“Carelli non è una vittima, usava l’eroina per farsi trasferire dal carcere”

OMICIDIO MARIN - Giorgio Palumbo, compagno di cella di uno degli imputati, ha deposto come testimone: "Mi ha detto che hanno infierito sulla ragazza perché ormai c'erano"
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Andreea Cristina Marin

Andreea Cristina Marin

di Cristina Grieco

Dopo la condanna di Silvio Giarmanà, Sebastian Capparucci e Sandro Carelli a trent’anni di reclusione per l’omicidio di Andreea Cristina Marin, è tornato stamane, di fronte alla Corte d’assise maceratese, Valentino Carelli il quarto coimputato in attesa di sentenza per lo stesso delitto. Oggi ha parlato in aula Giorgio Palumbo che ha condiviso la cella con il Carelli nel periodo compreso tra marzo e settembre dello scorso anno. «Parlo per senso di giustizia». Così ha spiegato alla Corte la sua presenza in aula come testimone. Con un messaggio di posta elettronica inviato lo scorso febbraio all’avvocato Monti, difensore della parte civile, si è infatti dichiarato disposto a testimoniare nel processo a carico di Valentino Carelli a seguito delle confidenze che lo stesso gli avrebbe rivelato in costanza di detenzione. «Visto quello che mi ha raccontato non posso accettare che sia descritto come una vittima quando invece è un carnefice, non si trovava semplicemente al posto sbagliato nel momento sbagliato». Così ha esordito Palumbo che ha dichiarato: «Quando siamo entrati in confidenza la sera parlavamo spesso delle reciproche “disavventure”, lui mi ha raccontato come andò quella notte. Il padre gli chiese di trovare due persone per dare una lezione alla ragazza e lui, che aveva un rapporto di amicizia con Giarmanà e Capparucci, pensò a loro. Mi ha raccontato che quella notte lui e i suoi compagni sono andati insieme a Lidobello, lui ha fatto da “palo” fuori dall’edificio per controllare che dal sottopasso vicino non arrivasse nessuno e poi insieme agli altri ha contribuito a finire la ragazza in spiaggia con calci e sprangate – e ancora – alla mia richiesta di spiegazioni circa la necessità di infierire ulteriormente trascinando la ragazza in spiaggia mi ha risposto semplicemente “ormai c’eravamo”. Tornati a casa mi ha detto che il padre gli ha chiesto di vedere il corpo della ragazza così sono ritornati tutti in spiaggia e una volta rientrati a casa mi ha detto che hanno brindato».

omicidio_porto_potenza-2Palumbo ha raccontato anche che i rapporti con il Carelli all’interno del carcere si erano incrinati: «Valentino riusciva a procurarsi dell’eroina che fumava in cella. Io gli dicevo di smettere perché non volevo avere problemi. Se l’avessero scoperta durante una perquisizione ci avrebbero messi tutti in isolamento. Lui mi diceva che puntava ad andare in comunità facendo accertare il proprio stato di tossicodipendenza con questo scopo si è sottoposto all’analisi del capello. Allora, visto che non smetteva, gli ho detto di trovarsi un’altra cella e lui ha chiesto di essere trasferito».
È stata poi la volta dell’esame dell’imputato che ha descritto in modo completamente diverso l’accaduto di quella notte. «Sebastian e Silvio – ha dichiarato il Carelli – sono usciti perché avevano detto di dover fare qualcosa a Lidobello io li ho raggiunti dopo un quarto d’ora solo per vedere cosa stavano facendo. Vendendomi lì i miei compagni si sono arrabbiati. Ero immobilizzato dalla paura, mi sono limitato a guardare non sapevo che reazione avrebbero avuto i miei amici se avessi fatto qualcosa. Mi hanno detto di nascondermi nello stanzino dei contatori. Non ho visto arrivare la ragazza ho solo sentito un urlo allora sono uscito dallo stanzino e ho visto che Giarmanà e la ragazza erano già dentro l’ascensore, Capparucci stava entrando e così sono entrato anch’io. Giarmanà ha incappucciato la ragazza. Non è stato usato il bastone dentro l’ascensore perciò non so dire neanche come mai le tracce ematiche siano finite all’interno – e ancora – la ragazza era cosciente ma non parlava, non si lamentava, non diceva nulla. Siamo rimasti in ascensore per qualche minuto, non so il perché ma non facevamo niente e non so il motivo per cui siamo saliti. Tornati a terra è uscito per primo Giarmanà seguito da Sebastian che trascinava la ragazza. Io li ho seguiti fino alla spiaggia. La ragazza parlava nel tragitto ma non capivo cosa diceva. Il pestaggio in spiaggia è andato avanti per poco tempo. Silvio picchiava in testa e Sebastian sul petto. Io sono rimasto indietro sulla spiaggia. Sebastian ha cominciato a dare dei calci alla sabbia per coprire il corpo e ho visto che la ragazza non si muoveva più così ho dato dei calci alla sabbia anch’io». Ma Valentino Carelli ha smentito quanto dichiarato dal suo ex compagno di cella: «Non ho assunto droghe in carcere e infatti ho accusato i sintomi dell’astinenza».
Molte le contraddizioni evidenziate dal pubblico ministero Ciccioli nelle dichiarazioni odierne di Carelli. La versione fornita in aula, secondo la pubblica accusa, è risultata infatti totalmente configgente con quanto dallo stesso dichiarato nell’immediatezza del fatto. In particolare gli elementi più stridenti riguardano tanto il ruolo che il Carelli ha avuto nell’omicidio quanto i particolari connessi all’arma del delitto e all’occultamento degli effetti personali della vittima. Dalle prime dichiarazioni rese da Carelli era infatti emerso che lo stesso aveva svolto il ruolo del “palo” prendendo parte attivamente al compimento del delitto mentre, dal racconto fornito stamane in aula, è apparso come mero spettatore bloccato da un paura tale da impedirgli anche di fermare gli amici che infierivano sul corpo inerte della vittima. Tuttavia alla domanda dell’avvocato Monti, difensore della parte civile, volta a chiarire i motivi per i quali, visto il terrore provato, non abbia pensato di avvertire la polizia o il soccorso sanitario dopo aver visto la ragazza immobile il Carelli ha dichiarato: «Ci avevo pensato ma poi siamo andati a fare colazione e non ho più voluto pensare a quanto accaduto». Anche in merito alla presunta tossicodipendenza dell’imputato l’accusa ha rilevato come, al contrario, dalla cartella clinica del carcere non sembra emergere alcun sintomo riconducibile ad ipotetiche crisi di astinenza.
L’avvocato Santoro, difensore dell’imputato, ha tuttavia sollevato un’eccezione, accolta dalla Corte, sulla base della quale è stata dichiarata la totale inutilizzabilità nel processo del verbale di interrogatorio formale a cui il Carelli era stato precedentemente sottoposto dal pubblico ministero per carenza di alcuni elementi formali connessi alle garanzie difensive dell’imputato. Non altrettanto per il verbale di sommarie informazioni, che invece è stato dichiarato parzialmente utilizzabile. L’udienza è stata rinviata al prossimo venti maggio quando verranno ascoltati i due testi a riprova chiesti dalla difesa dell’imputato. In particolare saranno ascoltati altri due detenuti che dovranno di fatto smentire quanto dichiarato oggi in aula dal teste dell’accusa Palumbo.

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