Tutti a tavola
per aiutare i bambini albanesi

All'appuntamento del 28 gennaio al ristorante Anton di Recanati saranno presenti don Patrizio Santinelli (da 11 anni sul posto), le suore domenicane della Beata Imelda che collaborano con lui e il sindaco musulmano di Kamsa dove ha sede la missione”. “Bathore nel cuore, insieme per donare una speranza”
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di Maurizio Verdenelli

“Tutto ebbe inizio all’indomani dello tsunami in Indonesia, il 26 dicembre 2004. Ci trovammo assieme con il Comitato di Piediripa, c’era da aiutare un gruppo di bambini di Sumatra, devastata dall’onda anomala e così decidemmo di organizzare una cena il cui incasso sarebbe stato interamente devoluto in beneficenza. Ricordo il capannone in lamiera ed anche il …mezzo metro di neve che rischiò quel giorno stesso di mandare all’aria tutto, e ricordo sopratutto la generosità di tanti, cuochi, privati, ditte, istituzioni e l’abnegazione di coloro che si ‘armarono’ di pale e ripulirono il piazzale a Piediripa”. Nelle parole di Iginia Carducci, presidente dell’associazione cuochi maceratesi, chef pluripremiata a livello internazionale (è la ‘Valentina Vezzali’ della cucina marchigiana), c’è  tutto l’incipit di una storia felice di partecipazione a favore degli altri: la Cena di Solidarietà che nel corso degli anni, dal 2004 ad oggi, si è rivelata uno strumento potente di aiuto. “Nel 2011 -ha ricordato il vescovo Claudio Giuliodori, nel corso della conferenza stampa presso la Camera di Commercio- la Cena, cui parteciparono 700 persone, promosse l’associazione Li Ma Do nel quarto centenario ricciano: religiosi che portano ora il Vangelo nel cuore della Cina.

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Don Patrizio Santinelli in Albania

 

Quest’anno siederemo a tavola per la ‘nostra’ parrocchia in Albania, insieme con don Patrizio Santinelli (da 11 anni sul posto ndr), le suore domenicane della Beata Imelda che collaborano con lui e il sindaco musulmano di Kamsa dove ha sede la missione”. “Bathore nel cuore, insieme per donare una speranza” è il tema dell’agape fraterna (“aspettiamo 850 convitati” fa sapere Franco Forti del Comitato Festeggiamenti  di Piediripa) fissata per le ore 20.30 di sabato 28 gennaio al ristorante Anton di Recanati. Con i cuochi maceratesi di Iginia Carducci (“molti rinunceranno anche alle ferie per lavorare gratis”) saranno impegnati nell’organizzazione docenti ed allievi dell’Istituto alberghiero Varnelli di Cingoli, Coldiretti, Cna e Confcommercio. In conferenza stampa l’adesione, convinta, è stata espressa dai massimi livelli delle tre confederazioni: Assuero Zampini, Alfredo Santarelli e Mario Volpini. Main sponsor è naturalmente la Camera di Commercio per il tramite della sua azienda speciale, Exit, il cui presidente Luca Bartoli ha presieduto con il vescovo l’incontro con i giornalisti. A parlare di Bathore sono stati mons. Giuliodori ed Emanuele Ranzuglia della Caritas diocesana. In questo sconfinato pianoro di 4.000 ettari, dove un tempo il regime comunista coltivava fave e legumi per sfamare la popolazione di Tirana (appena a 7 km) si sono insediati negli anni circa 30.000 migranti giunti dalle poverissime zone del Paese. Dalla primitiva baraccopoli di lamiere ed ex stalle, dove questi disperati senza lavoro e senza pane avevano ricavato un miserando alloggio, è cresciuta man mano un’aggregazione urbana senza identità alcuna di case in muratura, solo da poco tempo minimamente regolata.

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La ‘parrocchia maceratese’ di don Patrizio (“con quella di don Alberico in Argentina sono 69 in tutto” ha computato il vescovo) è assediata da ogni parte dal serpentone edilizio in continua crescita. “Tanto che abbiamo dovuto ricavare un ammezzato per il centro sociale” ha detto mons. Giuliodori che qualche mese fa ha benedetto la prima pietra di questa struttura (accanto alla nuova chiesa in muratura) dove si offre formazione professionale, sostegno e Vangelo. “Per completare il centro ci vogliono tuttavia 90.000 euro” dice il vescovo. Un appello cui Macerata, in primis la Camera di Commercio, sta rispondendo. Nelle case di Bathore intanto ci sono circa cinquecento macchine da cucire che la generosità dei maceratesi ha messo a disposizione degli abitanti perchè sopratutto tra le donne nasca una cultura lavorativa volta al taglio, al cucito, all’abbigliamento, alla confezione degli abiti. In una parola: la povera e sfruttata donna albanese può pensare seriamente a riscattarsi cominciando a fare impresa. Ci pensano le suore della Beata Imelda alla formazione professionale dell’altra parte del cielo, che purtroppo nel Paese di Teresa di Calcutta è soltanto un piccolissimo spicchio. “L’emancipazione femminile -è stato sottolineato da Ranzuglia- è un nodo di primaria importanza a Bathore.

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C’è un progetto, SPEED, finanziato dalla Regione Marche, volto proprio in questa direzione insieme con la cura dei minori. Stiamo intanto preparando due giovani maceratesi che a febbraio raggiungeranno don Patrizio per dare fattivamente il proprio apporto ad un lavoro davvero grande”. Perchè il progetto SPEED fosse accolto dalla Regione, molto si è impegnato l’ing. Giorgio Meschini: a luglio è stata presentata l’organizzazione onlus “Il Cammino” presieduta dall’ex sindaco e che si è subito messa in gioco per Bathore. “La promozione umana, la tutela dei giovanissimi e la difesa della condizione femminile sono tra gli obiettivi dell’associazione” ha detto Francesca Cipolloni, una bravissima collega, redattore capo del settimanale Emmaus, che opera attivamente nella onlus. Anche Meschini, senza aggiungere posti (e tantomeno… poltrone) a tavola, sarà da Anton sabato 28. “Sarà un menù tradizionale, marchigiano. Il piatto forte? Uno splendido maialino alla brace” assicura Iginia. Il costo è modesto per un’ottima cena ed uno splendido atto di generosità: 30 euro. Le prenotazioni vanno fatte al Comitato Festeggiamenti di Piediripa a queste info: 349-8416403; 320-01105584; 328-9650111. Cominciate pure a chiamare e a prenotare. Che la festa abbia inizio. Bathore, al di là dell’Adriatico, lontana eppure così vicina, aspetta.



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