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“Macerata granne”, Tittarelli ci sta:
«Proposta da attenzionare,
Unimc ha le carte per guidare il processo»

DIARIO ELETTORALE - Il candidato sindaco del centrosinistra apre alla proposta del consigliere treiese Augusto Pellegrini: «Idea che trova rispondenze in tanti aspetti del nostro programma. Fusione tra comuni difficile, ma sul resto si può e deve ragionare». Il Movimento 5 Stelle con Roberto Spedaletti e Roberto Cherubini rimarca il fatto di avere una lista a maggioranza femminile: «Non solo una questione numerica, è un cambio culturale». Mattia Orioli e Federico Valori del Terzo polo mettono nel mirino la sanità: «Serve un servizio di supporto per le prenotazioni per gli anziani. E sul nuovo ospedale si apra a un accordo pubblico-privato»

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Gianluca Tittarelli, candidato sindaco del centrosinistra

«La proposta avanzata da Augusto Pellegrini merita attenzione e rispetto. Non è un’idea velleitaria: contiene analisi concrete, numeri verificabili e, soprattutto, una visione di sviluppo per il territorio maceratese, che tocca temi che ci stanno molto a cuore.» È questo il commento di Gianluca Tittarelli, candidato sindaco della coalizione di centrosinistra, all’articolo, pubblicato ieri da Cronache Maceratesi, in cui il consigliere comunale di Treia Augusto Pellegrini illustra il suo progetto di “Macerata granne”: una federazione di Comuni capace di superare la soglia dei 100mila abitanti, sbloccare 170 milioni di trasferimenti statali aggiuntivi e costruire un polo tecnologico delle scienze medicali, collegato al Cnr e a un’Unimc potenziata con una facoltà di medicina.

«Quello che trovo particolarmente interessante – commenta Gianluca Tittarelli – è la convergenza con alcuni pilastri del nostro programma. Attrarre giovani talenti, dare a chi si forma qui la possibilità di restare e lavorare qui, nel proprio territorio: è esattamente la sfida che Macerata deve avere il coraggio di raccogliere. Un polo di eccellenza medica e tecnologica di livello nazionale andrebbe proprio in questa direzione.»

Tittarelli sottolinea anche la valenza competitiva della proposta sul piano universitario: «Unimc ha le carte in regola per guidare un processo di questo tipo. Sarebbe anche una risposta concreta, sul piano dell’offerta formativa e della ricerca, alle sfide che arrivano da altri atenei privati che si stanno affacciando sul nostro territorio» Un altro elemento che Tittarelli considera strategico riguarda il tessuto produttivo e innovativo della città: «Il nostro territorio è già ricco di start up, piccoli centri di ricerca, hub di informatica e tecnologia. Spesso lo dimentichiamo, o peggio lo diamo per scontato. Un polo delle scienze medicali con la presenza del Cnr potrebbe essere l’elemento catalizzatore capace di valorizzare tutto questo ecosistema, moltiplicandone le ricadute economiche e occupazionali».

Non manca un riferimento alle criticità del sistema sanitario locale: «C’è un tema che non possiamo continuare a ignorare: la Regione Marche ha mostrato troppo a lungo silenzio e immobilismo sul fabbisogno di personale medico, in particolare nei reparti dell’ospedale di Macerata. Una proposta come questa, se sviluppata, potrebbe rappresentare una risposta strutturale a un problema che oggi pesa concretamente sulla vita dei cittadini».

Tittarelli chiude con una valutazione di metodo, senza sbilanciarsi sui meccanismi più complessi della proposta: «Sulla fusione dei Comuni, come su altri strumenti amministrativi specifici, ci sono complessità reali, che richiedono approfondimento e confronto: è un percorso lungo e non privo di ostacoli. Ma questo non toglie valore all’impostazione generale. Anzi, ci auguriamo che la campagna elettorale in corso diventi l’occasione per aprire un dibattito serio su questi temi, con la partecipazione di tutti gli attori del territorio. Proposte come quella di Pellegrini vanno nella direzione giusta».

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Roberto Spedaletti e Roberto Cherubini (Movimento 5 Stelle)

Restando nella coalizione di centrosinistra, i consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle Roberto Spedaletti e Roberto Cherubini rimarcano con orgoglio il fatto di essere riusciti a comporre una lista con prevalenza femminile. «E’ la prima volta e non si tratta soltanto di un risultato numerico, ma di un segnale culturale e politico importante, che apre uno spiraglio su un possibile rinnovamento della partecipazione democratica – evidenziano i due – per troppo tempo la politica locale e nazionale è stata dominata da una presenza maschile predominante. Questo squilibrio non è solo una questione di rappresentanza, ma anche di visione. Le esperienze, le sensibilità e le priorità che uomini e donne portano nella vita pubblica possono essere diverse e complementari. Escludere o limitare una di queste componenti significa impoverire il dibattito e, di conseguenza, le soluzioni. Le donne, storicamente più coinvolte nei contesti sociali, educativi e di cura, hanno spesso dimostrato una particolare attenzione verso temi come il welfare, la scuola, la sanità, l’inclusione e la sostenibilità. Non si tratta di stereotipi, ma di esperienze concrete maturate nella quotidianità, che possono tradursi in una politica più attenta ai bisogni reali delle persone. Non è un punto di arrivo, ma un inizio. Un segnale che può e deve essere raccolto da tutta la comunità politica, nella consapevolezza che una democrazia più equilibrata e inclusiva è anche una democrazia più forte. Se la politica vuole tornare ad essere credibile e rispettata, deve aprirsi davvero, accogliere differenze e valorizzarle. Le donne non sono una quota da riempire, ma una risorsa imprescindibile per costruire un futuro più giusto, umano e condiviso».

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Mattia Orioli, candidato sindaco del Terzo polo

Il Terzo polo, la coalizione che sostiene la candidatura a sindaco di Mattia Orioli, mette invece nel mirino la sanità. «Chiunque abbia avuto bisogno di una visita o si sia recato al pronto soccorso negli ultimi mesi conosce bene la situazione: attese lunghe, difficoltà a prenotare, percorsi spesso poco chiari – dicono Mattia Orioli e Federico Valori di Azione – non è un problema isolato, ma un disagio sempre più diffuso che riguarda tante famiglie del territorio. Oggi il punto non è solo avere più risorse, ma riuscire a dare risposte concrete e nei tempi giusti ai cittadini. Il tema non è soltanto quanto il sistema possa offrire, ma quanto riesca davvero a funzionare nella pratica quotidiana. Dire che servono più medici è corretto, ma non basta. Il problema è anche organizzativo: troppi accessi, difficoltà nei ricoveri, pazienti che restano a lungo in attesa. Spesso il pronto soccorso diventa l’unico punto di riferimento, anche per situazioni che potrebbero trovare risposta altrove, aumentando la pressione su una struttura già in difficoltà. Serve un coordinamento stabile tra tutti i livelli del sistema per migliorare i percorsi e ridurre le criticità. Ma serve anche che il Comune abbia un ruolo più attivo: non nella gestione diretta della sanità, che resta competenza regionale, ma come portavoce concreto dei bisogni dei cittadini nei confronti dell’Ast e della Regione, portando dati, criticità reali e richieste chiare».

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Federico Valori (Azione)

Altro tema centrale è quello delle liste d’attesa. «Oggi capita spesso che una prestazione venga “presa in carico” senza una data precisa – proseguono Orioli e Valori – questo crea incertezza e sfiducia. La presa in carico deve significare sapere quando si farà l’esame, non entrare in un’attesa indefinita. Infine, la difficoltà concreta di accesso ai servizi. Molti cittadini, soprattutto anziani, fanno fatica a orientarsi tra numeri, procedure e richieste. Tra Cup, richiami, impegnative e canali diversi, il percorso può diventare complesso anche per chi è abituato a muoversi con facilità. È proprio qui che il Comune può intervenire in modo concreto, anche con strumenti semplici e sostenibili: un servizio di supporto alle prenotazioni, un aiuto pratico per accompagnare le persone più fragili nelle procedure sanitarie, forme di facilitazione nei trasporti per chi ha difficoltà a raggiungere le strutture. Anche interventi di questo tipo, a basso costo, possono avere un impatto reale e immediato sulla vita delle persone.

Infine, il futuro dell’ospedale di Macerata, in cui la riflessione parte dal monito, lanciato dal candidato sindaco Giordano Ripa a Cronache Maceratesi, sul fatto che la più ottimistica delle previsioni per la realizzazione della nuova struttura guardi ad almeno 7-8 anni. «Ad oggi dei 250 milioni previsti per la realizzazione delle sole mura sono disponibili solo 140 milioni e la fine del Pnrr e le ristrettezze di lunga durata provocate dalla inopinata guerra del Golfo non consentiranno certo adeguate disponibilità finanziarie pubbliche – concludono i due – inoltre, il progetto di massima dell’ospedale non è ancora stato elaborato dalla società incaricata e di questo passo dobbiamo aspettarci che l’ospedale si inizi in tempi lunghissimi e senza alcuna sicurezza di poterlo terminare: una situazione del genere è intollerabile e noi del Terzo polo riteniamo che si debba tornare a parlare di collaborazione tra pubblico e privato».

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