Pantella nel mirino di Avs e Pd:
«Identità? Stravolta coi mega progetti».
Dipende da noi: «Provvedimento razzista»
CIVITANOVA - L'ex sindaco Corvatta e il capogruppo del Pd Micucci rispondono all'assessore sulla proposta regionale di precludere i centri storici ai negozi etnici. Il movimento: «La giunta comunale vannacciana si è allineata con zelo alla trovata di Acquaroli»

Corso Umberto
Stop ai negozi etnici nei centri storici, la proposta del governatore Francesco Acquaroli, suscita una serie di no e c’è chi come Dipende da noi definisce “razzista” il provvedimento. A Civitanova c’è chi ha dato il suo ok all’iniziativa, è l’assessore al commercio Roberto Pantella, che ieri -sentito da Cronache Maceratesi – ha parlato della volontà di applicare in città la delibera regionale (leggi l’articolo).

Tommaso Claudio Corvatta
A rispondergli e a chiamare in causa il sindaco Fabrizio Ciarapica (passato al partito di Vannacci) è l’ex sindaco di Civitanova, Tommaso Corvatta (Avs): «Non gli piacciono i kebab in centro a Civitanova perché danneggiano l’identità della città, sarebbe da chiedere se invece i vari progetti urbanistici respinti dai civitanovesi che avrebbero stravolto la città come il progetto “Dubai”, il centro commerciale a costa Martina, la mega lottizzazione al posto dello stadio, tanto fantasticati e promossi dal suo sindaco, invece, non avrebbero stravolto l’identità della città?».
Ieri Pantella ha aperto alla direttiva della giunta Acquaroli. «Pantella se la prende con quello che al limite si può considerare una pagliuzza – continua Corvatta -, quando la sua amministrazione ha sempre cercato di frapporre dei macigni enormi contro l’identità della città. Oltretutto, questi tutti progetti che avrebbero, questi sì, comportato un danno al centro ed al suo commercio.

Roberto Pantella
L’amministrazione precedente di centrosinistra aveva postato nel suo ultimo bilancio i primi 10mila euro per il centro commerciale naturale, ed avviato l’apertura serale dei negozi del centro il mercoledì d’estate, cancellati da Ciarapica, che ribadisce invece il suo impegno contro il commercio del centro rifiutando l’attuale opportunità di 25mila euro per il centro commerciale naturale derivante dal bando regionale.
Il sindaco, che ora sta con quelli che inneggiano alla remigrazione, non ha fatto nulla per governare e contrastare il declino del commercio di prossimità di Civitanova, ma se la prende come al solito con lo straniero, che diviene il capro espiatorio di una situazione di difficoltà per il resto ignorata ed anzi favorita da questa amministrazione: siamo prossimi al ridicolo».

Francesco Micucci
«Se anziché scimmiottare i loro amici romani con ideologie da quattro soldi, i nostri assessori studiassero veramente un po’ di storia locale scoprirebbero che l’identità di Civitanova è fatta di tanta immigrazione – così il capogruppo del Pd Francesco Micucci – Ad esempio quella dall’interno, tanto che un quartiere prese il soprannome di “piedi neri” perché abitato per lo più da contadini che scendevano scalzi a Civitanova dalle campagne, o quella dal nord Africa, che negli anni Ottanta portò a Civitanova tanti tunisini che venivano a dar manforte ai pescatori locali. Tutto ciò ha fatto negli anni di Civitanova un vero e proprio “porto di mare”, con una commistione unica di culture, che si sono sempre rispettate ed integrate. E questa commistione si è tradotta poi nei tanti cibi, che si possono assaggiare anche nei locali del centro». A proposito di tradizione, dice ancora Micucci: «Se il Pantella di turno volesse riportare in città la tradizione del commercio “civitanovese doc” allora ripristini il “Chiosco di Fresia” in stato di abbandono da anni».
All’attacco contro la proposta di Acquaroli c’è anche il movimento “Dipende da noi” regionale rappresentato a Civitanova dalla consigliera comunale Elisabetta Giorgini: «È razzista il provvedimento regionale per ostacolare i permessi alle attività gastronomiche e commerciali di queste persone, anche se sono perfettamente in regola con la legge, ma hanno la colpa imperdonabile di provenire da altri Paesi. Noi Italiani, emigrati ovunque nel mondo, sappiamo bene che cosa vuol dire essere trattati così; basterebbero un po’ di memoria e di studio. In ogni caso chi amministra è tenuto assolutamente a conoscere e a rispettare la Costituzione della Repubblica, che agli articoli 2 e 3 riconosce i diritti inviolabili della persona umana e il valore dell’eguaglianza. Poi, all’articolo 41, sancisce che l’iniziativa economica privata è libera, dunque non può essere oggetto di interventi vessatori, discriminatori e razzisti. Naturalmente una Giunta comunale vannacciana come quella di Civitanova, quasi un caso unico in Italia, si è allineata con zelo alla trovata di Acquaroli. Ma purtroppo per loro gli italiani – dei quali cercano il consenso a buon mercato agitando lo spauracchio degli stranieri – vedono chiaramente che le Marche sono sprofondate nella recessione economica e nel degrado complessivo della vita pubblica, così come Civitanova è preda della speculazione edilizia, di un traffico da grande metropoli e di una carenza strutturale di servizi».
Via kebab e negozi etnici dai centri storici: la giunta Acquaroli dà il via libera
…rivendicare la propria identità è razzista!!? E in Italia e da parte degli italiani!!? Allora tutti gli stranieri che, IN ITALIA, rivendicano la loro identità, cultura, modo di vivere e, in molti casi, rispetto delle LORO leggi, ma non delle nostre, cosa sono??? Attendo risposte… gv
Ke kebabbeide marchigiana ke sta venendo fuori, un altro kapolavoro.
Chi è senza peccato scagli la prima pietra, noi a fontespina aspettiamo ancora i famosi 50 metri restituiti alla cittadinanza dalla vecchia amministrazione del lido della polizia, come poi dimenticare la megastruttura che volevano costruire dove ora c’è il fratino con una causa persa dal comune.