Al Cavallino Bianco

RECENSIONI - Novità al 44° Festival Macerata Teatro

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Il-cast-Foto-Iesaridi Walter Cortella

Per la prima volta nella sua lunga storia, iniziata nel lontano 1966, la rassegna maceratese di quest’anno ha inserito nel suo cartellone l’operetta. Per congedarsi dal suo pubblico, gli organizzatori del Festival hanno introdotto una grossa innovazione, accolta peraltro con favore dai numerosi spettatori del Lauro Rossi. La scelta è caduta sulla Compagnia «Ciccio Clori» di Castellana Grotte che ha messo in scena Al Cavallino Bianco, di Ralph Benatzky, per la regia di Nico Manghisi che ha curato anche l’adattamento del testo. Il gruppo pugliese ha una spiccata predilezione per le opere musicali. I fedeli frequentatori della manifestazione lo ricorderanno in Aggiungi un posto a tavola e in Un paio d’ali. Il cast di quest’anno è composto da elementi molto giovani. È la nuova generazione che avanza. Nel ruolo di Giuseppina Vogelhuber, la corteggiata proprietaria dell’albergo alpino, si è cimentata Maria Serena Ivone, graziosa e di bella presenza. Pur non essendo una cantante, è dotata di voce chiara e di buon timbro. In un paio di occasioni ha avuto lievi incertezze, dovute più che altro all’emozione. Niente di grave. Il suo ruolo, che richiama alla memoria la Mirandolina di Goldoni, è impegnativo. Tutta la vicenda ruota intorno a lei. E poi, esibirsi per la prima volta in una competizione di alto prestigio come il Festival maceratese mette i brividi. Come attrice, invece, non ha mai avuto esitazioni. Sulla scena si muove sicura ed elegante, secondo geometrie sempre precise.

Luciano-MagnoAccanto a lei un partner molto brillante, effervescente direi. Mario Lasorella, sempre a proprio agio nel difficile ruolo di Leopoldo, il primo cameriere innamorato della bella padrona. Ma il suo amore non è corrisposto e da ciò nascono situazioni ricche di comicità vivace e sempre garbata. Anche lui ha messo in evidenza notevoli qualità interpretative, abbinate ad eleganza nelle movenze, spiccato senso dell’umorismo ed eloquente mimica. E canta anche bene. Nel cast figurano, come detto, molti giovani alcuni dei quali ancora un po’ acerbi. Avranno tempo per esprimere al meglio le loro potenzialità. Tra i meno giovani, ha destato grande ammirazione Luciano Magno, nei panni dell’industriale Nicola Pesamenole, un personaggio ricco di humour. Caratterizzazione molto precisa la sua, grazie alla quale è emerso il carattere di parvenu, ricco ma privo di cultura. Gradevoli le sue gags e lo spiritoso accento pugliese. Saverio Veccaro e David Romanazzi, i due camerieri dell’albergo, hanno dato allo spettacolo un piacevole tocco di comicità. Il soggiorno degli ospiti è allietato da un balletto composto da nove elementi, allievi della A.s.d. Danza e Spettacolo, molto giovani e anch’essi in via di formazione. Con la sua trama leggera, Al Cavallino Bianco porta una ventata di spensieratezza e di allegria tra il pubblico, trascinato anche dalle vivaci e orecchiabili «arie», arrangiate dal M° Giovanni Farina. Elegante e funzionale nella sua classicità la scenografia, belli e ricchi i costumi. Alla luce del risultato, la scelta degli organizzatori è stata felice e apre la strada ad ulteriori innovazioni future. Domenica prossima verrà proclamata la Compagnia vincitrice del Premio A. Perugini e saranno assegnati gli ambiti premi individuali.

Maria-Serena-Ivone


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