Luoghi di culto nel mirino dei ladri:
attenzione sul santuario della Misericordia,
furto anche alla Santa Madre di Dio
MACERATA - Dopo il colpo in duomo dove sono stati portati via l'anello e il crocifisso di san Vincenzo Strambi, i malviventi potrebbero riprovarci. Incontro sulla sicurezza col questore: "La notte tenete chiuse le finestre, attenti a lasciare incustodite le borse"

L’incontro di ieri sera sulla sicurezza: da sinistra l’ispettore superiore Aldo Massei, don Andres e il giornalista Maurizio Verdenelli
I versi satanici all’incontrario, piuttosto che i riti satanici o le messe nere (come un nuovo caso Pitino negli anni ’80) evocati dietro al furto in cattedrale dell’anello e del crocifisso del santo vescovo di Macerata, Vincenzo Maria Strambi, la cui urna la settimana scorsa è stata violata da un gruppo di uomini particolarmente vigorosi (leggi l’articolo). Una motivazione dalla quale non sarebbe disgiunta pure l’intenzione di trarre un qualche guadagno dall’anello e dal crocifisso che peraltro ad una prima occhiata attraverso il vetro dell’urna, non sono apparsi mai preziosi. Tanto che lo “strano furto” insieme con l’asportazione di libri sacri aveva autorizzato ipotesi giornalistiche in direzione di “messe nere” che da decenni vengono segnalate nel Maceratese.
Ora la sterzata alle indagini sul furto in cattedrale lancia ombre inquietanti sul prossimo obiettivo della banda. Vanno dritte sul contiguo santuario della Misericordia storico e prezioso “sancta sanctorum” della chiesa locale eretto per dire grazie alla Vergine, nel ‘400, alla fine della più terribile peste che la città conobbe nella sua storia. «Occorrono dunque prevenzione e consapevolezza dei rischi che si corrono e la “Misericordia” ha necessità di una cura ancora più attenta da quello che ho potuto personalmente constatare l’altro giorno alla sua chiusura». Parole del questore Leucio Porto nel corso dell’affollato incontro di ieri sera con gli abitanti del quartiere di via Barilatti, nell’auditorium della parrocchia Santa Madre di Dio.
Per il momento la strada per arrivare alla “gang in Duomo” ha preso una strada definita e piuttosto vicina al “luogo del delitto”. Un colpo dove hanno contato forza e determinazione ben precise, assenza di ogni “timor dei” (al contrario): quella stessa che finora aveva presieduto alla sicurezza della cattedrale. Il furto del reliquiario del braccio di San Giuliano – solo in piccola parte ritrovato – risalente agli anni 80 appare al confronto il frutto di una banda di esperti professionisti venuti da fuori e capaci di far perdere le proprie tracce. Criminali che operarono quasi di sicuro su un preciso mandato. Ben diverso il quadro che s’apre in queste ore attorno al furto dei due oggetti quasi da bancarella, legati alla salma del santo vescovo, innalzato agli altari l’11 giugno 1950 che fino a 10 anni fa era conservata a San Filippo Neri. La traslazione nel 2005 si rese necessaria per i danni del terremoto del ’98 inferti alla chiesa tornata da poco al suo antico splendore.
Una criminalità sempre più aggressiva in città, dunque, tanto che il questore ha chiesto al sindaco Romano Carancini l’attivazione di telecamere in piazza Pizzarello (“zona martire della microcriminalità”) e la possibilità di tenere in servizio una pattuglia dei vigili urbani anche dopo mezzanotte.
Sia chiaro: il quadro maceratese non risulta drammatico rispetto alle altre province italiane ma comincia a preoccupare seriamente. I reati sono in aumento – è stato affermato – sospinti da disoccupazione e da qualche extracomunitario privo di lavoro che si presterebbe al ruolo di “basista” per conto dei “soliti noti”.
Preoccupazioni, segnalazioni e rimedi emersi ieri sera nel partecipato dibattito organizzato dalla parrocchia e dall’ex questore di Ancona e Trento, Giorgio Iacobone, con al centro il dottor Porto (entrambi grandi amici quando il primo dirigeva il commissariato di Aversa, il secondo quello di Santa Maria Capua Vetere) e l’ispettore superiore Aldo Massei coordinatore dell’Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico della questura di Macerata. A coordinare il giornalista Maurizio Verdenelli, già inviato speciale de ‘Il Messaggero’.
Tanti ed inediti gli episodi segnalati. A cominciare da quello, “freschissimo”, segnalato da don Andres, il parroco. «Le offerte della messa di domenica sera sono state immediatamente trafugate dalla sagrestia». Ed ha ricordato, il religioso, pure la truffa subita da una giovane coppia del quartiere, derubata in casa da due sconosciuti dell’intero denaro in contante, dono di nozze. Da parte sua l’ispettore Massei ha rivelato l’ingegnosa truffa che da tempo una signora dall’aspetto “normalissimo” portava a segno ai danni di utenti del bus cittadino nelle varie piazzole d’attesa (il fatto risale a qualche tempo fa). «Artatamente lei faceva cadere e tintinnare al suolo una solida fede nuziale. Fingendo di averla rinvenuta e dichiarando che fosse d’oro e come il marito non le avrebbe mai permesso di tenerla con sé la rivendeva ogni volta per 50 euro. Quando l’abbiamo finalmente “presa”, alla truffatrice abbiamo sequestrato un sacchetto di “fedi” che di oro non avevano naturalmente nulla, ma che lo imitavano perfettamente».
E molti maceratesi presenti ieri sera si sono ritrovati nei panni della vittima mentre su uno schermo scorrevano le immagini della ricostruzione da parte di “Striscia la notizia” delle truffe più utilizzate per gabbare gli anziani. «A Macerata – ha detto Massei – occorre stare attenti ai falsi incidenti stradali. A chi ti ferma, cioè, contestandoti il danno classico dello specchietto retrovisore rotto».
Sono fioccate le domande, alle quali sono state date esaurienti risposte. Soccorsi tardivi? «La polizia ha due volanti, altrettante i carabinieri che svolgono benissimo sul territorio provinciale il loro lavoro. Facciamo quel che possiamo, ma non smettete mai di chiamarci: siamo a disposizione. Se il 113 non potrà intervenire, la chiamata verrà trasmessa al 112 e a discesa anche alla guardia di finanza: abbiate fiducia» è stato il leit motiv del questore. Quante chiamate al giorno? «Trenta alla polizia, altrettante ai carabinieri». Raccomandazioni? «Certo: tenete serrate le finestre, soprattutto la notte. Ladri acrobati, salendo lungo le solide tubazioni del metano, arrivando facilmente al terzo piano, scalando 10 metri… Insomma è finito anche a Macerata il tempo: c’era una volta la chiave sulla porta». Attenzione anche ai furti con “destrezza”: alle borse lasciate in fondo alla chiesa, ormai terra di conquista dappertutto, e pure al cimitero. Nel mirino ancora gli anziani, naturalmente. «Occorre solidarietà e “rete” tra i condomini, fermo restando che buona parte delle truffe non vengono denunciate per “vergogna”. Occorre collaborare di più. Ricordate che i primi antifurti siete voi stessi». Massei ha ricordato come a Piediripa, una gang lavorò rumorosamente tutto il pomeriggio per scardinare una cassaforte in un ufficio e nessuno si prese la briga di telefonare alle forze dell’ordine: «Pensavamo fossero lavori normali». Eppure era sabato pomeriggio… ha chiosato l’ispettore.
Sono emerse tante testimonianze. Anche quella di Paolo Patrassi (già maresciallo dei vigili urbani) che si sentì dire, tre anni fa, da una vicina di casa: «Paolo penso che ti abbiano svaligiato casa, dal rumore sentito…». «Ed era vero nonostante la porta blindata ed un grosso cane da guardia, ma poteva dirmelo prima».



Oggi a Recanati girava in macchina una coppia, un lui e una lei, di sedicenti ‘poveri’ pensionati i quali bussavano alle porte di casa, si dichiaravano affetti da gravi malattie e chiedevano i soldi per farsi operare. Chi me l’ha riferito non si è segnato il numero di targa della loro auto.
Io gli avrei dato un premio alla truffatrice delle fedi d’oro. Una truffa psicologica basata sull’avidità del truffato. Ben diverso il caso degli scippatori della uno grigia che ad ogni scippo rischiavano di accoppare la vecchietta malcapitata e che forse dovrebbero stare agli arresti domiciliari.