Liceo Classico, docenti contro la Provincia:
«Squartabue non è la soluzione»

RECANATI - Sono 99 gli insegnanti dell'istituto che hanno sottoscritto un documento unitario nel quale indicano la loro posizione per risolvere la questione della mancanza di spazi. Il sindaco Antonio Bravi rincara la dose contro l'ente guidato da Sandro Parcaroli: «Dispiace rilevare una contraddizione che, partendo dalla dichiarazione di volontà di farsi parte attiva nella difesa della scuola e di chi la frequenta, conclude invece con illazioni meramente politiche, del tutto infondate»

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Palazzo Venieri

Continua il muro contro muro sulla situazione della mancanza di spazi per il liceo classico Leopardi. Ora a scendere in campo sono 99 docenti dell’istituto, che hanno firmato un documento unitario per far sentire la loro voce.

«Il Leopardi è un istituto prestigioso che, nel corso degli anni, è cresciuto e si è consolidato, diventando punto di riferimento non solo per la città in cui si trova, ma per un territorio ben più ampio – scrivono i docenti – un risultato frutto dell’impegno e della intesa tra istituzioni, Provincia e Comune, dirigenti scolastici, docenti, personale Ata e famiglie: una collaborazione vincente. Se la si vuole mantenere, nell’interesse di tutti, è bene che, come ha pubblicamente dichiarato Parcaroli, la Provincia, ente a cui fanno capo le competenze per le scuole superiori, abbia sempre come priorità quella di “lavorare per garantire agli studenti spazi adeguati e sicuri in cui studiare”. La necessità di avere spazi aggiuntivi per il nostro istituto non è nata l’altro giorno, ma di questa si è fatta carico la dirigente scolastica Annamaria Marcantonelli a cui esprimiamo la nostra solidarietà, già a partire dalla fine dello scorso anno. C’è stato un percorso articolato in diversi passaggi».

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Laura Sestili e Sandro Parcaroli

Gli insegnanti ricordando che lo scorso 7 luglio si è tenuta in Provincia una riunione a cui hanno partecipato, insieme alla Provincia e ai tecnici, anche rappresentanti del Comune e della scuola per definire la situazione. «Ne è scaturita una soluzione condivisa: utilizzare la palazzina ex Agenzia delle Entrate, ritenuta la più funzionale in termini logisticicontinuano – l’unica altra soluzione proposta dalla Provincia riguardava l’utilizzo di alcuni spazi dell’Iis Bonifazi, risultati però del tutto insufficienti. Tutto, dunque, sembrava andare per il verso giusto, nella logica della collaborazione di cui abbiamo parlato, tanto che la Provincia aveva persino trasmesso una bozza di contratto di affitto ai privati proprietari dell’immobile. Ad inizio agosto, però, la Provincia ha comunicato che la soluzione dell’ex Agenzia delle Entrate non era praticabile per mancanza delle necessarie risorse economiche. A questo proposito, vogliamo sottolineare che la nostra dirigente non ha mai riferito alla Provincia che avrebbe autonomamente reperito gli spazi a Palazzo Venieri perché non voleva smembrare la scuola in più sedi. Al contrario, tutta l’interlocuzione è stata finalizzata alla richiesta di un’ulteriore sede. Si dice che non bisognava accettare gli iscritti: ma se la scuola è cresciuta vogliamo forse farla tornare indietro? E, poi: non accettare iscritti, avrebbe significato iniziare lo smantellamento di alcuni degli indirizzi in cui è articolato il liceo. E, poi, riorientare gli studenti verso altre scuole, pratica più semplice nelle città dove i licei si trovano a pochi chilometri di distanza l’uno dall’altro, nel nostro territorio significa obbligarli ad un percorso di almeno 20-25 chilometri. Si aggiunga che tutti i licei della provincia di Macerata hanno i medesimi problemi di capienza. In ogni caso, adesso quello che conta è trovare una soluzione, visto che la disponibilità della scuola media Patrizi, che ospita cinque nostre classi grazie al senso di responsabilità del dirigente, Ermanno Bracalente, e dell’impegno del Comune, si esaurisce a fine anno. E la soluzione non può essere la sede di Squartabue: non può accogliere il liceo, perché collocata in una posizione non idonea dal punto di vista logistico, in quanto lontana 6-7 chilometri da Recanati, e non è servita dai trasporti pubblici. L’organizzazione di un servizio navetta da Recanati comporterebbe costi altissimi, aggiunti a quelli dell’affitto, sarebbero complessivamente superiori alla soluzione dell’ex Agenzia delle Entrate, e ridurrebbe l’orario scolastico della mattina, rendendo necessario recuperare il tempo scuola perduto, con gravi disagi per tutti, a partire dagli studenti. Confidiamo che la Provincia faccia tutto quanto necessario avendo come riferimento gli interessi degli studenti e della scuola».

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Antonio Bravi

Anche l’amministrazione comunale torna a mettere i puntini sulle i della situazione. «Va preso atto che la Provincia fruisce gratuitamente dell’immobile di Palazzo Venieri, di proprietà comunale, e che ci sono attualmente le carte in regola per formalizzare il passaggio di competenze in diritto d’uso in quanto il certificato per la prevenzione incendi è stato rinnovato e ha validità fino a marzo del 2024, ma poteva già essere attuato dal 2019 se la Provincia si fosse attivata, visto che l’immobile, dopo gli ingenti investimenti del Comune di Recanati, era pienamente a norma – ricorda il sindaco Antonio Bravi – d’altra parte il fatto di non essere proprietaria dell’immobile non esime la Provincia, competente a occuparsi delle scuole superiori, dal verificare ad ogni anno scolastico il rispetto di ogni norma di sicurezza, compresa la prevenzione incendi. Nel comunicato del 7 ottobre si ammette che la stessa Provincia, su sollecitazione della dirigente del liceo, si stava muovendo dalla fine di gennaio scorso per verificare la fattibilità dello spostamento di alcune classi all’Ipsia Bonifazi, nella sede distaccata di Santo Stefano a Recanati, o presso l’ex Agenzia delle Entrate di proprietà della società B & Effe Costruzioni S.R.L., tanto che tra il 7 marzo e il 7 luglio si sono susseguiti gli incontri e i sopralluoghi, in presenza di tutte le parti in causa, e uno scambio di email, tralasciando le molteplici telefonate e i contatti informali con il presidente Parcaroli, la delegata Sestili e i dirigenti provinciali, nel quale si andava affinando sia una forma di contratto economicamente sostenibile, sia il progetto di sistemazione dell’immobile in oggetto, per garantire l’ospitalità funzionale a una scuola organizzata in classi. Dal 7 luglio, giorno dell’ultima riunione in cui le parti avevano raggiunto il pieno accordo con l’individuazione di dettagli tecnici ed economici, anche alla presenza del legale e del commercialista della B & Effe, al 31 luglio la trattativa subisce una sospensione, fino ad arrivare alla data dell’1 agosto, in cui la Provincia comunica di non avere fondi sufficienti per coprire le spese necessarie, chiudendo in questo modo il negoziato».

L’esistenza della possibile soluzione presso l’edificio in zona Squartabue era da sempre sotto gli occhi di tutti, come sotto gli occhi di tutti e, in particolare del Comune, erano le difficoltà di realizzazione di una simile soluzione. «Infatti l’edificio, che ha ospitato temporaneamente le classi da poco rientrate nella scuola di San Vito, era stato opzionato a suo tempo, sotto pandemia, in quanto offriva spazi ampi tali da permettere la compresenza degli alunni in aula, ma con evidenti disagi per gli spostamenti, un aggravio economico consistente per il bilancio comunale, e la mancanza di una palestra – aggiunge Bravi, facendo eco alle notazioni dei docenti – elementi di criticità che sono stati accettati dalla dirigenza e dal corpo docente della scuola, nonché dalle famiglie, e a cui si è fatto fronte considerata la provvisorietà della soluzione e il particolare momento in cui era stata presa. L’eventuale soluzione dell’edificio sito in zona Squartabue, considerate le differenze tra una scuola dell’obbligo come nella fase in cui la soluzione è stata adottata dal nostro Comune, e una scuola superiore di secondo grado, sono numerose. Innanzitutto va considerato il bacino di utenza che è solo in parte comunale e che raccoglie studenti e studentesse da diversi Comuni limitrofi, che si spostano tramite il trasporto pubblico. Appare difficile pensare che diversi autobus di linea modifichino i percorsi per fare una tappa che permetta ai giovani passeggeri di essere lasciati nei pressi della scuola, sarebbe sicuramente necessaria una navetta con costi enormi. Inoltre coordinare gli orari di entrata e di uscita delle scuole site nella parte centrale del Comune di Recanati con quella che potrebbe essere collocata in zona Squartabue, oltre che operazione complessa di sincronizzazione, potrebbe incidere sull’orario di frequenza. Queste considerazioni, condivise con la dirigenza della scuola, e frutto dell’esperienza, hanno fatto ritenere fin da subito, alla stessa Provincia, poco praticabile per il liceo la soluzione dello spostamento in zona Squartabue, e più funzionale sotto diversi profili quello nell’edificio dell’ex Agenzia delle Entrate. Questa soluzione appare tuttora a nostro avviso la più praticabile essendo la zona già servita dagli autobus pubblici, con palestre e campi sportivi a poca distanza, con possibilità di facile collegamento con le altre sedi, che possono essere raggiunte anche a piedi, per gli spostamenti dei docenti».

Intanto però il tempo passa e il 31 dicembre l’accordo con la scuola Patrizi di via Aldo Moro scadrà definitivamente. «Dispiace rilevare una contraddizione che, partendo dalla dichiarazione di volontà di farsi parte attiva nella difesa della scuola e di chi la frequenta, conclude invece con illazioni meramente politiche, peraltro del tutto infondate – finisce Bravi – ciononostante, restiamo disponibili a portare avanti le proposte di soluzione e a realizzarle, qualora fosse necessario il nostro apporto, come d’altro canto abbiamo dimostrato in tutti questi mesi, nella consapevolezza di ricoprire ruoli istituzionali importanti che dovrebbero essere capaci di andare oltre i diversi posizionamenti politici».

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