Furto al duomo di Macerata:
rubato l’anello del santo
Giallo su come hanno agito i ladri
COLPO IN CATTEDRALE - I malviventi hanno portato via anche un crocifisso. I gioielli erano nella teca di san Vincenzo Strambi. Non è chiaro il modo usato per aprirla: è stato lasciato tutto in ordine
di Gianluca Ginella
(foto di Lucrezia Benfatto)
Rubato l’anello del santo: i ladri hanno agito al duomo di Macerata dove hanno compiuto un furto dai contorni misteriosi. Il loro obiettivo erano due gioielli (non è chiaro se autentici o no) indossati dalla reliquia di san Vincenzo Strambi esposta lungo la navata sinistra del duomo di Macerata. Di certo in questo furto c’è che è stato commesso da qualcuno, probabilmente tra le 19 di ieri – quando il sacrestano, Araldo Lapis, ha chiuso i portoni della cattedrale e tutto pareva in ordine –, e le prime ore di questa mattina. Ad accorgersi che erano passati i ladri è stata una fedele che questa mattina ha avvisato Lapis del fatto che dalla reliquia del santo, conservata all’interno di una pesante teca in cristallo, erano spariti un anello con pietra che portava all’anulare della mano destra e il crocifisso, legato ad una collana di tessuto e adagiato sul petto del santo.
La teca che contiene la reliquia si trova nella cattedrale dal 2005. L’anello e la croce potrebbero invece risalire agli anni Cinquanta quando Vincenzo Strambi, vescovo di Macerata e Tolentino dal 1801 al 1823, era stato canonizzato (esattamente l’11 giugno 1950). A causa degli spostamenti della reliquia non è chiaro se anello e crocifisso siano gioielli autentici o delle riproduzioni di nessun valore. Per scoprirlo è probabile che occorra prendere informazioni dagli archivi della diocesi che dovrebbero conservare la memoria sui gioielli spariti. Tra l’altro è la storia stessa del santo che narra di un anello che indossava sempre e che aveva donato ai poveri. Il mistero del furto sta nel fatto che la teca da cui sono stati presi anello e crocifisso appare intatta. Perfettamente chiusa. Senza nessun segno di danneggiamento. Per aprirla occorre svitare dei bulloni che la tengono chiusa, e occorre pure parecchia forza perché il coperchio pesa parecchio e per un uomo solo alzarlo o spostarlo sarebbe stata un’impresa.
Dunque è probabile che ad agire siano state più di una persona. Il sospetto è che qualcuno sia entrato in chiesa e vedendo i gioielli abbia poi deciso di portarli via. Tra l’altro la teca non era dotata di un sistema d’allarme, cosa che ha agevolato il lavoro ai ladri. Una volta scoperto il furto, il sacrestano ha avvisato il parroco, don Enzo Buschi, che questa mattina era a Frontignano di Ussita per gli esercizi spirituali alla Domus di San Giuliano e che nel pomeriggio è rientrato in duomo. Il furto è stato denunciato ai carabinieri che sono intervenuti in cattedrale per svolgere i rilievi sulla reliquia e cercare tracce che i ladri potrebbero aver lasciato per mettere a segno il colpo. La reliquia di san Strambi (che dà il nome alla piazzetta di fronte al duomo di Macerata) ancora oggi è venerata da molti fedeli, dopo essere stato canonizzato per via di alcuni miracoli. Nel 1957 la reliquia era stata portata nella chiesa di San Filippo di Macerata, e dopo quasi mezzo secolo era stata trasferita in cattedrale.





Forse l’accoglienza indiscriminata, a tutti i costi, è anche questo.