di domenica 5

Un quadro della trebbiatura
di Maurizio Verdenelli
Si riprende. Da domani a Villa Lucangeli ‘andiamo a mietere il grano’. Fino a domenica, quando la scena sarà tutta per il frate cercatore, il fattore, i signori conti, la macchina trebbiatrice meraviglia della scienza e della tecnica, e le auto di ‘loro signori’. Tutto d’epoca, s’intende. Quella dei favolosi anni ’50 quando il 68% dell’intero reddito da lavoro della provincia di Macerata era costituito dal lavoro nei campi: la mitica età dell’oro della civiltà contadina. Di cui ‘lo mete e lo radunà co’ le ‘acche e lu virocciu’ rappresentava il clou, il bilancio consuntivo si direbbe oggi, di un’intera annata di durissima fatica, dall’alba al tramonto quasi ogni giorno, tutti i mesi dopo una relativa ‘sospensione’ invernale.

Trasporto del sacco di grano
Il trentennale della Trebbiatura a cura della Proloco di Piediripa (patrocinio di Comune, Regione e Provincia con Momenti di gusto by Expo) s’invola in questa seconda settimana verso la dirittura finale con la rievocazione storica fissata nel pomeriggio di domenica 5, dopo una prima parte da ‘sold out’. Villa Lucangeli ‘presa d’assalto’ da migliaia e migliaia di maceratesi e dintorni: una location perfetta per il grande film di una civiltà di cui si sente ancora intatto fascino e nostalgia (che tempi!, recita la locandina a ragione). Perfetta la ricostruzione di quegli anni tanto da indurre insieme attempati visitatori ed adolescenti, a sedere sugli antichi banchi originali di un’aula scolastica (anni ’20-’60) ricostruita perfettamente negli spazi dei granai della tenuta: “Quando la scuola era elementare” a cura di Claudio Pulerà e Lorenza Ionni.

La scolaresca con la maestra
Sulle pareti le ‘letterine’ di Natale (“Carissimi genitori, vi prometto che sarà d’ora in avanti molto più buono…” recitavano tutte indistintamente le composizioni di quegli adorabili bugiardi di tanto tempo fa ) e le poesie da imparare rigorosamente a memoria (Gozzano, Pascoli, Carducci: ‘L’albero cui tendevi la pargoletta mano…”). Sui banchi colo lavanda scolorita, con pennini, inchiostro, calamaio, carta assorbente e quaderni illustrati anche libretti d’indottrinamento del regime fascista. Il ragazzo legge che Mussolini ‘ama i bambini’ e si meraviglia e chiede alla signora cinquantenne che passa: “Ma era vero?” (“Macchè!” è la risposta di lei). Magari ignaro che ci si trovi casualmente a pochissimi km da quella scuola elementare di Tolentino che diede all’aspirante maestro Mussolini Benito, figlio di fabbro, l’ultimo colpo ai suoi molti infruttuosi tentativi di trovare impiego statale. Dopo Tolentino, quello che sarebbe stato il capo del famigerato ventennio, mise infatti una pietra sopra alla sognata carriera di maestro elementare per gettarsi a capo fitto nella politica. Capiterà poi, nella storia della nostra Repubblica, a tanti altri professionisti respinti nella ricerca del proprio ruolo.

I musicisti
Domani intanto si ballerà (con Gianni e Marina) sulla gran pista nella ‘piazza’ della tenuta: un’attrazione irresistibile per ballerini di tutte le età così come vincisgrassi, tagliatelle, gnocchi, oca arrosto ed ogni tipo di carne di animale di cortile, a filiera controllata s’intende. In questi giorni, l’ex palazzetto dei conti si trasforma ritualmente in una grande cucina a cinque stelle dalla quale escono i cibi ‘de lo mete’ che non deludono mai. Ai tavoli un’autentica folla tanto che i parcheggi ricavati lungo i terreni a fianco della strada per Morrovalle sembrano non bastare mai. “Siamo soddisfatti, anche quest’anno” dice Pina Ramaccioni, che dirige da par suo da anni tutte le affollate iniziative di suiccesso della proloco presieduta da Iginio Paolucci. Scorrendo il programma, il ballo -pianobar ogni sera dalle 18 alle 21- è di scena anche venerdì (Trio italiano) e con la ‘panzanella’ (assaggio gratuito, soprattutto per chi giovane non l’ha provata mai) anche sabato con la Zumba, ultimo ritmo nato dalla famiglia Latinsalsa seppure estraneo agli anni della civiltà contadina dove imperavano l’organetto e la mazurka con il saltarello come suggerisce la panoramica della riproposizione degli antichi mestieri che fa cornice all’aia ‘brasilera’. Domenica gran finale per il trentennale. Dopo la celebrazione liturgica (ore 12) con il coro ‘S.V.M. Strambi” diretto da Maurizio Osimani, dalle ore 16, il via alla rievocazione storica. Partecipa, con tanti bravissimi figuranti, l’associazione folclorica ‘Città di Matelica’. Il tradizionale ballo sull’aia che concludeva le giornata faticose ma gioiose, indimenticabili della trebbiatura, è affidato all’orchestra di Gigi Sballo e i discoring.
Io ci sono stata giovedì si mangia benissimo sui costi non so nulla siamo stati invitati come sponsor