Evasione, il 67% dal lavoro autonomo.
Una piccola impresa ha il 3 percento
di possibilità di essere controllata
MACERATA - Il progetto Tec, che vede Unimc collaborare con le università di Urbino e Catania, ha analizzato i dati dell'economia sommersa italiana. «Mancato gettito, concorrenza sleale, disequilibrio del sistema contributivo: i rischi sono altissimi»

Il rettore John McCourt
In un Paese dove l’economia sommersa legata all’evasione fiscale supera i 170 miliardi di euro l’anno e la corruzione continua a frenare lo sviluppo del sistema produttivo, minando la fiducia nelle istituzioni, è sempre più necessario individuare strumenti efficaci per contrastare questi fenomeni e promuovere la cultura della legalità.
È questo l’obiettivo di “Tec – Tax Evasion and Corruption: theoretical models and empirical studies. A quantitative-based approach for the Italian case”, il progetto di ricerca sviluppato dal Dipartimento di economia e diritto dell’Università degli Studi di Macerata, insieme alle università di Catania e di Urbino.

Elisabetta Michetti, coordinatrice del progetto
Lo studio è finanziato dal ministero dell’Università e della ricerca nell’ambito del bando Prin 2022 (Progetti di rilevante interesse nazionale). I risultati, che saranno raccolti in un volume pubblicato dalla casa editrice Springer, sono stati illustrati dalla coordinatrice Elisabetta Michetti durante un convegno che si è tenuto a Unimc.
L’incontro, molto partecipato, ha riunito esponenti di rilievo del mondo istituzionale, universitario e associativo.
«Evasione fiscale e corruzione non producono soltanto un mancato gettito per le casse pubbliche, ma generano effetti più ampi: compromettono la concorrenza tra imprese e l’equilibrio del sistema contributivo e colpiscono anche i diritti di chi lavora in condizioni irregolari», spiega Michetti.
In Italia, l’evasione sui redditi da lavoro autonomo rappresenta circa il 67% del totale. Inoltre, negli ultimi anni, strumenti come la fatturazione elettronica e la diffusione dei pagamenti digitali hanno contribuito a ridurre l’evasione dell’Iva, anche se il loro utilizzo resta inferiore rispetto ad altre nazioni europee.
Nel nostro Paese, infatti, si continua a fare ampio ricorso al contante, una condizione che può favorire i pagamenti in nero. Anche sul fronte della corruzione il quadro resta critico: secondo il Corruption Perceptions Index 2021, l’Italia si colloca al 17° posto su 27 Paesi dell’Unione Europea. In questo contesto assume particolare rilievo anche il tema dei controlli, che secondo un recente studio rappresentano un nodo delicato: le micro e piccole imprese hanno infatti solo il 3% di probabilità di essere sottoposte a verifiche, contro il 14% delle medie e il 32% delle grandi. Una differenza che può alimentare quella che i ricercatori definiscono una “trappola dimensionale” spingendo alcune realtà a non investire nella crescita per non farsi intercettare. Una criticità che risulta particolarmente significativa in regioni come le Marche, dove il tessuto produttivo è composto prevalentemente da aziende di piccole dimensioni.

A partire da queste evidenze, Tec ha individuato diverse strategie di contrasto, sottolineando l’importanza di controlli più mirati e di soluzioni poco invasive ma efficaci. Tra questi rientrano le “nudging letters”, avvisi capaci di incentivare l’adempimento, e metodologie statistiche innovative come la Legge di Benford applicata ai bilanci aziendali per individuare possibili anomalie contabili. «Accanto agli strumenti tecnici – aggiunge Michetti – resta decisiva anche la dimensione culturale: evadere significa spesso dimenticare che lo Stato siamo tutti noi e che le conseguenze ricadono sulle generazioni future. Per questo rafforzare il senso civico e la fiducia nei servizi pubblici è essenziale per promuovere, nel medio-lungo periodo, comportamenti più orientati alla legalità e alla responsabilità collettiva».

Al convegno, oltre al rettore di Unimc John McCourt e alla direttrice del Dipartimento di economia e diritto Elena Cedrola, sono intervenuti Vincenzo Carbone, direttore dell’Agenzia delle Entrate, Maria Teresa Monteduro, direttrice della Direzione studi e ricerche economico-fiscali del Ministero dell’economia e delle finanze, Fabrizio Sbicca, dirigente dell’Autorità nazionale anticorruzione, Gustavo Piga dell’Università di Tor Vergata e Paolo Liberati dell’Università Roma Tre. Presenti anche numerosi stakeholders del territorio: l’associazione Libera, l’Ordine dei dottori commercialisti, Cgil e Guardia di finanza. A moderare i lavori è stata Emma Galli, direttrice del Dipartimento di scienze sociali ed economiche della Sapienza Università di Roma.

Tocca leggere pure l’accorato elogio della piccola impresa evaditrice. Sinceramente credevo di aver letto tutto e invece…
Deve essere una bella soddisfazione evadere le tasse che servirebbero ad ingrassare tutti i parassiti che ci lucrano sopra. Solo che diventa paradosso quando ci si ingrassa anche l’ermafrodito governativo che dice di non pagarle.