Omicidio Marin, la testimonianza
di uno degli assassini:
“Valentino Carelli voleva solo guardare”

IL PROCESSO - Silvio Giarmanà ha ripercorso la notte del 26 gennaio 2012 in cui è stato uccisa la giovane rumena. Sebastian Capparucci si è avvalso della facoltà di non rispondere
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Andreea Cristina Marin

Andreea Cristina Marin

L’udienza di oggi alla corte d’Assise di Macerata, che vede come unico imputato Valentino Carelli di 22 anni, contro il quale si procede con rito ordinario per l’omicidio della ballerina rumena Andreea Cristina Marin avvenuto il 27 gennaio 2012 sulla spiaggia di Porto Potenza Picena, è stata per gran parte impegnata dalla testimonianza di Silvio Giarmanà, difeso dall’avvocato Donato Attanasio, imputato dello stesso reato insieme a Sandro Carelli di 58 anni, padre di Valentino indicato come mandante, e a Sebastian Capparucci di 26 anni difeso dagli avvocati Federico Valori e Rossano Romagnoli, contro i quali invece si procede con rito abbreviato.

“Quella sera, cioè il 26 gennaio 2012 – ha raccontato Giarmanà – mentre Sandro Carelli andava a dormire e Valentino Carelli era andato da un amico, io e Sebastian Capparucci siamo usciti da casa di Carelli verso le 3,25 forniti di guanti di lattice e sacchetti della spazzatura che ci aveva dato Sandro Carelli. Ci siamo avviati a piedi verso il Lido Bello di Porto Potenza dove dovevamo uccidere la ragazza rumena in cambio di 1.500 euro. Dopo circa 15 minuti è arrivato Valentino al quale ho detto “Che sei venuto a fare?” e lui mi rispose “Voglio stare con voi, voglio guardare!”. Esplicitamente non gli era stato detto nulla ma egli sapeva quello che dovevamo fare.

Capparucci sapeva dove abitava Andreea Marin e quindi abbiamo forzato il portone di ingresso del palazzo con un giravite che avevo portato con me dal garage. Appena entrati abbiamo spento le luci e abbiamo fatto salire l’ascensore fino al 12° piano per avere più tempo per aggredire la ragazza. Io e Capparucci ci siamo nascosti nel sottoscala mentre Valentino andava nello sgabuzzino dei contatori. Quando lei è arrivata noi siamo usciti facendo rumore e Andreea ci ha guardato ma ha fatto finta di nulla. Nel frattempo aveva chiamato l’ascensore ed è entrata. Subito dopo entra Capparucci, poi sono entrato io e infine anche Valentino. Capparucci ha subito colpito la ragazza con un bastone preso da un cantiere vicino. Andreea ha cominciato ad urlare per cui arrivati tra l’11° e il 12° piano abbiamo bloccato l’ascensore nel frattempo io infilavo in testa alla ragazza un sacchetto di plastica per non farla gridare.

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Il corpo di Andreea Marin è stato trovato in spiaggia

Una volta a terra siamo scesi, prima io, poi Valentino e infine Capparucci che reggeva la ragazza raggiungendo la spiaggia. Andreea gridava “Che ho fatto di male!!!” e continuava a piangere disperata. “Adesso lasciala stare” ho detto a Capparucci; quindi ho preso la mazza di legno e l’ho colpita anch’io una volta quando era ancora in piedi e tre o quattro volte quando era a terra. Intanto Valentino Carelli non faceva nulla, era passivo quasi inebetito. Le ha gettato sopra della sabbia ma non l’ha mai colpita a calci. Dopo di me l’ha colpita ancora Sebastian poi ci siamo accorti che la testa era fracassata e non respirava più”.

Prima della deposizione di Giarmanà, il processo in corte d’Assise per l’uccisione della ballerina rumena Andreea Cristina Marin, si era aperto con la revoca, da parte del presidente Claudio Bonifazi, dell’ordinanza che respingeva la richiesta di rito abbreviato condizionato da parte dell’unico imputato con rito ordinario Valentino Carelli. Quindi la corte ha rinnovato l’ordinanza motivandola con il fatto che la richiesta non si riferiva a patologie pregresse dell’imputato ma ad una situazione di sindrome depressiva posteriore ai fatti.
omicidio_porto_potenza (3)Sono stati poi sentiti i testimoni Giacomo Corvatta, portiere del residence Lido Bello (ha detto di aver riconosciuto il cadavere della ballerina attraverso le scarpe di Armani in quanto il volto era irriconoscibile, ed ha confermato che Andreea Marin aveva ripreso un legame affettuoso con il suo ex fidanzato, un pescatore di nome Marco di Civitanova), Maurizio Canuto, gestore del night Play di Porto Recanati (dove la ballerina lavorava con regolare contratto da metà gennaio per tre o quattro giorni la settimana dalle 22,30 alle 4 del mattino ed era sempre trasportata con un pulmino), Danilo Brevi, il conducente del pullmino che accompagnava le ragazze tutte le sere da casa al night e viceversa, Roberto Bagnasco, abitante sotto l’appartamento della ragazza all’11° piano (ha detto che quella notte ha udito solo un grido di donna provenire dalle scale e qualche rumore sordo ma era nel dormiveglia), Alberto Zorzi (abita al 7° piano del Lido Bello e durante la notte il suo cane s’è messo ad abbaiare allarmato; lui si è accostato alla porta ed ha udito qualche rumore ma non lo ha preoccupato; al mattino verso le 7 ha preso l’ascensore ed ha trovato a terra della materia cerebrale per cui è sceso ed ha preso il secondo ascensore; una volta arrivato in spiaggia il cane lo ha guidato verso il corpo della ragazza e allora ha allertato il figlio Marco, volontario della Croce rossa). Infine è stato sentito Marco Zorzi, il quale ha detto che chiamato dal padre ha subito intuito che quel cadavere poteva appartenere ad Andreea Marin che conosceva perché gli era stata presentata da Sandro Carelli fin da quando lei faceva la barista a Macerata ed abitava in via Pace. Aveva avuto con lei due o tre rapporti intimi ed una volta aveva temuto di averla messa incinta, per cui se ne era preoccupato ma Carelli gli aveva detto che non doveva interessargli perché erano problemi della ragazza e non suoi. Ha detto poi che Carelli voleva rompere ogni rapporto con lei perchè lo minacciava di farlo picchiare da suoi amici albanesi ed egli era convinto che questi fossero entrati a casa sua per prendere denaro e oggetti di valore.
Nel corso della successiva deposizione di Giarmanà va detto che il Pm Stefania Ciccioli gli ha contestato di aver detto, nel verbale reso subito dopo il suo arresto, che la ballerina era stata colpita con due bastoni: uno di legno e l’altro di metallo poi gettato in mare. Invece in udienza il Giarmanà ha insistito nel dire che in quella deposizione egli era un po’ confuso perché il bastone di metallo non è mai esistito. Ha poi ribadito che mentre Sandro Carelli parlava sempre di uccisione della ragazza egli e Capparucci volevano soltanto darle una lezione, “ma poi la situazione è degenerata e tutto è precipitato”. “Poi quando ci siamo ritrovati a casa Carelli ho detto a Valentino “Siamo rovinati”. Quella sera stessa Capparucci ha chiesto a Sandro Carelli i soldi del compenso ma lui gli ha risposto che non poteva ritirare dalla banca per non destare sospetti”.
In chiusura di udienza è stato convocato Sebastian Capparucci il quale però si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il processo riprenderà il 28 gennaio prossimo.

 

 



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