La Venere di Botticelli come influencer?
«Idea giusta, poi tanta improvvisazione»
E Camerino in tedesco diventa ‘guardaroba’
L'ANALISI della filosofa Lucrezia Ercoli che nel suo libro su Chiara Ferragni del 2020 aveva utilizzato la stessa immagine in copertina. Anche gli errori di traduzione dell'intelligenza artificiale nel mirino per la campagna di promozione turistica dell'Italia da 9 milioni che ha suscitato molte polemiche

La copertina del libro di Lucrezia Ercoli su Chiara Ferragni
di Francesca Marsili
«Rispetto alla polemica che vede nella Venere in veste di influencer una mercificazione dell’opera d’arte resto tiepida. In realtà ci sono mille esempi precedenti dove la storia dell’arte del ‘900 ha profanato le opere aprendo il museo ad altre incursioni proprio per non renderlo un luogo sacro e quindi per pochi. Ciò che invece noto è una certa sciatteria stilistica nella realizzazione della campagna dove il dominio non è stato registrato, gli shooting non sono originali e alcune immagini girate in Slovenia. Indubbiamente non all’altezza della sfida internazionale». È ciò che pensa Lucrezia Ercoli, direttrice artistica di Popsophia, in relazione alla scelta del Ministero del Turismo di utilizzare una versione 2.0, come influencer, della Venere di Botticelli per la promozione turistica delle bellezze d’Italia “Open to Meraviglia”. Da giorni, l’operazione costata 9 milioni di euro, continua ad attirare critiche e commenti feroci anche e soprattutto per quella che la stessa Ercoli, esclusivamente nel modo in cui è stata realizzata, definisce una campagna all’italiana fatta in modo «improvvisato e approssimativo».

Il post di Selvaggia Lucarelli
Approssimazioni che non sono sfuggite all’occhio e alla penna di Selvaggia Lucarelli che, in un suo articolo su Il Fatto Quotidiano, ha evidenziato come il ministero abbia affidato la traduzione dei testi ad una società leader nell’intelligenza artificiale che dovrebbe fornire “un servizio di traduzione automatizzata di notizie e informazioni pubblicate sul portale del Ministero del Turismo con servizi professionali per garantirne la massima qualità”. Ed ecco che l’intelligenza artificiale traduce in tedesco la città’ di Fermo in “Stillstand“ e la ducale Camerino diventa un improbabile “Gardarobe” cioè camerino/guardaroba. «Che voglio dire – scrive la Lucarelli – non incoraggia particolarmente il turismo nelle Marche, visto che l’idea di passare una settimana in un guardaroba non credo entusiasmi nessuno».
Messa in controluce, la campagna “Open to Meraviglia”, sembra ricalcare l’operazione realizzata da Chiara Ferragni nel 2020 quando l’influencer da 20 milioni di followers aveva postato una sua foto proprio davanti al dipinto del Botticelli col risultato che le Gallerie degli Uffizi hanno registrato un +24% di presenze rispetto al weekend precedente. Un nuovo modo di comunicare di cui parla proprio Lucrezia Ercoli nel suo saggio “Chiara Ferragni. Filosofia di una influencer”, pubblicato nel 2020, dove sulla copertina è impresso il viso della Venere del Botticelli. Un contrasto e una similitudine che oggi sta sul pezzo più che mai.
«Nel libro facevo una riflessione sulla figura dell’influencer rappresentata da Chiara Ferragni a partire da quella campagna pubblicitaria utilizzata dagli Uffizi dove il museo ha paragonato la Venere come una bellezza che utilizzava la moda del suo tempo a Chiara Ferragni, icona della moda contemporanea legata ai social e al marketing. Volenti o nolenti – aggiunge – la Venere è un’icona non solo della storia dell’arte e della bellezza, ma anche rappresentativa di un immaginario e la pubblicità va a colpire proprio l’immaginario. Dopo la Ferragni tantissime altri hanno fatto campagne nei musei; fino a quello tattile Omero di Ancona con “L’estetista cinica” che ha portato grande visibilità. Il fatto che le campagne pubblicitarie debbano interagire con i linguaggi dei social e dello sharing non è una cosa inventata oggi. È una realtà, non c’è più solo il linguaggio delle pubblicità tradizionali che deve arrivare ad una élite e poi non essere efficace».

Lucrezia Ercoli
Ecco perché Lucrezia Ercoli crede che nella campagna, tanto discussa, l’idea dell’influencer che non promuove solo consumi, ma influenza anche comportamenti, meglio se legati alla cultura, è vincente. Per la direttrice di Popsophia e docente di Storia dello spettacolo all’Accademia di Belle arti di Bologna il problema è un altro: la realizzazione lascia a desiderare. «Progetto una campagna e so che questa, proprio perché costa tantissimo, sarà analizzata al microscopio soprattutto nel contesto italiano. Prima di lanciarla devo fare tutto come si deve, ad esempio prenotando il sito e acquistando il dominio. In questo senso le polemiche sono giuste – ribadisce -. Il risultato è che è la solita campagna all’italiana fatta di improvvisazione. Lo scandalo per la Venere digital influencer, invece, lo trovo opinabile. Posso dire che poteva essere fatta meglio o peggio, ma l’idea è giusta, perché le nazioni si presentano all’estero con i miti che si costruìscono negli anni e che vanno, di volta in volta, ripresi. La campagna può giustamente lasciarci critici, ma non perché usare la Venere è un sacrilegio, è il marketing che va fatto bene».
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Chi è Chiara Ferragni?
Scrivono anche dall’Australia? E quindi?
Ci sarebbe da ridere, se non stessimo parlando di nostri soldi, pure tanti, affidati a gente incapace e ignorante e pure arrogante. Fanno la bella vita alla faccia nostra e se li critichi si risentono pure. Stiamo messi proprio male.
In realtà la campagna ha funzionato e sta funzionando perché è da una settimana che si parla solo di questo,
quindi il suo effetto l’ha ottenuto