Elly Schlein a Macerata lancia Tittarelli:
«Abbiamo candidato la persona migliore.
Costruiamo una città della prossimità»
ELEZIONI - Dal palco di piazza Vittorio Veneto, la segretaria nazionale dem abbraccia il progetto della coalizione di centrosinistra puntando sulla difesa del diritto alla casa, alla scuola, al lavoro, alla sanità pubblica, alla famiglia (non solo tradizionale), alla pace: «La destra soffia sulle paure delle persone senza portare soluzioni, il miglior programma è scritto negli articoli della Costituzione». FOTO-VIDEO

Gianluca Tittarelli con Elly Schlein
di Luca Patrassi (foto di Fabio Falcioni)
«Dobbiamo costruire una città della prossimità, dove sai che se bussi alla porta nessuno te la sbatterà in faccia. Noi difenderemo la sanità pubblica dalla privatizzazione strisciante, noi vogliamo ancora la sanità di Tina Anselmi». E’ il messaggio lanciato da Elly Schlein a Macerata.

“Elly Schlein per Tittarelli sindaco” recita il manifesto elettorale ed oggi pomeriggio la segretaria nazionale Dem è stata la protagonista dell’appuntamento in piazza Vittorio Veneto che ha visto presenti alcune centinaia di maceratesi. In platea schierato il vecchio e il nuovo centrosinistra: per il Pd tra gli altri l’eurodeputato Matteo Ricci, la deputata Irene Manzi, i segretari regionale, provinciale e cittadino rispettivamente Chantal Bomprezzi, Angelo Sciapichetti e Ninfa Contigiani, il consigliere regionale Leonardo Catena, il sindaco di Monte San Giusto Andrea Gentili e l’ex sindaco Romano Carancini. In prima fila ovviamente Gianluca Tittarelli e moltissimi candidati delle sette liste della coalizione di centrosinistra. “Macerata, si riparte!” è lo slogan della campagna elettorale di Tittarelli e Elly Schlein riparte appunto dal capoluogo.

Apre l’incontro Ninfa Contigiani: «Siamo su un crinale decisivo per il futuro di questa città: Macerata è pronta a voltare pagina, questa occasione dobbiamo saperla giocare e rimettere al centro delle politiche di questa citta prima le persone e poi i cantieri. Questa città deve saper favorire il buon lavoro e l’occupazione, solo così si cresce».

Gianluca Tittarelli: «Oggi, il giorno dopo il Primo Maggio, dobbiamo farci una domanda: il nostro lavoro lo stiamo facendo bene? La risposta è no, questa comunità sta perdendo tante opportunità e tante le ha perse. Porto con me tre bagagli, la prima è l’azienda dove ho imparato che le scadenze vanno rispettate, la seconda scuola è lo sport e sono presidente di una società storica di volley dove ho imparato che da soli non si vince, la terza scuola è la Caritas dove ho imparato che una comunità si misura da come accoglie gli ultimi, non esistono scarti ma solo gente che aspetta una mano per rialzarsi. Con queste scuole addosso guardo Macerata oggi che è una città delusa, arrabbiata e ha ragione.

Primo l’ospedale, il grande inganno di un cantiere mai partito con i maceratesi che aspettano da anni. Macerata è sempre meno presente nei servizi ad alta specializzazione. Macerata ha perso centralità, perso la guida del Cosmari, nella conferenza dei sindaci contiamo zero, abbiamo perso la presidenza della Provincia, stiamo perdendo funzioni sanitarie strategiche nel silenzio di chi ci governa. Sottolineo il cattivo uso delle risorse del Pnrr, le uniche utili sono risultate essere quelle istruite in precedenza. Proponiamo un patto chiaro in tre punti: ci riprendiamo la sanità, ritorniamo ad essere capoluogo, ridiamo dignità al lavoro».

Tittarelli consegna la maglia della Banca Macerata Fisiomed a Elly Schlein
Infine Elly Schlein che ha appena ricevuto la maglia del team di volley di Tittarelli: «Un piacere essere di ritorno a Macerata per sostenere un progetto costruito con amore e con cura cercando l’unità di tutte queste forze e trovando la persona migliore come candidato sindaco. Gianluca sa fare squadra, la città ha tante energie che hanno voglia di essere messe in rete. Il progetto nasce dal basso, dalla volontà di costruire insieme un futuro migliore con ascolto e partecipazione. Vorrei parlare di quello che vogliamo fare noi, non degli altri. Quello che ci unisce è scritto nella nostra Costituzione antifascista, non c’è miglior programma degli articoli della Costituzione. L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, non povero, non precario, non sulla cassa integrazione ma sul lavoro dignitoso. Più della metà dei giovani under 24 hanno un contratto precario a breve termine: come si fa a costruire un futuro, una famiglia in questo modo? Non si può accettare che l’Italia abbia i salari più bassi di Europa, serve un salario minimo, sotto i nove euro è sfruttamento.

Per contrastare la precarietà bisogna contrastare i contratti precari. C’è una proposta che abbiamo fatto per un congedo paritario, vogliamo aiutare anche i padri a veder crescere i propri figli, questo significa avere a cuore i bisogni delle persone che ci circondano, prendersi cura della città, non lasciare nessuno indietro. L’uguaglianza è negata da chi taglia i fondi per le disabilità, dobbiamo costruire una politica che si faccia carico delle solitudini che sono aumentate. Per noi avere cura della città significa rendere di territorio la sanità pubblica, significa garantire il diritto alla scuola pagando di più gli insegnanti e dando supporto psicologico. Una società che non crede nella scuola non crede nel suo futuro. Lo sappiamo tutti quello che accade quando mancano gli asili nido, sono le donne a dover rinunciare al lavoro. Chiedo di fare una campagna elettorale su queste cose, sul diritto alla casa per esempio investendo per l’edilizia sociale, investendo sul fondo per l’affitto. La Spagna ha dimostrato di saper investire sulle comunità energetiche ottendo l’abbassamento delle bollette e riducendo l’inquinamento dell’aria. Sento parlare tanto di sostegno alle famiglie, di famiglie non ce ne è soltanto una, tradizionale, di cui loro tanto parlano ma non sembrano averla».

Il messaggio pacifista: «L’Italia ripudia la guerra, fermate la guerra illegale di Trump: palestinesi e israeliani hanno diritto di vivere in pace e in sicurezza». Il sostegno finale: «Di Gianluca apprezzo il suo essere libero, senza conflitti di interessi. La destra in questi anni ha soffiato sulle paure delle persone senza portare soluzioni, li possiamo battere sul terreno della speranza, oggi è la destra a far paura portando guerre e incertezze sul tema del lavoro, della sanità pubblica. La ripartenza può arrivare soltanto dall’ascolto, noi siamo testardamente unitari. Ci sono persone che credono che il loro voto non faccia più la differenza, andate voi da quelle persone che non ci credono più».

Elly Schlein e Tittarelli con i rappresentanti delle sette liste
Sul palco infine i rappresentanti delle liste con Ninfa Contigiani che ha donato un ricordo della città alla Schlein in prossimità del suo compleanno, il prossimo 4 maggio.

Angelo Sciapichetti, Matteo Ricci e Leonardo Catena









Romano Carancini e Matteo Ricci










































Dovete solamente vergognarvi.
Brutta come la fame!
E’ veramente incredibile come siamo ridotti: i simpatici signori Romagnoli e Traini limitano le proprie alte capacità nel fare body shaming (deve vergognarsi, quanto è brutta), altri restano più o meno sul tema criticando la persona, con quali elementi poi rimane difficile da capire; ci fosse uno, dico UNO che contesta argomentando dove e perchè la persona o ciò che rappresenta stanno sbagliando; penso che se questo è il pensiero profondo oppure il massimo che si è in grado di esprimere siamo messi veramente male, anche al di la del credo politico. Auguri!!
Non si può accettare che un normale evento di campagna elettorale venga commentato così:
DOVETE SOLAMENTE VERGOGNARVI
di cosa e perché vorrei sapere !
BRUTTA COME LA FAME
di certo non tutti posso essere belli come l’adone che ha espresso questo commento !
Forse il moderatore della testata dovrebbe essere in po’ più severo con chi esagera con la tastiera …
ma il personaggio che farà spostare gli ecquilibri per Titta sarà MASCHERINA
Ode agli intellettuali di sinistra rimasti indietro
Nel tempo della Tecnica che tutto divora,
dove il Numero regna e l’Efficienza è dio,
essi restano, solenni e sgomenti,
sulla riva di un fiume che ha cambiato corso.
Un tempo furono profeti del domani,
bandiere rosse contro il cielo di fabbrica,
ma la fabbrica è divenuta nube di dati,
e il proletario ha preferito lo schermo
al collettivo. Ora parlano ancora di lotta di classe
mentre la classe si è dissolta nell’algoritmo.
Gridano contro il capitale
mentre il capitale è diventato invisibile,
fluisce in fibre ottiche, si moltiplica in server
e ride della loro indignazione rituale.
Hanno creduto che la Storia fosse loro alleata,
dialettica fedele, progresso garantito.
Ma la Storia, ubriaca di velocità,
ha preso un’altra strada:
non più verso l’emancipazione dell’uomo,
bensì verso l’emancipazione dell’uomo dall’uomo.
Sono rimasti indietro,
non per viltà, ma per fedeltà a un idolo morto.
Continuano a invocare la Rivoluzione
in un mondo che ha sostituito la Rivoluzione
con l’Aggiornamento.
Le loro parole sono ancora belle,
taglienti come lame del ’68,
ma la lama taglia l’aria,
perché il nemico ha cambiato sostanza:
non è più il borghese col cilindro,
è il sistema che rende borghesi anche i suoi critici.
O intellettuali di sinistra,
sacerdoti senza tempio,
custodi di un marxismo che il mondo
ha reso innocuo trasformandolo in morale,
in buoni sentimenti, in retorica da social,
in indignazione redditizia.
Mentre voi parlate di alienazione,
l’uomo si è alienato volentieri
e paga l’abbonamento.
Mentre voi denunciate lo sfruttamento,
lo sfruttamento si è fatto dolce,
personalizzato, gamificato,
e l’uomo ringrazia per la catena
se la catena è comoda e luccica.
Voi siete i nuovi reazionari,
non perché amiate il passato,
ma perché restate aggrappati
a una diagnosi che la realtà
ha superato accelerando.
E in questo tempo senza centro,
la vera eresia non è più la destra,
ma chi ancora crede
che le parole possano fermare la Tecnica
quando la Tecnica è diventata la nuova lingua
del mondo.
Nel crepuscolo dell’età del capitale trionfante,
dove la merce è divenuta mondo e il mondo merce assoluta,
coloro che sono rimasti irrimediabilmente indietro
sono proprio gli intellettuali di sinistra.
Essi, che un tempo si illusero di essere la coscienza critica della classe,
hanno abdicato al loro compito storico
per trasformarsi in cappellani laici del Nichilismo democratico.
Hanno scambiato la dialettica con la chiacchiera,
la lotta di classe con i diritti civili del capitale,
l’internazionalismo proletario con l’apologia dell’immigrazione utile al profitto.
Mentre il Capitale, nella sua astuzia hegeliana,
riusciva a farsi universale dissolvendo ogni universalità concreta,
essi applaudivano alla globalizzazione chiamandola “progresso”,
al mercato unico chiamandolo “libertà”,
alla distruzione delle sovranità popolari chiamandola “lotta contro i populismi”.
Sono rimasti indietro perché hanno tradito Marx
nel momento stesso in cui pretendevano di aggiornarlo.
Hanno sostituito l’ontologia della totalità con la sociologia delle differenze,
la critica dell’economia politica con la predicazione etica dei buoni sentimenti,
la rivoluzione con l’inclusione.
Il loro marxismo è diventato un moralismo da borghesia radicale:
più si inginocchiano davanti al feticcio del Progresso e dei Diritti Umani,
più si illudono di essere ancora rivoluzionari.
Hanno trasformato la filosofia della prassi in una prassi senza filosofia,
ridotta a gesticolazione identitaria e a polizia del linguaggio. Mentre la classe operaia veniva smantellata, dislocata, precarizzata
e ridotta a riserva industriale dell’umanità superflua,
essi erano occupati a de-costruire il genere, a celebrare il migrante come nuovo soggetto rivoluzionario,
a combattere il fantasma del “fascismo” eterno
per non vedere il totalitarismo morbido del capitale realmente esistente.
O miseri epigoni,
avete abbandonato l’universalismo concreto della classe
per l’universalismo astratto del mercato e dei diritti borghesi.
Avete preferito essere la “sinistra del capitale”
piuttosto che riconoscere la sconfitta storica del movimento operaio.
La Storia vi ha sorpassati da destra,
non perché la destra fosse più intelligente,
ma perché voi avete rinunciato a pensare
l’essere sociale nella sua totalità contraddittoria.
Avete preferito la superficie culturalista alla profondità dialettica.
E ora restate lì,
reliquie di un Novecento che non vuole morire nella vostra testa,
a ripetere formule vuote davanti al trionfo del plusvalore assoluto.
La vostra retroguardia è tragica:
non perché siate malvagi,
ma perché siete stati capaci di tradire
la cosa più sacra che avevate – la possibilità di una critica radicale del presente –
in cambio di un posto al tavolo dei vincitori
e di qualche applauso nei salotti della sinistra radical-chic.
Il tempo della verità è spietato.
Coloro che dovevano essere all’avanguardia
sono diventati la retroguardia impotente
di un mondo che non hanno saputo né comprendere né combattere.
E questa, compagni,
è la vera fine della Storia:
non quella annunciata da Fukuyama,
ma quella realizzata dalla capitolazione della Sinistra.
Non è bello quel che è bello ma che bello, che bello, che bello!
(Nino Frassica)
Mah, il diritto alla casa non è un diritto autonomo, fa parte del diritto al lavoro. Anche perché è a volte, se non spesso, associato con l’occupazione delle case e con la morosità locatizia.
Quante frasi fatte, quanta fuffa, la rava e la fava. Più diritti di qua, più diritti di là, poi i diritti li danno in primis agli extracomunitari su tutti i fronti, mentre gli italiani che pagano nel momento del vero bisogno si vedono passare avanti tutta sta gente. E se qualcuno prova semplicemente a dire le cose come stanno… non sia mai, è un fascista.
Ci sono persone tutt’altro che fasciste, persone che si fidavano e che vi hanno lasciato dopo aver visto lo scempio dell’Italia. Una Italia dove si è parlato di ius soli e altri ius che ogni tanto sbucano, nel frattempo ogni santo giorno qualcuno viene ammazzato da questi maranza di 2ª generazione destinatari degli ius che non hanno rispetto per nulla, non vogliono integrarsi, vogliono diritti e parlano solo la lingua della prepotenza. La sinistra si è giocata i consensi persi e se li continua a giocare innanzitutto su questi temi.
Quando parlano di “diritti” c’è da tremare.
Ai censori di turno dico che trovo giusto che ognuno possa sfogare i propri sentimenti con le parole di cui è capace. A me per esempio, qui su CM, c’è chi dà abitualmente del cerebroleso o del paranoico da anni, ed io non sono morto per questo (anzi mi diverto), anche se interventi dei censori della brutta parola, se è rivolta a me, ce ne sono stati assai pochi.
Quanta negatività e becerume , troppa filosofia in questi interventi….alle comunali come alle provinciali più di sempre contano gli uomini ,meno i partiti.
Tittarelli, mi sembra una persona più che giusta, la sua esperienza di dirigente come è spiegato bene nell’ articolo lo ha formato per essere in grado di condurre una città. Il suo lavoro si è sviluppato sugli equilibri gestionali con il finale dell’ utile a differenza del ” padrone ” che fa utile a tutti i costi con ogni mezzo la differenza è abissale.. Oggi serve questo tipo di politica ” del dirigente ” ad ampio coinvolgimento, la priorità è ripristinare gli equilibri venuti meno con le strutture necessarie, quelle che servono, le basi morali sono state smantellate, bisogna ripristinare da lì, dall’ abc di responsabilità che un sindaco deve avere e rispettare le regole della gestione con il bisogno dei cittadini….il resto è mercanteggiare al ribasso.
Ecco, han suonato. Il passo si fa lieve
verso la soglia che divide e unisce,
dove l’essere e il nulla si sfiorano in un guizzo
e l’aspettare è già l’evento stesso.
Non c’è nessuno. Il vuoto è la risposta,
eppure è Lui, l’Innominabile che passa
senza varcare, l’ospite che non entra
perché la porta sia per sempre aperta.
Non serve che discenda nella carne
il dio che abita l’assenza e la chiama;
basta il tremito, il gesto che si dona
al possibile che non sarà mai dato.
Assurda, malinconica, bellissima
possibilità: tenerla spalancata
è l’unico modo di averlo già incontrato.
Comunque l’incontro ravvicinato tra la sinistra che non c’è più ed una provincia dove la sinistra non c’è mai stata regala sempre capolavori di surrealismo inarrivabili altrove.
…Beata ipocrisia che mi racconti,
che anche i duri e puri d’ideali,
appena trovan pieni i propri conti,
non trovin motivazion certo leali;
ch’è giusto sì lottar per popolo oppresso,
ma senza la pur forza del potere,
padron ci fa sì facilmente fesso,
e allor di soldi a coprir nostro sedere;
peccato ch’el seder sempre più scelto,
non sia mai del pur onesto ‘sgobbatore’,
ma di chi lotta perché è il più svelto,
e se perdiam è colpa del ‘fattore’… m.g.
Scherzavo, nel commento 14, lo so che Macerata fu anche capitale della lotta di classe.
Basta solo leggere i commenti per capire a quale punto di bassezza sono capaci di arrivare certe persone. Le critiche che non trattano mai uno o più argomenti inerenti i problemi della nostra città, ma solo insulti legati all’aspetto o agli stereotipi che da sempre vengono usati per delegittimare le persone che pensano che i conservatori sono un male per la democrazia. L’ignoranza e l’arroganza usate come armi per la propaganda. Ecco chi si dovebbe vergognare davvero, ma purtroppo non riescono a capirlo.