Honoris Causa in lingue ad Andrea Camilleri
Lo scrittore insignito dall'Università di Urbino difende la nostra identità nazionale nella sua lectio magistralis
Una strenua, appassionata difesa della lingua italiana, lui che di lingua ne ha inventata una, soavemente ostica, diventata comprensibile a tutti gli italiani, da nord a sud, grazie al suo Montalbano. Andrea Camilleri, nel farlo, non ha risparmiato frecciate neppure all’Europa e al rischio che corre l’Italia di autosudditanza, tenendo oggi la sua lectio magistralis all’Università Carlo Bo di Urbino neo-statalizzata che, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico, gli ha conferito la laurea honoris causa in lingue. Lo scrittore ha esaminato lo ‘stato di salute della lingua italiana, che “non sembra star molto bene” e non si fa niente per curarla. Anzi, persino il premier Mario Monti “parlando di spread e spending review, è il primo a dare il cattivo esempio”. Insomma, “se all’estero la nostra lingua è tenuta in scarsa considerazione, da noi viene quotidianamente sempre più vilipesa e indebolita da una sorta di servitù volontaria e di assoggettamento inerte alla progressiva colonizzazione alla quale ci sottoponiamo privilegiando l’uso di parole inglesi”. E pensare che “noi siamo diventati una nazione perchè era nata prima di tutto una lingua. Dante veniva letto dal mio catanonno in italiano pur vivendo nel più profondo sud borbonico. Voglio dire che gli italiani esistevano già senza saperlo, esistevano per la lingua”. “E’ questa – s’infervora Camilleri – l’Europa che noi italiani, sottomessi al volere economico della Germania e dominati linguisticamente dagli inglesi, abbiamo così a lungo sognato?”. E qui un’altra frecciata, più diretta, a Monti: “Qualche mese fa ebbe ad affermare solennemente che egli e il suo governo, attraverso le severe misure restrittive imposte agli italiani, avevano salvato il nostro paese dalla colonizzazione, vale a dire dalla cessione all’Europa di parte della nostra sovranità nazionale. Intendendo naturalmente sovranità economico-finanziaria e non territoriale. Mi auguro che realmente sia stato così, e me lo auguro soprattutto per tutti coloro che hanno perduto il lavoro, per i giovani senza più futuro, per coloro che non hanno nè lavoro nè pensione, per le famiglie”. I giovani. Un pensiero su cui si era già soffermato con i giornalisti che gli chiedevano, prima della cerimonia, di commentare gli episodi di violenza avvenuti nelle piazze italiane in occasione dello sciopero europeo contro le misure di austerità: “se ai giovani leviamo oltre al lavoro anche la possibilità dello studio, dove andiamo a finire?”. Rassicura, a distanza, il rettore Stefano Pivato nel suo saluto per l’inaugurazione dell’anno accademico: “In un quadro di crisi gravissima dell’intero sistema universitario, Urbino c’è. Anzi, ha superato il periodo di incertezza e difficoltà che ha caratterizzato il decennio trascorso”. “Non vorrei – conclude Camilleri – che mi si scambiasse per un sostenitore dell’autarchia della lingua di fascistica memoria”, ma “se comincia a morire la nostra lingua, è la nostra stessa identità nazionale che viene messa in pericolo. Mi auguro di non dover lasciare ai miei nipoti non solo un paese dal difficile avvenire, ma anche un paese la cui lingua ha davanti a sè un incerto destino”. Standing ovation per il neo dottore (a seguirlo, fra il pubblico, anche la moglie) e applausi per l’attrice Monica Guerritore, che ha letto brani scelti da “Il re di Girgenti”, romanzo storico di Camilleri, ed è stata poi insignita del sigillo D’Ateneo per il suoi meriti artistici. La cerimonia si è conclusa con il Gaudeamus Igitur eseguito dal coro universitario, che in onore del Maestro siciliano ha intonato anche Ciuri Ciuri.
Honoris causa come quella conferita a Costamagna?