Dopo l’omicidio colazione al bar
La testimonianza del Maresciallo Artese

DELITTO MARIN - E' ripreso a Macerata il processo dopo l'udienza dello scorso 7 gennaio. Nei mesi precedenti all'efferato delitto oltre 4.700 telefonate e messaggi tra Sandro Carelli e la giovane ballerina
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L'arrivo degli imputati al tribunale di Macerata

Valentino Carelli questa mattina al tribunale di Macerata (foto Cronache Maceratesi)

di Cristina Grieco

È proseguito stamane dinanzi alla Corte d’Assise di Macerata il processo per l’omicidio di Andreea Cristina Marin, la ventitreenne il cui corpo venne rinvenuto la notte del 27 gennaio 2012 con il cranio fracassato sulla spiaggia di Porto Potenza. L’imputato Valentino Carelli, presente in aula, è apparso tranquillo. Carelli è l’unico per il quale si sono aperte le porte della Corte d’Assise: gli altri coimputati, compreso il padre Sandro Carelli ritenuto il mandante dell’omicidio, tutti in attesa di giudizio, saranno processati con rito abbreviato. Il processo riprende tingendo di orrore una vicenda i cui contorni apparivano già raccapriccianti e da cui emerge un assoluto disprezzo per la vita umana. Stamane sono stati ascoltati i verbalizzanti, e dalle indagini continuano ad emergere particolari spaventosi. In particolare è stato ascoltato il maresciallo dei carabinieri Artese, comandante della caserma di Porto Potenza, il quale ha ripercorso con dovizia di particolari il momento dell’arrivo sul luogo, la manomissione delle luci nel condominio, il ritrovamento del cadavere e dell’arma del delitto occultata. Ma soprattutto ha raccontato di aver visionato i filmati del vicino bar della stazione di servizio Agip che si trova lungo la SS 16. “Dopo l’omicidio Giarmanà Silvio, Capparrucci Sebastian Carlo e Valentino Carelli sono entrati nel bar a fare colazione, qualcuno anche doppia” ha commento amaro il maresciallo Artese.

tribunale_2Al banco dei testimoni si sono poi avvicendati quanti hanno contribuito in quella tragica notte a svelare l’orrore di quanto accaduto. In particolare il maresciallo Russo, in servizio effettivo nella caserma di Porto Potenza, ha ricordato di essersi recato dopo il rinvenimento e il riconoscimento del cadavere a casa di Carelli Sandro al quale era necessario porre alcune domande. “Mi sono stupito di vedere al nostro arrivo dal balcone del Carelli Sandro, Silvio Giarmanà. Quando siamo entrati in casa abbiamo trovato Sandro Carelli a letto completamente vestito e senza scarpe, Silvio Giarmanà e Valentino Carelli intenti a chattare al computer e Sebastian Capparucci che dormiva in una stanza dell’appartamento”. Gli effetti personali di Cristina Marin venivano ripescati solo il giorno dopo nel laghetto di via Asola dove gli agenti di polizia giudiziaria avevano rinvenuto una busta di plastica blu con all’interno la borsetta che conteneva la carta d’identità della vittima, alcuni mozziconi di sigaretta e dei guanti in lattice.  È stato infine ascoltato l’appuntato Vicenzo Gherardi che ha provveduto ad analizzare il traffico telefonico sul cellulare della vittima e su quello dei quattro imputati. In particolare ha rilevato 4700 tra telefonate e messaggi in partenza dal cellulare di Sandro Carelli e rivolti ad Andreea Cristina Marin nei sette mesi precedenti l’omicidio. L’ultimo messaggio inviato alla vittima i giorno prima

Andreea Cristina Marin

Andreea Cristina Marin

dell’omicidio recitava “Che fai? Non vuoi parlare con me? Mi hai dimenticato?”. I tabulati telefonici hanno altresì evidenziato un incremento di traffico tra i quattro imputati nelle due settimane precedenti l’omicidio. “Nessun contatto nei telefoni dei quattro imputati nelle ore dell’omicidio, i ponti agganciati nelle telefonate mattutine sono tutti compatibili con il luogo dell’omicidio. Le prime telefonate risalgono alle 6.10 del 28, sono squilli ripetuti del Capparucci al telefono del Germanà che durante il fatto lo aveva perso sulla spiaggia”.
Il processo riprenderà il prossimo quattro febbraio: dovranno essere ascoltati altri testi dell’accusa. Nell’udienza precedente, datata 7 gennaio,  Silvio Giarmanà dichiarò che Valentino Carelli si era unito alla spedizione omicida perché “voleva guardare” (leggi l’articolo). In aula stamane tutte le parti hanno prestato il loro consenso per l’acquisizione delle relazioni per l’esame autoptico e tossicologico pertanto non verranno ascoltati in aula il medico legale Tombolini e il tossicologo Froldi. Al contrario il Pm Ciccioli ha chiesto che venga chiamata a chiarimenti la dottoressa Buscemi, che ha invece stilato la relazione di biologia forense finalizzata a valutare i vari profili di Dna rinvenuti.



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