Il vademecum su nomi e cognomi,
ecco le regole di Cronache

In risposta ai lettori che ci chiedono come mai a volte vengono utilizzate le iniziali e altre vengono messe per esteso le generalità. Su Cm sta per partire anche la certificazione dei commenti
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penna puntodi Gianluca Ginella

I nomi hanno un peso, sulla cronaca locale questo si moltiplica, negli articoli di cronaca nera e di cronaca giudiziaria aumenta ancora di più. Questo è chiaro a tutti e spesso i nomi diventano oggetto di domande dei lettori, se non delle persone stesse coinvolte in una indagine, in un processo o in un episodio di cronaca. E spesso ci viene chiesto come mai di qualcuno compaiano nomi e cognomi e di altri solo le iniziali. I motivi di questo devono essere chiari ai voi lettori che con passione seguite le nostre (vostre) Cronache. In primo luogo voglio diradare delle fastidiose nuvole: le iniziali non vengono adottate mai per coprire l’identità di persone conosciute (in questo caso sarebbe il contrario del nostro lavoro omettere i nomi) o di imprenditori che finanziano direttamente il giornale, anche perché non ce ne sono. Chiarito questo, i nomi non vengono messi per esteso quando si tratta di tutelare le vittime di certi tipi di reato, come le violenze sessuali o lo stalking, nel momento in cui la vittima sia riconoscibile se viene indicato il nome di chi il fatto lo ha commesso. Allo stesso modo non vengono indicati per tutelare i minori, e tantomeno vengono messi nomi di minorenni coinvolti in episodi di cronaca, né se ne sono vittima, né se ne sono autori. Un’altra distinzione è tra chi viene denunciato e chi viene arrestato. Nel primo caso, salvo si tratti di persone che ricoprono un ruolo istituzionale o siano personaggi pubblici, vengono indicate solo le iniziali (a volte nemmeno quelle). Per gli arrestati, a meno che non ci siano da tutelare le vittime o le indagini, i nomi vengono indicati. E ancora: niente nomi e cognomi di persone indagate che non siano a conoscenza del fatto di essere coinvolti in una inchiesta che li riguarda. Per i processi, i nomi degli imputati vengono indicati sempre – le udienze, ed è stata una conquista dell’umanità non di poco conto, sono pubbliche –, salvo che, se rivelati, possano danneggiare minori e vittime di determinati reati. Sui suicidi, normalmente il nome non viene riportato, almeno su questo giornale. Salvo che l’episodio non avvenga in un luogo pubblico, o che susciti particolare clamore o allarme, o che sia compiuto da persone conosciute, o che ricoprono incarichi istituzionali. Tutto questo per dire un po’ le regole, davvero imparziali, che vengono adottate come linea di questo giornale e che sono quelle adottate generalmente dai media in base alle regole deontologiche della professione giornalistica.

Un ultimo punto riguarda direttamente voi lettori. Perché presto dovrete essere voi a metterci nome e cognome. E’ stata infatti avviata la certificazione di chi si registra e può commentare gli articoli. Un progetto che la nostra redazione completerà entro la fine dell’anno e di cui i lettori registrati sono stati informati via mail. Siamo probabilmente i primi in Europa a farlo ed è garanzia contro spiacevoli episodi di diffamazione da parte di qualche commentatore. L’informazione deve essere limpida, corretta verso tutti, deve tutelare tutte le parti, essere sempre pronta a dar voce a chiunque, qualunque sia il modo in cui la pensa, e non si deve schierare se non in difesa di certi valori. La stampa nasce libera, una libertà che deve essere tutelata in primis dai giornalisti stessi. La democrazia, la tolleranza, la correttezza, il rispetto del prossimo e di razze, religioni, culture, credenze ma anche del dolore, del dramma delle persone sono valori che il giornalista deve tenere sempre a mente, non solo quando scrive, ma nel vivere quotidiano perché deve essere un esempio. Più profondamente della questione dei nomi, dei cognomi, delle iniziali, dei commenti ci sono questi valori che rappresentano, comunque sia, il rispetto di chi compare nelle Cronache.



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