Nei meandri della nuova storia

MACERATA - Le tensioni interne del PD e il mistero Carancini
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La conferenza stampa del Pd: il capogruppo Narciso Ricotta, il segretario Bruno Mandrelli e il vice-segretario Giovanni Scoccianti

di Giuseppe Bommarito

Toni pacati nella conferenza stampa di fine anno del PD. Il segretario cittadino Mandrelli e il capogruppo Ricotta hanno fatto una ragionevole elencazione delle cose da fare nel 2012, evitando ogni polemica interna e qualsiasi riferimento alle responsabilità della Giunta in carica in merito ai ritardi sin qui accumulatisi. Nessun cenno nemmeno alle tensioni interne al partito, nel tentativo di accreditare l’immagine di una forza di partito unita, seria e responsabile che segue con attenzione l’evolversi della vita politica e amministrativa di Macerata.

In realtà  nel PD la situazione non è affatto così idilliaca. A livello di iscritti e simpatizzanti c’è infatti grande indignazione nei riguardi dei vertici e notevole preoccupazione per i ripetuti gravi scandali – il Suap Giorgini e la cittadella dello sport, senza dimenticare la bufala del polo natatorio, per il quale il Comune sta pagando a vuoto un mutuo di qualche milione di euro da quattro anni, con circa 300.000 euro di interessi sinora buttati al vento – venuti alla luce di recente, anche se risalenti nell’ideazione ai mandati delle giunte Meschini, che hanno visto come protagonisti uomini di primo piano del partito tuttora impegnati in qualche modo nell’amministrazione della città.

Malumore della base accentuato, oltre che dall’incerto e deludente procedere dell’amministrazione Carancini e dalle guerre intestine prepotentemente sbattute in faccia alla cittadinanza durante la cosiddetta verifica (che non ha verificato un bel niente, tranne il fatto che a livello di maggioranza c’è disaccordo quasi su tutto), anche dalle mancate reali chiarificazioni dei vertici sulle scandalose vicende di cui sopra, dagli interventi in politichese puro che non spiegano nulla, dalle irragionevoli e controproducenti critiche ad un presunto gratuito scandalismo di questo giornale e dei numerosi cittadini, molti dei quali orientati proprio a sinistra, che liberamente qui (e solo qui possono farlo) intervengono per dire senza filtri la loro opinione.

A sua volta la dirigenza del PD, unita dall’imbarazzo in merito alle vicende poco edificanti emerse sulla stampa e da un giudizio sostanzialmente negativo sull’operato dell’attuale amministrazione di centrosinistra, appare in difficoltà per le forti divisioni circa il contegno da tenere verso Romano Carancini, sindaco targato PD arrivato nella primavera del 2010 sullo scranno più alto del Comune dopo primarie interne e di coalizione all’ultimo sangue e all’esito di una volata finale con Fabio Pistarelli, lo sfidante di centrodestra, vinta contro ogni previsione al fotofinish.

Una parte del partito (Pambianchi in testa) lo ritiene esattamente il contrario dell’uomo giusto al posto giusto e vorrebbe sfiduciarlo quanto prima, temendo un logoramento sempre maggiore destinato a perpetuarsi sino al 2015 e confidando nel fatto che andare velocemente al voto dopo qualche mese di commissariamento consentirebbe ancora di sfruttare il vento negativo che a livello nazionale spira da tempo verso il centrodestra e il berlusconismo al tramonto. L’ala cattolica, ex Margherita, del PD, che in città fa capo ad Adriano Ciaffi e ad Angelo Sciapichetti, sta invece cercando di tenere in sella Carancini sino alla fine del mandato, confidando in uno scatto di reni di Romano che consenta di limitare nel frattempo i danni, per poi invitarlo con gentilezza a lasciare il posto allo stesso Sciapichetti, che nel 2015 avrà concluso il suo mandato in Consiglio Regionale. Stretto fra queste due alternative (da un lato l’ipotesi “Anna Menghi”, mandata a casa nel luglio del 1999 dopo poco più di un anno dalla sua stessa maggioranza, dall’altro la soluzione “Maulo”, mal digerito negli anni novanta dal centrosinistra per l’intero mandato e alla fine cortesemente invitato a farsi da parte), il segretario cittadino Bruno Mandrelli, dirigente politico esperto e dotato di un sano realismo, sta portando la croce, mediando di continuo e buttando ettolitri di acqua sul fuoco, nel quotidiano e sfibrante tentativo di attenuare le forti tensioni interne e al tempo stesso di spingere la giunta comunale ad uscire dall’attuale fase di pericoloso e inspiegabile immobilismo.

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Il sindaco Romano Carancini

Se però  in qualche modo possono facilmente capirsi gli intendimenti e le mosse dei vari dirigenti del PD, il vero imperscrutabile mistero rimane Romano Carancini. Ottimo professionista, arrivato al potere cittadino dopo una lunga e tutto sommato apprezzata esperienza politica (capogruppo in Consiglio Comunale per dieci anni, prima dei DS e poi del PD), rivelatosi capace durante la faticosa e vittoriosa maratona elettorale di calamitare sul suo nome la continuità (con il sostegno, in realtà poco esibito, del Meschini di fine mandato) e la voglia di rinnovamento del popolo di sinistra (che sicuramente aveva molto mal sopportato il deludente e indolente bilancio degli ultimi cinque anni del precedente Sindaco), riuscito pure nel miracolo di sconfiggere lo sfidante Fabio Pistarelli, dato quasi da tutti per vincente, Romano, in quella primavera del 2010 che oggi sembra così lontana, aveva suscitato molte aspettative.

E in effetti le prime mosse erano state veramente buone: lo stop quasi immediato alla pratica del Suap Giorgini, nonostante l’evidente coinvolgimento di uomini del PD; la decisione di tenere ben stretta per sé la delega all’urbanistica (ambita in realtà da più di un personaggio della vecchia storia, mascherata a tal fine sotto lo slogan del rinnovamento nella continuità); la nomina di un dirigente di strettissima fiducia a capo dell’Ufficio Tecnico del Comune; la decisione di soprassedere inizialmente da ogni decisione sulla cittadella dello sport, poi seguita a distanza di qualche mese dalla richiesta a sorpresa di una nuova stima all’Agenzia del Territorio. Tutti segnali forti e positivi nel settore dell’urbanistica, nel quale maggiormente a livello comunale si annida il malaffare e dove negli anni precedenti (con la sostanziale indifferenza dei gruppi consiliari, dove pure Carancini aveva svolto un ruolo di rilievo) avevano già dato il meglio – o il peggio – di sé i vari maneggioni e i tanti traffichini del PD.

Poi quasi all’improvviso il diluvio, un arrancare sempre più evidente, un immobilismo sempre più stagnante, che hanno fornito tanti buoni e fondati argomenti agli amici-nemici di Carancini e che, a mio avviso, non trovano sufficienti giustificazioni nella oggettiva difficoltà di amministrare un comune capoluogo di provincia e nei crescenti tagli agli enti locali a causa della grave crisi economica del nostro paese.

Romano Carancini, inspiegabilmente distanziatosi dai suoi più stretti amici e collaboratori, pure decisivi per il successo elettorale, e circondatosi per sua scelta di una giunta fragile e politicamente poco rappresentativa (tale, però, da creare comunque le prime forti frizioni con alcuni partiti della sua maggioranza), è infatti sembrato ben presto entrare nel pallone. Nel suo voluto isolamento Carancini ha infatti iniziato a manifestare in maniera sempre più marcata inaspettati aspetti negativi e deludenti risultati gestionali: un accentramento eccessivo, accompagnato da notevoli lentezze nel prendere le decisioni, anche le più importanti (si pensi alle nomine nelle società partecipate); le promesse non mantenute (il polo natatorio, tanto per fare un esempio clamoroso, ma anche l’ampliamento in tempi record del palazzetto dove gioca la Lube); le crescenti difficoltà nel saper mantenere i necessari rapporti con lo stesso PD e con i vari partiti di centrosinistra (con polemiche emerse a getto continuo, arrivate a mille durante la verifica, per alcuni ormai chiusa, per altri addirittura ancora in corso); gli abbandoni prematuri di scelte del programma qualificanti ed oggettivamente necessarie per la città (la bretella via Mattei-Pieve e il parcheggio di rampa Zara, rispettivamente indispensabili per rompere l’isolamento della città di Macerata e del centro storico); la trasparenza ridotta ad un misero slogan elettoralistico; l’incapacità di intrattenere positive relazioni con altri Comuni della provincia, sino ad arrivare ad un mortificante isolamento del capoluogo di provincia sulla cessione della Smea; i gravissimi ritardi (non tutti a lui imputabili, per la verità) nella predisposizione della prossima stagione lirica, per molti già destinata ad un fallimento annunciato.

E’ evidente, quindi, che il Sindaco Carancini in questo inizio del 2012 debba riflettere seriamente sulla grave situazione determinatasi in città, in parte sicuramente imputabile ad alcuni dei suoi cosiddetti amici e colleghi di partito e di maggioranza, che spesso e volentieri gli hanno remato contro in maniera aperta, e in buona parte però da lui stesso creata, e prendere importanti e indifferibili decisioni. Una cosa è certa: in questo modo non potrà andare avanti ancora a lungo.

Carancini, a mio avviso, nonostante tutto potrebbe ancora raddrizzare la barca e arrivare a fine mandato (ci sono ancora tre anni abbondanti) con un bilancio complessivamente positivo per Macerata e dignitoso anche per la sua immagine. Mi permetto, sicuramente con molta presunzione ma comunque nell’ottica di un osservatore attento all’interesse della città, di dargli in tal senso alcuni consigli non richiesti, in parte peraltro coincidenti con quelli avanzati dal suo stesso partito. In primo luogo, dovrebbe uscire dall’isolamento, ritrovare un po’ di fiducia verso il mondo esterno e richiamare accanto a sé i suoi amici e collaboratori della prima ora. Non più accentramento totale, non più diffidenza verso tutto e tutti, quindi, ma reale collegialità almeno con qualche persona di stretta fiducia.

Subito dopo è indispensabile per il primo cittadino individuare a tamburo battente le priorità programmatiche realmente gestibili e realizzabili. Tra le opere pubbliche, stante la penuria delle casse comunali, quelle perseguibili a mezzo di accordi con altri soggetti: sicuramente la strada via Mattei-Pieve, da realizzare a mezzo di una intesa con la Quadrilatero, che nonostante l’assurdo e offensivo rifiuto dell’allora Sindaco Meschini è ancora a portata di mano (magari anche recuperando fondi non più utilizzabili per altre opere ormai appartenenti al mondo dei sogni: il polo natatorio e la cittadella dello sport); poi il parcheggio di Rampa Zara, a cui potrebbe mettere mano l’APM con gli utili che da qualche anno sta registrando; quanto meno uno studio di fattibilità per aggirare la casa contro cui va a sbattere la strada nuova verso Villa Potenza; infine una qualche decisione sulla nuova piscina comunale, per la quale sinceramente non scarterei a priori l’ipotesi di un accordo con la Filarmonica per la ristrutturazione e l’ampliamento del centro sulla lunga di Villa Potenza. Sul versante culturale Carancini, oltre a cercare di completare gli interventi rimasti in sospeso nel Palazzo Buonaccorsi e nella biblioteca comunale, dovrebbe avviare sin da subito con il nuovo consiglio di amministrazione (senza attendere il prossimo mese di settembre 2012) una profonda riflessione sullo Sferisterio, che, alla luce dei passivi di bilancio accumulati negli ultimi anni e delle ingenti somme pubbliche che comunque vi convergono annualmente sottraendo risorse economiche per altri impieghi forse anche più prioritari, non dovrebbe escludere alcuna opzione (ridimensionamento, fusioni o apparentamenti con altre strutture regionali, profonde modifiche gestionali e dello statuto), nemmeno la più dolorosa tra le ipotesi possibili: uno stop transitorio, in attesa di tempi migliori. Indispensabile sarebbe anche un rafforzamento della Giunta, affiancando personalità più spiccate, in grado di dare più autorevolezza e rappresentatività all’esecutivo, alla Monteverde (decisiva per i positivi risultati nel settore sociale, alla quale, in controtendenza rispetto a quanto uscito di recente sulla stampa locale, affiderei ulteriori deleghe, invece di togliergliene alcune) e a Blunno (sin qui rigoroso custode della borsa comunale).

Per finire, una bella e veritiera operazione trasparenza e di autentica nuova storia, che esponga senza più giochetti alla cittadinanza la reale situazione di cassa del Comune e le effettive possibilità programmatiche (d’altra parte, è noto a tutti che ci sia a livello nazionale una situazione di forte crisi, tale da imporre tanti ridimensionamenti nelle velleità dei programmi amministrativi) e che inoltre, mettendo fine all’omertà di partito e di coalizione, racconti il più possibile dei fatti e dei misfatti dell’edilizia e dell’urbanistica maceratese (così facendo, tra l’altro, Carancini non solo avrebbe un positivo e consistente ritorno di immagine per una forte presa di posizione contro il malaffare, ma potrebbe al tempo stesso anche mettere definitivamente fuori gioco alcuni dei suoi più strenui oppositori, tutti elementi di spicco della sinistra del mattone ed alfieri indefessi della molto discutibile e ormai insopportabile vecchia storia).

Certo, quello sopra esposto è un “pacchetto” opinabile, modificabile, sostituibile del tutto con altre scelte, forse anche più valide. L’importante però è che il Sindaco qualcosa decida e qualcosa faccia, per davvero e in gran fretta. Altrimenti, non avrebbe proprio senso per Romano Carancini rimanere al proprio posto continuando inutilmente a farsi del male e a incartarsi da solo, a farsi ulteriormente logorare giorno dopo giorno dai suoi amici parenti serpenti e in sostanza ad arrecare danni alla città di Macerata, già ampiamente sfibrata dal vuoto assoluto del secondo mandato Meschini.



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